Lo scomodo ritorno di Al Gore

Il documentario "An inconvenient sequel", regia di Bonni Cohen e Jon Shenk, uscirà nelle sale italiane a settembre 2017.

AMBIENTE – La verità può essere scomoda, ma ancor più scomodo è quello che ne deriva. È questo il senso dei due documentari che vedono per protagonista Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti. An inconvenient truth (in Italia, Una scomoda verità) e An inconvenient sequel puntano l’attenzione sugli effetti del cambiamento climatico e si scagliano con decisione contro quei politici che hanno ostacolato –e ancora ostacolano– la lotta al surriscaldamento del pianeta.

An inconvenient sequel è stato presentato l’8 giugno in anteprima italiana a Bologna, in occasione del Biografilm Festival 2017. È il racconto delle conseguenze di dieci anni di negligenza da parte dei governi mondiali, che hanno continuato a inquinare l’atmosfera nonostante l’allarme lanciato da migliaia di scienziati in tutto il mondo.

Tanti i casi mostrati nella prima parte del film: lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, i tifoni che hanno causato inondazioni nelle Filippine e negli Stati Uniti (in Louisiana e a Miami), gli incendi delle foreste e la desertificazione del Medio Oriente. Le immagini panoramiche si alternano alle parole di Al Gore e a spezzoni di suoi interventi in teatro e all’università. Lo stile ricalca il modello già proposto in An inconvenient truth, che valse il premio Oscar come miglior documentario nel 2007.

Il trailer italiano di “Una scomoda verità”, uscito nel 2007 per la regia di Davis Guggenheim.

Nella seconda metà del film, invece, lo stile cambia ed emerge il risvolto politico, più che quello scientifico, del problema. Girata in occasione della Conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, questa parte racconta il summit parigino seguendo da vicino gli impegni istituzionali e gli incontri fortuiti di Al Gore. Ma il percorso di avvicinamento al vertice non è tranquillo e sfiora, suo malgrado, la cronaca di quei giorni: meno di un mese prima della conferenza, ai piedi della Tour Eiffel si sta tenendo una diretta mondiale di ventiquattr’ore sui temi climatici; quella sera, il 13 novembre 2015, però, Parigi è scossa da una serie di attentati allo Stade de France, al Bataclan e in altre zone della capitale francese. Le trasmissioni sono interrotte e il discorso è rimandato fino all’apertura del summit.

Qui Al Gore affianca la delegazione americana –guidata dal presidente Barack Obama e dal segretario di Stato John Kerry– e media con i Paesi in via di sviluppo per raggiungere un accordo vincolante. L’esito delle loro trattative è storia nota: i capi di Stato e di governo di tutte le nazioni raggiungono un’intesa per azzerare le emissioni di CO2 in atmosfera entro la fine di questo secolo. Meno noti i dettagli della trattativa portata avanti per convincere le nazioni più restie: un mix di astuzia politica, convenienza economica e persuasione personale che danno un buon ritmo al racconto.

Sullo sfondo un pericolo che nessuno prendeva sul serio in quei giorni di fermento: Donald Trump conduce una campagna elettorale feroce contro l’amministrazione in carica e accusa Obama di dare troppa importanza a un “non-problema” degli americani.

Uno dei tweet dell’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la sua campagna elettorale. 

Una volta eletto presidente, completerà il suo piano annunciando l’uscita dagli accordi di Parigi. «Fatti come questo sono come un pugno in faccia a chi ha compiuto tanti sforzi» dice Al Gore nel film, ma cerca di mantenere alta la speranza delle migliaia di persone che partecipano ogni anno alle iniziative promosse dal suo Climate Reality Project.

Il trailer di “An inconvenient sequel“, regia di Bonni Cohen e Jon Shenk, uscirà nelle sale a settembre 2017.

@claudio_dutto

Leggi anche: Parigi val bene una… industria

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