Dal Cambriano il “verme” che sembra uscito da Star Wars

Svelato l'aspetto del Pambdelurion whittingtoni, un misterioso invertebrato preistorico con dodici zampe e altrettante coppie di "alette"

Nel Cambriano vi fu un’escalation di biodiversità e di configurazioni corporee, in parte guidate dalla comparsa della predazione. Crediti immagine: Bob Nicholls – Palaeocreations

SCOPERTE – Finalmente sappiamo quale fosse l’aspetto di uno degli animali più antichi e misteriosi della preistoria, uno dei precursori degli artropodi. Gli ultimissimi ritrovamenti avvenuti a Sirius Passet, nel nordest della Groenlandia, hanno risolto un mistero che ha dato grattacapi alla comunità scientifica per anni.

Descritto sulla rivista Paleontology, il Pambdelurion whittingtoni sembrava un verme lungo un metro con le branchie, munito di dodici zampe e con altrettante coppie di alette (o lobi) che gli sporgevano dai fianchi. Dalla testa – priva di occhi – partivano due appendici spinose che raccoglievano le prede da portare alla bocca. Quest’ultima era sostanzialmente un cono rivolto verso l’interno, costellato da denti faringei disposti su tre anelli.

“La bocca è un ritratto sputato del Sarlacc di Star Wars” riassume efficacemente il dottor Jakob Vinther in un comunicato ufficiale, riferendosi al mostro del Ritorno dello Jedi, sesto episodio della celebre saga cinematografica. Identica quindi a quella di Omnidens, verme priapulide del Cambriano inizialmente scambiato per l’apparato boccale di Parapeytoia, dinocaride radiodonte assai simile al ben noto Anomalocaris.

A lungo si era pensato che il suddetto apparato si fosse evoluto proprio in Anomalocaris, altri sostenevano che provenisse dai priapulidi, ma ora gli studi opera di scienziati dell’Università di Bristol e del Natural History Museum di Londra indicano che l’origine sia da ricercarsi in Pambdelurion.

“Questo risolve un mistero per le affinità di questa bocca gigante e dimostra che le due precedenti ipotesi – se la bocca appartenga ad Anomalocaris o a un priapulide – non sono esattamente giuste, ma neanche del tutto sbagliate” sottolinea Vinther. Infatti prove molecolari dimostrano che gli artropodi sono strettamente imparentati ai nematodi, ai nematomorfi, ai chinorinchi e ai priapulidi.

Nel Cambriano vi fu un’escalation di biodiversità e di configurazioni corporee, che si pensa siano state in parte guidate dalla comparsa della predazione, strategia favorita dall’aumento di ossigeno. Questa avrebbe facilitato modalità di vita più attive e l’ingestione di grandi quantità di cibo. Furono i predatori come Pambdelurion e gli anomalocaridi – comunissimi all’epoca – gli organismi che alimentarono questa esplosione della vita.

“Quello che vediamo in questi antenati degli artropodi è lo stesso tipo di bocca dei priapulidi – fino ai dettagli degli anelli di denti e delle piastre – e sosteniamo che questa fosse presente nell’ultimo antenato comune” aggiunge Greg Edgecombe, co-autore dello studio. “Sembra che nessuno fosse al sicuro nel Cambriano. Non importava che tu vivessi nella colonna d’acqua o sul fondo del mare: c’era una grande, brutta bestia che ti avrebbe divorato”.

Leggi anche: Fu un fungo il primo colonizzatore della terraferma

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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