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Esmond Bradley Martin, una vita di lotta al bracconaggio

Era uno dei conservazionisti più noti negli Stati Uniti e per decenni ha condotto indagini sul mercato nero della fauna selvatica, contribuendo a influenzare le decisioni governative sul traffico di avorio

Quella di E. B. Morris è stata una vita dedicata a tutelare la fauna selvatica, indagando sul mercato illegale sul quale vengono tuttora smerciate parti del corpo di animali di tutto il mondo. Fotografia di Save the Elephants

ESTERI – Una pugnalata al collo. È morto così – brutalmente assassinato nella sua casa di Langata, sobborgo alla periferia di Nairobi – Esmond Bradley Martin. Geografo di formazione, 76 anni, Bradley Martin era uno dei più noti conservazionisti americani, da decenni in prima linea nella lotta al traffico mondiale di avorio e corni di rinoceronte. A trovare il corpo riverso sul pavimento, il 4 febbraio scorso, è stata la moglie Chryssee. Le ragioni dell’omicidio non sono ancora state chiarite; la polizia kenyota non esclude un tentativo di rapina finito male, ma la verità potrebbe essere ben diversa. Bradley Martin era infatti il massimo esperto mondiale di crimini contro la fauna selvatica. E aveva non pochi nemici. Con le sue indagini, condotte per organizzazioni come il WWF e l’ONU per oltre quarant’anni, ha contributo a far comprendere le dinamiche di un mercato nero da centinaia di milioni di dollari, portando allo scoperto interessi e connivenze.

Esmond Bradley Martin nasce a New York nel 1941. Dopo la laurea all’Università dell’Arizona e un dottorato di ricerca in geografia conseguito a Bristol nel 1970, si trasferisce in Kenya e inizia a lavorare come ricercatore all’Università di Nairobi. Nel 1973 pubblica il suo primo libro, History of Malindi, analisi storico-geografica degli insediamenti umani lungo le coste del Kenya. L’interesse per i crimini legati alla fauna selvatica nasce poco dopo, a metà degli anni Settanta. Con la moglie Chryssee lavora a un libro, intitolato Cargoes of the East, sui commerci illegali praticati nell’Oceano Indiano con i dau, barche a vela utilizzate in Africa orientale e nella penisola arabica. Durante le ricerche fa una scoperta inaspettata e per certi versi sconcertante: quasi tutti i corni dei rinoceronti uccisi in Africa orientale sono venduti in Yemen, dove vengono utilizzati per la realizzazione dei jambiya, pregiati pugnali rituali.

Bradley Martin capisce che il primo passo per contrastare il traffico illegale consiste nel comprenderne a fondo cause e dinamiche. Decide così di abbandonare gli studi teorici di geografia. Nel 1982 scrive con la moglie Run, Rhino, Run. Nel saggio è dimostrata, numeri alla mano, l’infondatezza di molte credenze diffuse all’epoca, tra cui quella secondo cui la polvere tratta dal corno di rinoceronte, ritenuta un potente afrodisiaco, sarebbe venduta soprattutto in Cina. La polvere è invece utilizzata per combattere varie malattie e il suo commercio non avviene solo in Cina, ma anche in India e nei paesi dell’Indocina, assieme ad altre parti dell’animale: il sangue è venduto come tonico, la pelle è usata per le infezioni cutanee e l’urina per combattere la tosse. In quegli anni Bradley Martin estende le sue ricerche al traffico di zanne d’elefante. Scopre così che in Cina, ritenuta erroneamente la nazione in cui viene effettuata la maggior parte delle compravendite, finisce solo una piccola percentuale di avorio. Oltre il 40% del materiale raccolto in Africa e Asia è infatti venduto in Giappone, dov’è utilizzato per realizzare piccoli sigilli tradizionali chiamati hankos, mentre il 20% finisce in Europa e circa il 15% negli Stati Uniti.

Bradley Martin rivoluziona il modo di condurre le ricerche sui crimini contro la fauna selvatica. Capelli bianchi e arruffati, un fazzoletto di seta colorato nel taschino della giacca, non passa di certo inosservato, eppure lavora spesso sotto copertura mettendo a repentaglio la propria incolumità. Per portare avanti le sue indagini finge  di essere un ricco acquirente di corni e avorio, alloggia in casinò frequentati da gangster e trafficanti, entra in contatto con i commercianti di varie piazze del mercato illegale. In questo modo riesce a conoscere nel dettaglio le variazioni dei prezzi, le dinamiche di compravendita, i principali centri di spaccio. Tutti questi dati vengono raccolti in dettagliatissimi report, pubblicati per conto di importanti organizzazioni non governative, come il WWF e Save the Elephants, associazione ambientalista nata con lo scopo di tutelare gli elefanti africani.

Nei primi anni Novanta, Bradley Martin lavora come inviato speciale delle Nazioni Unite per la conservazione dei rinoceronti e collabora con Traffic, organismo inglese che si occupa di monitorare il traffico internazionale di animali selvatici. Ricercatore appassionato, continua a condurre le sue ricerche anche in età avanzata. I suoi report forniscono dati di volta in volta aggiornati sulla situazione del mercato illegale in vari paesi del mondo: dall’incremento della domanda di polvere di corno in Yemen nel 2008 al calo delle compravendite di avorio in Giappone nel 2010, dal fiorire di questo commercio a Hong Kong nel 2011 alla riduzione del bracconaggio dei rinoceronti in Nepal nel 2013.

Col suo lavoro, Bradley Martin non ha svolto solo una meritoria opera di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica, ma è riuscito a condizionare le decisioni dei governi di alcuni dei paesi coinvolti nel traffico di corni di rinoceronte e zanne d’elefante, portandoli a prendere nette posizioni di condanna. Nel 1993 la Cina ha vietato ufficialmente il commercio di corni di rinoceronte e, molto più recentemente, anche la lavorazione e la vendita di avorio. L’ultimo laboratorio cinese per la produzione e la vendita di manufatti realizzati con zanne d’elefante ha infatti chiuso il 31 dicembre 2017.

Gli ultimi report di Esmond Bradley Martin sono stati pubblicati lo scorso anno per Save The Elephants. Entrambi scritti a quattro mani con Lucy Vigne, altra ricercatrice indipendente, sono dedicati al declino del commercio di avorio in Cina negli ultimi anni e al corrispondente boom di questo mercato nel Laos. Negli ultimi mesi, Martin si era recato più volte in Myanmar, dove stava conducendo un’indagine sulla crescita del traffico di avorio anche in questo paese.

Non è ancora chiaro perché Martin sia stato ucciso, ma una cosa è certa: non sono poche le persone assassinate negli ultimi anni a causa della loro lotta contro il traffico di corni e avorio. L’ultimo in ordine di tempo è Wayne Lotter, importante conservazionista sudafricano, assassinato davanti alla sua casa in Tanzania pochi mesi prima di Martin, nell’agosto del 2017. Negli ultimi dieci anni 150 ranger anti-bracconaggio del Parco Nazione dei Virunga e 21 ranger del Parco Nazionale di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro.

E la mattanza non si ferma. Sono circa 30 000 gli elefanti africani massacrati ogni anno per le loro zanne e oltre un migliaio i rinoceronti uccisi. La popolazione di elefanti in Africa è scesa dagli oltre venti milioni del XIX secolo alle circa 300 000 unità attuali, mentre gli elefanti indiani sono appena 25 000. E ancora più allarmanti sono i dati sulle cinque specie di rinoceronti attualmente viventi. La popolazione di rinoceronti africani ammonta a circa 15 000 unità: 12 000 rinoceronti bianchi e 3 000 rinoceronti neri, a fronte degli oltre 160 000 animali presenti nel continente nel 1970; i rinoceronti indiani non superano i 2500 esemplari, mentre i rinoceronti di Sumatra sono meno di 300 e i rinoceronti di Giava non più di una sessantina. Numeri che fanno capire quanto bisogno ci sia, oggi più che in passato, di donne e uomini come Esmond Bradley Martin.

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Simone Petralia
Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla cartografia all’ermeneutica, dall’informatica alla paleontologia – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Scienza in Rete, Science on the Net, Vice Italia, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui racconto storie di scienziate del passato e del presente. Twitter: @Sim_Dawdler

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