Niente più cervello di gallina

Nella percezione comune il pollo non è un uccello "intelligente" come i corvi o i pappagalli, mentre la scienza ci ha già dimostrato che ha ben poco da invidiare ad altre specie. Basta disegnare studi che gli permettano di esprimersi.

Il pollo domestico è a dir poco sottovalutato quando si tratta di abilità cognitive. E il fatto che molti di noi lo incrocino solo confezionato nel banco frigo non aiuta. Crediti immagine: Public Domain

RICERCA – In un’intervista molto bella di qualche anno fa, la neuroscienziata Lori Marino è stata definita una leader nella rivoluzione che sta cambiando il modo in cui percepiamo gli animali. Per oltre 20 anni Marino è stata una ricercatrice alla Emory University, dove studiava il comportamento e le capacità cognitive dei cetacei, immergendosi nell’analisi dei crani di balene e delfini spiaggiati.

Ma ha anche lavorato alla NASA, ha collaborato con Gordon Gallup – inventore del test dello specchio per testare la coscienza negli animali – nel 2013 è comparsa nel documentario Blackfish sull’orca Tilikum e nel 2014 è intervenuta nel caso dello scimpanzé Tommy.

Marino si auto-definisce una scientist advocate, perché da anni si dedica all’attivismo per la tutela degli animali, dal quale la maggior parte degli scienziati si tiene bene alla larga. Ma il suo punto di vista è limpido: se c’è qualcosa che può migliorare il benessere animale sono i dati scientifici e se c’è un’opinione che in tribunale può fare la differenza, quando si parla di coscienza, capacità e mente degli animali, è quella degli scienziati.

La rivincita dei polli

Mentre porta avanti queste posizioni, Marino (oggi senior scientist al The Someone Project) non ha interrotto la sua produzione scientifica. Qualche tempo fa ha pubblicato su Animal Cognition un’ampia review sulla mente e sulle abilità dei polli domestici, Gallus gallus domesticus, così sottovalutati e dati per scontati dalla maggior parte delle persone che se chiedete a qualcuno di farvi un esempio di uccello difficilmente vi risponderà “il pollo”.

Tra gli animali addomesticati, i polli sono i più numerosi: sono quasi 20 miliardi e si trovano pressoché ovunque, ma come accade per altre specie che mangiamo la maggior parte delle persone vi ha a che fare in un solo contesto, il banco frigo del supermercato, e a quel contesto li limita. La popolarità di espressioni come “cervello di gallina” confermano che il pollo è percepito come un animale poco intelligente. Gli uccelli sono stati a lungo considerati cognitivamente inferiori – o comunque meno complessi – rispetto ai primati, anche per le differenze nella struttura del cervello, comprese davvero solo pochi anni fa.

Anche se non sono famosi come corvidi e pappagalli, le prove che già abbiamo sono ottimi indizi che nella mente dei polli c’è molto più di quanto si pensasse. Non solo gestiscono bene l’ordine di beccata – cioè la gerarchia di accesso al cibo, dunque riconoscono il proprio gruppo sociale e i singoli individui che ne fanno parte – ma sono anche capaci di ragionamenti deduttivi, un’abilità che noi padroneggiamo solo intorno ai sette anni d’età.

Non hanno difficoltà nemmeno nel completamento amodale. Se vedete fare capolino dalla finestra la testa di un piccione, ovviamente sapete che quel capo continua con un corpo, ali e zampe, anche se non potete vederle. Il vostro cervello sta completando amodalmente. Come hanno dimostrato ormai più di 20 anni fa i neuroscienziati italiani Lucia Regolin e Giorgio Vallortigara, i pulcini hanno questa stessa capacità. Se li si alleva con un certo oggetto di imprinting (dunque sono motivati a ri-avvicinarvisi) e poi si presentano loro due opzioni, i frammenti di quell’oggetto o l’oggetto parzialmente nascosto, scelgono la seconda opzione come faremmo noi e altre specie quali pappagalli, ghiandaie, gazze…

Marino ha raccolto nella sua review tutti gli studi a sostegno di queste e molte altre capacità, alla ricerca di una vera “rivincita cognitiva” per i polli.

Pulcini che contano e abilità meno nobili

Uno degli aspetti più interessanti nella scienza dei polli è che i pulcini hanno mostrato chiaramente di avere un senso per i numeri, ovvero l’abilità di “stimare” le numerosità, e a pochi giorni di vita sono già capaci di contare fino a dieci in senso ordinale, da sinistra a destra. Le loro capacità sono state valutate anche in una serie di studi italiani, disegnati appositamente per permettere ai polli di dare il meglio di sé.

Non tutti lo sanno, ma i pulcini sono preziosissimi per studiare cosa ci sia nella mente di una creatura appena nata: usciti dall’uovo, infatti, non hanno alcuna esperienza diretta del mondo ma hanno già una certa “indipendenza” (in biologia si parla di specie precoce) e, in base a come si comportano, è possibile studiare quali conoscenze possiedano già in modo innato. Come dimostrato qualche anno fa in uno studio italiano di Cinzia Chiandetti e Vallortigara, per esempio, se si allevano i pulcini con un oggetto di imprinting di una certa dimensione, e si propone poi loro di cercarlo dietro uno di due schermi di altezza diversa, sceglieranno lo schermo abbastanza alto da nasconderlo.

Un confronto con la nostra specie non sempre è possibile, in questo come in vari altri ambiti, perché pochi mesi di vita ci bastano per aver avuto a che fare con molteplici oggetti, emozioni, volti, rendendo complicato studiare cosa già fosse “predisposto” nella nostra mente come canovaccio, sul quale costruire conoscenze più strutturate.

I polli domestici sono anche in grado di trattenersi dal mangiare qualcosa se sanno che sta per arrivare un premio più interessante. Esercitano l’auto-controllo, indagato e trovato in molte altre specie come i cani, i babbuini, gli ominidi, ma non in tutte le scimmie. Uistitì e saimiri non se la cavano altrettanto bene.

Ma non tutte le strategie di G. g. domesticus sono nobili. Ci piace sempre pensare di essere unici, ma non lo siamo né per le abilità positive né per quelle negative: per esempio i polli, come noi (e come i cani, gli scimpanzé…), si ingannano tra loro.

Un esempio? I galli adulti vengono valutati dalle galline per le dimensioni della cresta, dunque barare è complicato. Ma hanno trovato un modo per aggirare il problema con la comunicazione: di fronte ad alcune risorse attirano l’attenzione delle galline che, alle volte, trovano qualcosa di decisamente non commisurato al messaggio mandato dal gallo. Ma ormai sono lì e, pur a bocca asciutta, non necessariamente se la prenderanno per l’inganno: se la cresta del gallo è abbastanza importante, l’inganno sarà servito al suo scopo.

I polli, spiega ancora Marino, dispongono di 24 diverse vocalizzazioni tra fischi e richiami abbinati a display per convogliare le informazioni. In caso di pericolo, per esempio, lanciano l’allarme per allertare i compagni.

Il fatto che condividano molti comportamenti e capacità con altre specie più studiate non significa che i meccanismi alla base siano gli stessi, scrive cautamente Marino nelle sue conclusioni, ma i polli, come altri uccelli, sono simili ai mammiferi nella loro complessità etologica. E sono tante le scoperte che sembrano indicare capacità più avanzate rispetto a quelle che vengono loro riconosciute. Trovare modi sempre migliori di porre le domande, pensando a test che permettano agli animali di esprimersi al meglio, sarà anche in questo caso la via per una comprensione sempre migliore della loro mente.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Come comunicano i cavalli?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collabora con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrive soprattutto di etologia e cognizione animale e si occupa di copywriting scientifico. Nel 2016 ha vinto il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "SID- Diabete Ricerca" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

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