SALUTE

Invecchiamento cognitivo: l’importanza della scuola

Chi vive nelle aree rurali degli Stati Uniti sembra avere un maggior rischio di soffrire di demenza durante l'invecchiamento. La causa potrebbe essere rintracciata nel maggiore abbandono degli studi.

Il livello di scolarità sembra essere un fattore importante nella protezione delle funzioni cognitive. Crediti immagine: Karen Beate Nøsterud – norden.org

SALUTE – Sono diversi gli studi che nel corso degli anni hanno identificato nella zona di residenza un fattore fondamentale nel mantenimento dello stato di salute, soprattutto in relazione al processo di invecchiamento. Una nuova ricerca, promossa dalla RAND Corporation (un organismo di ricerca indipendente che, negli Stati Uniti, attualmente impiega più di 1500 studiosi) punta ora l’attenzione sulla sfera cognitiva, evidenziando come – almeno per quanto riguarda il campione statunitense di riferimento – demenza e deficit sono maggiormente espressi negli anziani che vivono in zone rurali, se confrontati con i loro coetanei “metropolitani”.

Il gruppo di ricerca guidato da Regina Shih ha esaminato i dati relativi a più di 16 000 adulti over 55, confrontandoli in due momenti diversi: nel 2000 e nel 2010. La loro funzionalità cognitiva è stata misurata attraverso una batteria di test, somministrati al telefono, validati dalla letteratura e dalla pratica clinica. In questo contesto un punteggio uguale o minore di 6 indicava la demenza, uno tra 7 a 11 un peggioramento cognitivo non supportato da una demenza conclamata, e un punteggio uguale o superiore a 12 una funzionalità nella norma.

I ricercatori hanno poi incrociato i dati così ottenuti con il luogo di residenza – registrato attraverso i dati del censimento anagrafico e classificato come urbano (100% urbano), rurale (0% urbano), urbano misto (da 75,1 a 99% urbano) e rurale misto (da 0,1 a 75% urbano).
Per evitare “contaminazioni” dei dati e della loro interpretazione dovute a fattori esterni al luogo di residenza sono state anche prese in considerazione diverse caratteristiche socio-demografiche individuali, tra cui figurano l’età, il genere, l’etnia, il numero di figli e scolarità. Questo processo di normalizzazione dei dati è stato esteso anche ad eventuali stati di comorbidità (ipertensione, neoplasie, diabete, patologie cardiovascolari, ictus e disturbi psichiatrici), la cui influenza sullo stato cognitivo è ormai assodata.

I dati raccolti nel 2000 mostrano che il decadimento cognitivo caratterizzato da demenza era più diffuso nelle aree rurali (7,1%) rispetto a quelle urbane (5,4 %), così come il generale peggioramento della funzionalità cognitiva non patologica (19,8% contro il 15,9%).  Dieci anni dopo, tali differenze non erano tuttavia significative: nel 2010 le percentuali di anziani affetti da problematiche di natura cognitiva erano sostanzialmente le stesse, a prescindere dalle aree di residenza. Come giustificare un cambio di rotta così repentino? I ricercatori hanno applicato gli indici di correzione di natura demografica citati in precedenza notando così, al netto degli opportuni aggiustamenti, che il trend si era mantenuto: l’indice di rischio relativo (RRR) di sviluppare demenza era del 80% più elevato per le persone che vivono nelle aree rurali, così come quello di presentare un declino cognitivo non conclamato a livello patologico (+40%).

Qual è, dunque, il fattore più importante per proteggere la funzionalità del nostro cervello? I ricercatori non hanno dubbi: è il livello di scolarità. “Anziani e anziane che avevano almeno 12 anni di educazione alle spalle”, spiega Margaret Weden della RAND Corporation “presentavano una riduzione importante del rischio di demenza o deficit cognitivi.”. Dati che fanno certamente riflettere sull’importanza di progettare e attuare politiche di scolarizzazione efficienti nelle aree rurali, dove storicamente la presenza di istituti scolastici non è così capillare come in città, e dove la distanza abitazione-scuola – associata alla mancanza di opportune reti di trasporto pubblico – può costituire  fattore nel determinare l’abbandono degli studi.

Sono certamente dati da calare all’interno del contesto socio-economico statunitense, caratterizzato da un tessuto sociale e da un’organizzazione del territorio radicalmente diversi rispetto alla realtà italiana, ma che sottolineano l’importanza della sfida in corso (peraltro già recepita a livello di progettazione europea e nazionale): quello di garantire un livello di istruzione ed educazione paritario tra i cittadini e le cittadine. Ne va (anche) della salute della nostra mente. Obiettivo dichiarato è quello di “tramutare la marginalità in specificità”, ben consci che, in Italia, le aree interne e rurali rappresentano il 53% dei comuni italiani, e danno residenza al 23% della popolazione.

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Marcello Turconi
Neuroscienziato votato alla divulgazione, strizzo l'occhio alla narrazione digitale di scienza e medicina.

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