Esopianeti, abitabilità a rischio col meteo spaziale avverso

La caccia agli esopianeti continua e un nuovo studio mostra un limite inaspettato nella definizione della loro abitabilità. Il meteo spaziale, con venti stellari causati dalle potenti espulsioni massive coronali, potrebbe indebolire lo scudo magnetico del pianeta e strappare via l’atmosfera, lasciando le forme di vita esposte ai dannosi raggi X.

Per valutare l’abitabilità degli esopianeti è importante considerare anche le eruzioni di plasma e campo magnetico emesse dalle loro stelle. Crediti immagine: Ron Miller

SCOPERTE – Un gruppo di ricercatori ha per la prima volta rimescolato le carte in tavola nella definizione di abitabilità di un esopianeta simile alla Terra. Non è sufficiente infatti che il pianeta si trovi nella zona abitabile, dove la temperatura superficiale permette la presenza di acqua allo stato liquido per far nascere la vita, ma deve tenere conto anche del meteo spaziale. Se infatti le eruzioni solari sono in grado di arrivare sulla Terra, causando violente tempeste magnetiche che distruggono i satelliti in orbita e possono causare blackout sui dispositivi elettronici in superficie, su questi esopianeti molto vicini alle loro stelle potrebbero anche spazzare via l’atmosfera. Una condizione che di fatto lascerebbe i potenziali organismi che lo popolano in balia dei dannosi raggi X e che dunque non è compatibile con la vita.

Il nuovo modello applicato dai cacciatori di pianeti si deve allo studio di Christina Kay del Goddard Flight Center della NASA, che durante il National Astronomy Meeting del 3 luglio tenutosi in Gran Bretagna ha mostrato i risultati ottenuti. I ricercatori si sono concentrati sulle espulsioni di massa coronale, CMEs, cioè gigantesche eruzioni di plasma e campo magnetico che regolarmente vengono emesse dalle stelle, tra cui proprio il Sole. Solitamente i mondi simili al nostro orbitano intorno a stelle più piccole e più fredde del Sole, e per questo motivo la zona abitabile si trova in un’orbita più vicina all’astro.

Proprio la vicinanza, insieme alle potenti espulsioni di plasma e campi magnetici che costituiscono il meteo spaziale, potrebbero mettere a rischio l’abitabilità dell’esopianeta. Se infatti le temperature superficiali permettono la presenza di acqua, la vicinanza alla stella implica che il pianeta venga investito da eruzioni stellari decisamente più potenti e intense, tanto da essere in grado di restringere la magnetosfera, cioè lo scudo magnetico del pianeta stesso, e di permettere all’atmosfera di sfuggire e disperdersi nello spazio.

Applicando le nostre conoscenze sulle espulsioni di massa coronale elaborate da anni di studio del Sole e costruendo un modello per la stella V374 Pegasi, che è più piccola e fredda del nostro astro, i ricercatori guidati dalla Kay hanno ipotizzato che questi fenomeni siano non solo più potenti rispetto a quelli che si verificano nel Sistema Solare, ma anche molto più frequenti, e che abbiano un impatto significativo sulla magnetosfera dell’esopianeta.

Da un lato proprio questo tipo di stelle sono i candidati ideali per la ricerca di pianeti abitabili al di fuori del nostro Sistema Solare. Eppure i risultati suggeriscono che per poter sopravvivere alle violente eruzioni stellari gli esopianeti dovrebbero avere un campo magnetico dalle decine alle migliaia di volte più potente di quello terrestre per essere in grado di schermarle e di offrire una possibilità alle potenziali forme di vita di resistere ai raggi X e alle radiazioni dannose.

Lo studio rappresenta un approccio pionieristico nei confronti della caccia agli esopianeti, perché per la prima volta introduce un parametro nella definizione di abitabilità che non era mai stato preso in considerazione. Se il meteo spaziale è avverso, infatti, non importa quanto il pianeta sia simile al nostro: la speranza di trovare vita si affievolisce.

@oscillazioni

Leggi anche: Trappist-1, il Sistema Solare con 7 “sorelle” della Terra: ci saranno acqua e…vita?

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Informazioni su Veronica Nicosia ()
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

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