LIBRI – Perché si dice trentatré?

In uscita per i più piccoli un nuovo libro della collana "Teste Toste", che risponde a molte domande e curiosità sulla salute e la medicina.

Nel libro Perché si dice trentatré, il giornalista Federico Taddia dialoga con Andrea Grignolio su vari aspetti della medicina.

CULTURA – In un mondo pieno di cure miracolose, pseudoscienza, credenze popolari che si sostituiscono all’opinione di medici ed esperti, crescere con solide basi dal punto di vista medico è importantissimo, per diventare un domani adulti consapevoli e in grado di selezionare la qualità dell’informazione. Anche nei momenti di maggiore vulnerabilità, come quando si sta male e ci si tuffa a capofitto nel mare della rete per cercare qualche appiglio, o una valvola di comunicazione.

È a partire da questo presupposto che la collana di Editoriale Scienza “Teste Toste” si arricchisce di un nuovo titolo Perché si dice Trentatré?. In questo nuovo libro, che come sempre per “Teste Toste” è strutturato sotto forma di intervista a un esperto, Federico Taddia dialoga con Andrea Grignolio, docente di Storia della Medicina all’Università La Sapienza di Roma e attualmente nella cinquina finalista dell’ambito Premio Galileo con il libro Chi ha paura dei vaccini (Codice, 2016).

Il libro comprende una quarantina di argomenti, che riguardano la storia della medicina, il ruolo del medico, la salute quotidiana, la prevenzione e il mondo delle malattie trasmissibili, fra virus e batteri. Si parla anche dell’universo della cura e della farmacologia: gli autori spaziano dallo spiegare ai bambini perché il termometro si mette sotto le ascelle, a come si possono trattare i tumori (riescono persino a introdurre il concetto di immunoterapia!) e che cosa sono le cellule staminali e le malattie genetiche.

Sebbene si affrontino anche temi medici tutt’altro che semplici da raccontare ai più piccoli, come il cancro, le malattie rare, le zoonosi e via dicendo, gli autori pongono giustamente particolare attenzione al tema della prevenzione, dall’importanza di lavarsi le mani a che cos’è un vaccino e perché è importante per la salute pubblica. Un tentativo importante, se pensiamo – per esempio riguardo ai vaccini – ai moltissimi fraintendimenti che riguardano i bambini ma che coinvolgono solo i loro genitori. Viene da chiedersi talvolta che cosa risponderebbe un bambino, se adeguatamente informato, sull’opportunità di vaccinarsi o meno per le malattie per le quali oggi è possibile.

Ma soprattutto, si scopre la storia di Joseph Auenbrugger, che nel XVIII secolo pensò di utilizzare anche in medicina un vecchio metodo che usava da bambino in Austria per capire quanto erano piene di vino le botti del padre. Il perché insomma della famosa espressione: “Prego, dica trantatré!”

@CristinaDaRold

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3 Commenti su LIBRI – Perché si dice trentatré?

  1. Cristina Da Rold // 18 aprile 2017 alle 14:01 // Rispondi

    L’ha ribloggato su Cristina Da Rold.

  2. Carlo Pezzoli // 18 aprile 2017 alle 18:01 // Rispondi

    Ho l’impressione che si confonda la percussione con la palpazione, due pratiche molto in uso quando la diagnosi era affidata alle capacità cliniche del medico, ritenute superflue dai medici che si affidano subito alla diagnostica strumentale.
    La percussione sfrutta il suono ottuso che si avverte quando si percuote con le nocche o col dito “a martelletto” un recipiente. Non c’è bisogno di essere muratori per capire se un muro è di cartongesso o se cela al suo interno un’intercapedine e la stessa cosa fa il medico per capire se nella cavità pleurica c’è aria od un versamento liquido.
    Diverso è il concetto di palpazione, con la quale si avverte sul palmo della mano appoggiata sul torace la vibrazione prodotta dalla lingua quando viene pronunciata parola “trentatré. Anche in questo caso la mancata vibrazione od un suo aumento è indice di una modificazione all’interno della cavità toracica. C’è solo la differenza che nel primo caso il suono è prodotto da chi esegue la prova, mentre nel secondo lo produce il soggetto in esame.

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