Xcycle, il progetto per aumentare la sicurezza dei ciclisti

L’indice di mortalità sulle due ruote è il doppio rispetto a quello degli automobilisti. Il progetto europeo Xcycle vuole sviluppare nuove tecnologie per tutelare i ciclisti urbani.

bicicletta

Xcyxle è un progetto finanziato dalla Commissione Europea per aumentare la sicurezza dei ciclisti. Crediti immagine: Public Domain

SPORTLAB – Pedalare sicuri è uno degli obiettivi di Xcycle, progetto finanziato all’interno di Horizon 2020 dalla Commissione Europea. Il progetto, coordinato da Luca Pietrantoni, docente di psicologia all’Università di Bologna, si focalizza sul rischio di incidenti legati alla mobilità ciclistica nei contesti urbani e vuole trovare soluzione innovative per aumentare la sicurezza dei ciclisti, spesso considerati utenti della strada di serie B. Si parlerà proprio di questo dal 2 al 4 novembre a Bologna alla ICSC2016, la Conferenza internazionale sulla sicurezza dei ciclisti, organizzata proprio del gruppo degli psicologi dell’Università di Bologna.

Secondo i dati del 2014, in Europa, si contano 2000 morti all’anno a causa di incidenti in bicicletta. In Italia, delle 18 000 persone coinvolte in incidenti, 273 sono quelle che vanno incontro a fatalità a 30 giorni dal sinistro. L’indice di mortalità, ovvero il numero di morti per 100 chilometri percorsi, è il doppio di quello relativo agli incidenti automobilistici, e le persone sottoposte a maggior rischio sono di sesso maschile e di età superiore ai 65 anni. Dal 2004 al 2013, si è registrato un calo del 30% della mortalità, ma dal 2010 la diminuzione corrisponde solo all’1%.

“È necessario trovare nuovi modi per ridurre la mortalità, e Xcycle sta andando proprio in questa direzione, forte anche della sua transdisciplinarità”, racconta a OggiScienza il coordinatore del progetto, Luca Pietrantoni. Il consorzio, infatti, è composto da vari partner, industriali e accademici, così come da partner che si occupano di infrastrutture, dal momento che la sicurezza dei ciclisti è legata anche al contesto ambientale. “La volontà è quella di porre al centro della ricerca l’utilizzatore, che può essere il ciclista, l’automobilista, il camionista oppure il pedone, e l’obiettivo è quello di fornirgli soluzioni tecnologiche per aumentare la sua sicurezza sulla strada”, continua Pietrantoni, che approfondisce il concetto in questo video.

I tassi di mortalità e i comportamenti sulla strada cambiano a seconda del Paese di riferimento. In Italia, per esempio, l’uso della bicicletta è inferiore ad altri Paesi europei e alcuni comportamenti, diversamente da quello che accade altrove, portano a un maggiore rischio di incidentalità. Proprio per questo motivo è importante disegnare le soluzioni tecnologiche sull’utilizzatore, e per farlo il gruppo coordinato da Pietrantoni sta mettendo a punto una serie di approcci per comprendere i fattori che possono portare un attore della strada ad adottare comportamenti sicuri o rischiosi, accettare o rifiutare alcune tecnologie o sistemi che possono avere un impatto sulla sicurezza.

Gli approcci della ricerca possono essere di diverso tipo. Quello osservazionale consente di studiare i comportamenti delle persone nel traffico reale e prende in considerazione anche le differenze culturali. Le simulazioni, invece, permettono di sviluppare tecnologie e di studiare l’impatto di queste sull’utente in contesti controllati. Ma l’approccio che si predilige è capace di ovviare ai limiti degli studi da simulatore ed è l’approccio naturalistico. Equipaggiando automobili e biciclette con strumentazioni che consentono di acquisire dati nel contesto reale (per questo l’approccio è definito naturalistico), si ottengono informazioni che in altro modo non sarebbero rilevabili.
Per aumentare la sicurezza dei ciclisti negli incroci, nelle svolte a destra e in altre situazioni di possibile pericolo, i partner ingegneristici del progetto Xcycle stanno sviluppando specifiche tecnologie, come sistemi di allarme da collocare all’interno di automobili e camion, telecamere di controllo a livello di incroci e dispositivi che comunicano al ciclista o all’automobilista il possibile pericolo. In questo scenario, il gruppo degli psicologi guidati da Pietrantoni valuta quanto queste tecnologie possano piacere all’utente e quanto siano efficaci. Ce ne ha parlato un suo collaboratore, Victor Marin Puchades.

Per apprezzare l’interazione tra le tecnologie sviluppate e il gradimento degli utenti, il progetto prevede quattro test sites, il primo dei quali si svolgerà a Groninga. Marco De Angelis, del gruppo degli psicologi dell’Università di Bologna, ci spiega in cosa consiste.

Ci si aspettano quindi risultati molto diversi sia dagli utenti sia dalle infrastrutture, più o meno bike friendly, in giro per l’Europa, ma l’obiettivo di tutti i partner del progetto Xcycle è comune: rendere la bicicletta una valida e sicura alternativa per gli spostamenti. Quali siano le aspettative del gruppo degli psicologi dell’Università di Bologna, ce lo fa sapere Federico Fraboni, il terzo collaboratore di questo progetto.

di Giulia Rocco (@giulirocko) ed Enrico Bergianti (@enricobergianti)

Leggi anche: Perché le persone scelgono la bicicletta? Dipende dal portafoglio

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Giulia Rocco (61 Articles)
Pensa e produce oggetti multimediali per il giornalismo e l’editoria. L’hanno definita “sperimentatrice seriale”.

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