POLITICA

Elezioni 2018 e scienza: sanità, ambiente, istruzione e innovazione secondo il PD

Elezioni politiche 2018, che ruolo avrà la scienza nel prossimo governo? Dalla sanità all’istruzione, dalla ricerca e l’ambiente all’innovazione. I politici del Pd ci spiegano il loro programma elettorale

Quali le risposte del PD alle nostre domande su ambiente, sanità, innovazione, istruzione e ricerca?

POLITICA – Che ruolo ha la scienza per la politica? Le prossime elezioni del 4 marzo 2018 segneranno l’inizio di una nuova legislatura e insieme ai colleghi Gianluca Liva, Marco Milano e Giulia Negri ci siamo chiesti quale sarà il ruolo della scienza nel prossimo governo. Ne è nata una lista di oltre 23 domande su sanità, ambiente, istruzione e ricerca, innovazione e rapporto tra scienza e società che abbiamo posto a diversi esponenti delle principali forze politiche italiane.

Gli esponenti del Pd hanno risposto alle nostre domande su Sanità, Ambiente, Istruzione e ricerca e Innovazione, ma alcune domande restano senza risposta, come quelle del rapporto tra scienza e società. Un rapporto che sembra essere sottovalutato dalla politica, tanto che anche in un articolo su Nature a firma di Alison Abbott è stata descritta la grave assenza della scienza nel programmi elettorali.

SANITÀ

Per il Pd, abbiamo approfondito i temi legati alla sanità con la senatrice Emilia Grazia Di Biasi, presidente della 12ª Commissione permanente di Igiene e sanità del Senato.

Vaccini e obbligatorietà: qual è la posizione del vostro partito? Siete favorevoli o contrari e per quale motivo?

Emilia Grazia Di Biasi: “Io e il mio partito siamo stati e siamo tuttora favorevoli all’obbligatorietà dei vaccini, come dimostrato dal dibattito, a volte anche aspro, sul decreto da noi approvato recentemente. Ora dobbiamo vigilare sulla sua applicazione anche perché qualche forza politica vuole metterlo in discussione. I dati dell’OMS ci dicono che l’Italia è al di sotto dell’86 per cento con la copertura per il morbillo. Così come sono preoccupanti i dati diffusi dall’OCSE, che vedono l’Italia ultima in Europa con 5004 casi di morbillo registrati nel 2017. L’immunità di gregge serve per i bambini più fragili, per quelli che non possono essere vaccinati, per quelli che non sono certamente difesi da interessi personali.

Da questo nasce la necessità dell’obbligatorietà, che è stata in vigore in Italia fino al 1999 per poi essere tolta. Da allora il mondo è cambiato e la medicina si deve adeguare ai suoi cambiamenti. La scienza serve a questo: a parlare del mondo come è oggi, non come piacerebbe a noi o come era ieri.

I vaccini sono sicuri e i dati dell’Aifa sono molto chiari: nessuno dei decessi segnalati nel biennio e che si sono verificati in relazione temporale con una vaccinazione sono risultati correlati al vaccino sospettato. Dunque vanno fatti per tutelare la salute della collettività: non basta pensare a “mio figlio”, perché quando la libertà di non vaccinarsi lede quella di chi non vuole essere contagiato, allora l’obbligatorietà è l’unica scelta possibile.

Il Decreto-legge è molto cambiato e migliorato rispetto al testo che è arrivato al Senato. E’ normale che sia così, perché questo è il ruolo del Parlamento, non dimentichiamolo. Noi non ratifichiamo: noi lavoriamo e modifichiamo, se ne è il caso”.

La Legge sul Biotestamento è stata approvata lo scorso dicembre e la prima malata di Sla ha potuto beneficiarne proprio in questi giorni. Sabato ha lasciato che venisse staccata la spina nella sua casa di Nuoro. Qual è la vostra posizione come partito e come pensate che possa essere, in caso, migliorata?

Emilia Grazia De Biasi: “Con l’approvazione della Legge sulle DAT, Disposizioni anticipate di trattamento o testamento biologico, è stata scritta una pagina di bella politica che dobbiamo a tutti coloro che non ci sono più. Una legge che non è fatta di divieti o obblighi, ma che lascia alle persone la libertà di decidere, con tempo congruo e anticipato, di non volersi sottoporre a determinati trattamenti.

Non c’è, in questa legge, una corsa a morire, al contrario c’è rispetto, che è cosa ben diversa. L’obiezione di coscienza è certamente un giudizio morale, ma il tema sono le ragioni tecniche e professionali, cioè le terapie che allungano solo il tempo che separa dalla fine della vita. La sedazione differisce per procedure e per esiti dall’eutanasia, è bene sottolinearlo. La terapia del dolore invece richiama la legge n. 38 del 2010 sulle Cure palliative, una legge straordinaria che dice che la sofferenza non è un destino inevitabile, che il diritto alla morte non è un diritto in sé, ma è un avvenimento della vita che è inevitabile, contro ogni ostinazione irragionevole.

Le cure palliative hanno una derivazione meravigliosa: il pallium, che è il mantello che amorevolmente viene avvolto intorno al malato, il mantello delle cure sia mediche, sia psicologiche, un concetto altissimo. Insomma, si parla di diritto a non soffrire, di diritto alla dignità nella sofferenza, di diritto a non essere trattati come cavie, della centralità della persona, del rispetto della sua privacy. Per quanto noi vorremmo che le persone care fossero eterne e rimanessero sempre con noi, dobbiamo essere consapevoli che non siamo onnipotenti, ma che possiamo curarle e accompagnarle”.

Fecondazione assistita, cosa pensate della legge 40? Quali sono i limiti e le potenzialità di questa legge? Se dovesse pensare ad un miglioramento, cosa farebbe?

Emilia Grazia De Biasi: “Credo che la Legge 40 sulla Procreazione assistita sia brutta e crudele, perché tratta un tema molto delicato non tenendo conto che stiamo parlando di una malattia: la sterilità. Per far fronte a questa situazione ho presentato un Disegno di legge (Ddl) che, purtroppo, non si è potuto discutere in questa legislatura ma spero che il prossimo Parlamento lo affronti nei tempi più rapidi possibili.

Il Ddl prevede che possano accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni, coniugate o conviventi, entrambi viventi, in età potenzialmente fertile e comunque non oltre il limite di 50 anni per la donna. Nella proposta si sottolinea che le tecniche di procreazione non possono costituire mezzo per la selezione eugenetica dei nascituri. Tali interventi sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle Regioni e propone l’istituzione da parte del Ministero della salute presso l’Istituto superiore di sanità di un registro nazionale, con iscrizione obbligatoria, delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di procreazione, degli embrioni formati e dei nati a seguito di queste tecniche.

La proposta prevede anche dei “divieti”. Ad esempio: chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

In Cina per la prima volta sono state clonate due scimmie con il metodo della pecora Dolly. E intanto il metodo CRISPR permette di tagliare e incollare il Dna. Le staminali embrionali in Italia invece restano vietate, ma la ricerca scientifica prosegue e rappresenta delle possibilità per la medicina: quale è la posizione del vostro partito sulla clonazione e la manipolazione genetica? Come pensate sia possibile regolarizzare anche da un punto di vista etico, oltre che politico, questo tipo di sperimentazioni?

Emilia Grazia De Biasi: “Il Ddl da me proposto affronta anche questo importante e delicato tema, cioè l’attività di ricerca scientifica sugli embrioni umani. Questa è consentita nel caso in cui vengano utilizzati gli embrioni crioconservati, che non siano destinati al trasferimento in utero nonché in situazioni di abbandono. La donazione di gamete è libera, volontaria e gratuita e il donatore rimane segreto mentre i centri di procreazione assistita garantiscano la tracciabilità del percorso delle cellule riproduttive dalla donazione all’eventuale nascita e che i dati clinici del donatore potranno essere noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della coppia, ma in nessun caso alla coppia ricevente.

I donatori non avranno diritto di conoscere l’identità del soggetto nato, che non potrà conoscere l’identità del donatore, e le cui cellule riproduttive non potranno determinare più di dieci nascite. Infine, si prevede che tutte le tecniche consentite dalla legge siano inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza, i LEA. Insomma, uno strumento concreto che metto a disposizione del Parlamento”.

Staminali, in Italia ancora tanti tabù. Qual è la posizione del vostro partito in merito? Per quale motivo ritenete che la ricerca con le staminali potrebbe o meno essere un bene per il Paese e lo sviluppo in campo medico di nuove terapie?

[senza risposta]

AMBIENTE

Abbiamo approfondito i temi legati all’ambiente con la deputata Chiara Braga, della Commissione ambiente della Camera.

Rinnovabili o nucleare? Qual è la politica energetica del vostro partito? Quale pensate che possa essere la risposta migliore alle esigenze energetiche del Paese e come pensate di soddisfarle?

Chiara Braga: “Noi abbiamo sostenuto con forza la nuova strategia energetica nazionale, che non parla assolutamente di ritorno al nucleare che consideriamo una scelta antistorica e antieconomica per il nostro Paese. L’idea è quella di puntare su uno sviluppo delle fonti rinnovabili creando quella comunità di produzione diffusa, da fonti rinnovabili, facendo una scelta sulle tecnologie più efficienti e più rispondenti agli obiettivi del nostro Paese, quindi puntare certamente ancora sull’eolico, sul fotovoltaico e sul solare a concentrazione, dunque su tecnologie avanzate.

L’altro tema è quello di dare un segnale molto netto di uscita dal carbone entro il 2025 e di progressivo superamento delle fonti fossili. Per noi i capisaldi della strategia energetica sono sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e importanza di garantire comunque costi accessibili alle famiglie e alle imprese per l’energia che è un fattore fondamentale sia di produzione che di qualità della vita delle persone.

Viviamo in un Paese, l’Italia, che è ad alto rischio sismico e idrogeologico. Quali sono le misure di prevenzione che proponete per queste aree, spesso densamente popolate? Cosa proponete per le popolazioni terremotate del centro Italia e per le zone ad altissimo rischio?

Chiara Braga: “Vogliamo proseguire nel piano di messa in sicurezza del territorio dal punto di vista idrogeologico, avviato in questa stagione di governo con l’attività di Italia sicura, continuando con l’utilizzo delle risorse europee e dei fondi di investimento nazionali di Cassa depositi e prestiti e Banca europea per finanziare il piano di interventi diffusi di prevenzione del rischio idrogeologico.

Sul fronte sismico, invece, l’obiettivo è ridurre il più possibile l’esposizione al rischio, mettendo in sicurezza le città e il patrimonio edilizio esistente. Un lavoro svolto fino ad oggi con lo strumento del Sisma bonus, già finanziato da alcuni anni, ma dobbiamo puntare anche alla messa in sicurezza sismica del patrimonio edilizio pubblico, come ad esempio le scuole, e continuando in questa direzione con convinzione”.

L’inquinamento atmosferico come emergenza ambientale e sanitaria, soprattutto nelle regioni più industrializzate del Nord Italia (ogni anni arrivano dati sempre più allarmanti per la concentrazione stagnante di particolato in pianura Padana, di recente molto hanno fatto discutere immagini satellitari molto eloquenti): cosa prevede il vostro programma in merito? 

Ritenete siano sufficienti gli interventi adottati finora dai singoli comuni a rischio, o pensate sia opportuno prevedere dei programmi più incisivi per abbassare le emissioni (trasporti, impianti di produzione, riscaldamento)?

Chiara Braga: “L’inquinamento atmosferico in Pianura Padana è legato sia ad alcune condizioni strutturali e morfologiche del territorio, ma anche alla concentrazione di molte attività e ad un sistema di trasporti ancora in larga parte inefficiente. Il nostro obiettivo è lavorare sulla diffusione delle fonti rinnovabili, in modo da ridurre la dipendenza dalle fonti fossili che sono la principale causa dell’inquinamento, e spingere su sistemi di mobilità sostenibili, come ad esempio quella ciclistica, che non sia solo una soluzione nel tempo libero, ma praticabile e sicura anche per raggiungere quotidianamente la scuola o il posto di lavoro, per questo vogliamo rifinanziare il programma sulla mobilità casa-scuola e casa-lavoro, come già fatto durante questa legislatura.

Anche la non efficienza energetica delle abitazioni è un fattore da tenere ben presente: risparmiare le emissioni legate ad un sistema energetico domestico più efficiente può davvero fare la differenza, soprattutto nelle aree densamente popolate, dove la concentrazione di attività e di fonti di inquinamento è maggiore”.

È ormai confermata da diversi studi epidemiologici che l’inquinamento atmosferico sia causa di diverse forme di tumori. Avete una posizione in merito all’istituzione del Registro Tumori dove ancora assenti?

Chiara Braga: “Sicuramente il tema dell’inquinamento e della qualità ambientale si lega strettamente con quello della sicurezza e della salute dei cittadini. Gli studi epidemiologici sono fondamentali per basare anche le politiche su dati scientifici accertati. Alcune Regioni ancora non si sono dotate dello strumento del Registro dei tumori, ma si tratta di una politica di competenza strettamente regionale di gestione del proprio sistema sanitario. Riteniamo a questo punto che sia importante un ruolo di coordinamento a livello nazionale e lo caldeggiamo”.

Il consumo di suolo avanza a ritmi insostenibili (30.000 ettari di suolo al giorno, pari a 5mila ettari di territorio, ultimi dati ISPRA): cosa prevede sull’argomento il vostro programma?

Chiara Braga: “Abbiamo scritto chiaramente nel programma che questa legislatura dovrà essere quella in cui riusciremo a dare una legge nazionale sullo stop al consumo di suolo. In questa appena finita ci abbiamo provato, ma la legge si è arenata al Senato dopo la votazione alla Camera.

A fronte di chi propone i condoni edilizi, bisogna rispondere con decisione che ciò di cui si ha bisogno è una legge sul contenimento del consumo di suolo, che vuol dire non solo fermare l’espansione della città, con costruzioni di case o aziende, ma implica anche uno sviluppo più ragionevole del sistema delle infrastrutture, che storicamente si portano dietro fenomeni di consumo di suolo correlati.

Per noi consumo di suolo sta insieme a riqualificazione delle città esistenti, con strumenti più convenienti e più semplici per recuperare quello che già c’è, piuttosto che ricostruire e consumare nuovo suolo, sottraendolo all’agricoltura che deve poter contare su una disponibilità da gestire in modo sostenibile”.

Ogm, un tema ad oggi molto dibattuto. Qual è la posizione del vostro partito? Siete favorevoli o contrari e per quale motivo?

Chiara Braga: “Nel programma non abbiamo parlato di Ogm, ma di sostenibilità del nostro sistema di produzione: la posizione che l’Italia insieme all’Europa ha attribuito agli Ogm è che bisogna continuare a sostenere in modo coerente la scienza e la tecnica applicata all’agricoltura, perché possono aiutare a migliorare i processi e a garantire più sicurezza nella produzione, ma non possono sostituire il punto di forza dell’agricoltura, che è quello della qualità e della produzione biologica”.

SCUOLA UNIVERSITÀ E RICERCA

Abbiamo approfondito i temi di Scuola, università e ricerca con Simona Flavia Malpezzi, responsabile Scuola del Pd.

Per una scuola migliore della “Buona scuola”, quali sono i cambiamenti che, nella pratica, intendete attuare? In che modo l’alternanza scuola-lavoro può essere trasformata in un’esperienza realmente formativa in grado di costituire un vero valore aggiunto per i ragazzi?

Simona Flavia Malpezzi: “Oggi assistiamo a cambiamenti radicali nei processi innovativi imposti dalla rivoluzione 4.0 che stanno mutando oggettivamente il rapporto tra scuola, formazione e lavoro. In questo senso, l’alternanza si rivela una scelta strategica per aiutare i ragazzi e contribuire a fare della scuola una comunità aperta al territorio in cui gli studenti mettono alla prova le loro conoscenze e competenze. Dobbiamo fare in modo che aumenti il numero delle imprese iscritte al Registro previsto dalla legge, intervenendo anche sulla loro capacità formativa; dobbiamo sostenere la strada della flessibilità, chiarendo che i percorsi non si esauriscono con la permanenza dei ragazzi in azienda ma che devono essere composti da un insieme di attività che possono svolgersi anche a scuola anche con il supporto del tutor aziendale: incontri con esperti, visite guidate, ricerche e progetti, impresa simulata. Nel manifesto per un’alternanza di qualità ci sono molte buone idee: lo sviluppo di un sistema territoriale stabile di raccordo, come avviene negli altri paesi europei; un piano di formazione fondato sul supporto alla progettazione; l’avvio di una revisione dell’organizzazione complessiva del lavoro nella scuola

La cosa importante è non tornare indietro, rinunciando a una grande opportunità per gli studenti. La rivoluzione in atto rende impossibile sapere quali saranno le professionalità esistenti quando i ragazzi termineranno gli studi: è indispensabile offrire loro un quadro di competenze che gli consenta di orientarsi in questa straordinaria epoca di cambiamenti. Alla luce di queste considerazioni appare evidente come l’obbligo all’alternanza scuola lavoro si rivela essere una scelta strategica per attivare i giovani nel cambiamento contribuendo a costruire una scuola come comunità aperta al territorio in cui gli studenti mettono le loro conoscenze alla prova in contesti reali.

Studio e lavoro si intrecciano nelle esperienze di alternanza: si utilizzano le conoscenze nel lavoro, si riflette sulle esperienze lavorative, si rielaborano e si valorizzano gli apprendimenti realizzati attraverso il lavoro per continuare ad apprendere. Così si impara ad imparare lungo il corso della vita, il vero patrimonio da lasciare in dotazione alle nuove generazioni in vista del futuro che li aspetta”.

Come progettate di rendere competitive le università italiane in modo da incentivare il rientro dei cervelli? In che modo questo potrà giovare al trasferimento tecnologico? Qual è la vostra posizione nei confronti delle richieste del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria?

Simona Flavia Malpezzi: “L’unico modo per rendere nuovamente competitivo il sistema universitario italiano è quello di recuperare il gap di finanziamento rispetto agli altri paesi europei dopo il grande freddo dei tagli voluti dal Governo Berlusconi nel 2008, i cui effetti sulla riduzione del personale sono finiti solo quest’anno. I Governi Renzi e Gentiloni sono riusciti, pur in un periodo ancora di grandi difficoltà per il bilancio dello Stato, a mettere in sicurezza il finanziamento basale del sistema, recuperando i valori pre-crisi.

Ora si tratta di investire nuove significative risorse nell’alta formazione e nella ricerca, che sono la chiave per ogni sviluppo duraturo del sistema culturale, tecnologico e produttivo dell’Italia. Nuovi spazi assunzionali nelle università potranno anche far rientrare, almeno in parte, i tanti giovani italiani, donne e uomini, che in questo decennio sono stati costretti a trovare lavoro di ricerca all’estero, per i quali comunque esistono già corsie preferenziali come la chiamata diretta in ruolo per chi ha trascorso almeno un triennio all’estero.

Per quanto riguarda il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria che ha chiesto, tra l’altro, il recupero delle quote stipendiali perdute a causa del blocco quinquennale degli stipendi approvato nel 2011, una prima risposta è stata già data dall’ultima legge di bilancio del Governo Gentiloni mediante un aumento stipendiale una tantum per gli anni 2018 e 2019 e, dal 2020, mediante una notevole accelerazione della carriera col passaggio definitivo degli scatti di carriera da triennali a biennali, il che consentirà di recuperare nel tempo, soprattutto per i più giovani che sono stati i più danneggiati dal blocco stipendiale, gli effetti del blocco.

Ma non è da escludere che, in parallelo con le altre categorie del pubblico impiego che hanno subito il blocco degli stipendi, anche ai docenti universitari possa essere esteso qualche ulteriore beneficio economico a compensazione del danno subito”.

Più università per tutti o un’università migliore per i più meritevoli? Meglio cancellare le tasse rischiando di non poter investire in miglioramenti nella ricerca, nella didattica e nelle strutture o puntare sulle borse di studio?

Simona Flavia Malpezzi: “Non ho alcun dubbio: l’Italia deve puntare ad allargare la platea degli studenti universitari, non a ridurla, anche per recuperare l’angoscioso primato di essere all’ultimo posto tra tutti i paesi europei per numero di laureati nella fascia 25-34 anni, nonostante la fake news che ci dipinge come il paese di tutti laureati. Per raggiungere questo obiettivo il sistema universitario deve essere in grado di offrire risposte differenziate alle differenti aspirazioni dei giovani. Offrire lauree professionalizzanti a chi desidera trovare spazio rapidamente nel mondo del lavoro tanto quanto offrire lauree di alto livello a chi desidera e ha le capacità di emergere nella competizione internazionale.

Non credo ad un sistema costituito da poche università di eccellenza su cui investire tutte le risorse disponibili. Credo invece, secondo la tradizione italiana, ad un sistema articolato di università di alto valore medio e collegate ai propri territori, in cui non manchino settori di eccellenza in ogni ateneo. Quanto alle tasse universitarie, nel 2017 è stata approvata l’innovativa e importante no-tax area: sotto i 13.000 euro (reddito e patrimonio familiare) di ISEE non si paga alcuna tassa alle università mentre, tra i 13.000 e i 30.000, le tasse sono obbligatoriamente graduate fino a un massimo di 1.190 euro per le famiglie con ISEE di 30.000 euro.

Inoltre continua a valere il limite sul gettito totale delle tasse, che non può superare in ogni ateneo il 20% del finanziamento ordinario ricevuto dallo Stato. In questo modo famiglie non abbienti o del ceto medio impoverito sono state protette da contribuzioni eccessive o molto poco progressive ed il risultato è stato immediatamente visibile con l’aumento delle matricole dopo anni di diminuzione. Esentare quindi dalle tasse tutti gli studenti universitari avrebbe, in questo momento, un solo effetto: sarebbe un regalo per le famiglie più abbienti mentre lo Stato, dovendo compensare gli atenei per il mancato gettito, dovrebbe destinare risorse al finanziamento ordinario invece che agli investimenti. Sinceramente, non mi sembra una buona idea”.

Secondo l’OCSE la spesa pubblica per le istituzioni dell’istruzione in Italia è diminuita del 14% tra il 2008 e il 2013. Intendete investire nella scuola, nelle università, nella ricerca: quale ritiene sia l’ordine di grandezza totale di questi investimenti e quale sarà la loro provenienza?

Simona Flavia Malpezzi: “Ho già detto prima che la nostra priorità è recuperare il gap di finanziamento del sistema formativo rispetto agli altri paesi europei. Questo gap è particolarmente pronunciato al livello terziario, cioè del sistema universitario e dell’alta formazione. Gli ultimi dati OCSE dicono che l’Italia è al penultimo posto in Europa, prima solo dell’Ungheria, per quota di PIL destinata all’istruzione terziaria.

Per arrivare almeno alla media europea, non certo ai valori massimi dell’Estonia, della Finlandia e della Gran Bretagna, occorrerebbe un aumento di circa il 40% di risorse statali destinate al sistema universitario. In termini assoluti questo vorrebbe dire che il finanziamento ordinario delle università statali dovrebbe passare dai 7 miliardi attuali a 10 miliardi circa. Ecco il vero obiettivo dei prossimi anni. Non è un obiettivo irraggiungibile in un quadro di paese nuovamente in crescita, di recupero dell’evasione fiscale, di controllo della spesa pubblica improduttiva. Soprattutto in un paese che torni ad avere fiducia nell’alta formazione, nella ricerca, nelle sue università”.

INNOVAZIONE

Abbiamo approfondito i temi di Innovazione e Società con il senatore Pd Mauro Del Barba, della 5° Commissione Bilancio, e con la deputata Pd Braga.

Smart city e smart land: qual è la strategia nazionale per rispondere alle necessità delle comunità nello sviluppo intelligente del nostro territorio dalle singole città fino al di fuori delle grandi aree urbane?

Mauro Del Barba: “Il concetto di “smart city” è una proiezione di comunità del futuro, definita da un insieme di bisogni che possono essere soddisfatti con soluzioni legate all’innovazione tecnologica: dalle scelte edilizie alle strategie per la mobilità e il risparmio energetico. È certo che tali obiettivi possono e debbono essere perseguiti sia in un contesto di rigenerazione urbana, sia nell’ambito dei territori.

Affinché questi obiettivi siano raggiunti, tuttavia, è importante che ci sia una strategia comune per il Paese, al fine di cogliere al massimo le opportunità di finanziamento offerte dall’Ue su questo fronte, nella consapevolezza che la difficoltà di stanziare ingenti investimenti da parte delle amministrazioni pubbliche pone anche il tema del coinvolgimento della finanza privata, attraverso costruzione di piani economici e finanziari sostenibili basati sul partenariato pubblico-privato e il coinvolgimento delle Università”.

Chiara Braga: “Lo sviluppo di smart land è la chiave di volta per evitare lo spopolamento di intere parti del Paese. Si può continuare a vivere sull’Appennino, un luogo meraviglioso e che deve esser anche presidiato, altrimenti lo si condanna all’abbandono con l’aumento del rischio idrogeologico, ma solo se si può vivere con una qualità della vita coerente con quella nostro tempo.

Non si tratta di rendere più intelligente il nostro territorio, perché non ci rivolgiamo solo alle persone più tecnologiche, ma è una condizione fondamentale per mantenere un radicamento diffuso in un Paese molto articolato come il nostro, ma che ha bisogno anche di dare risposte anche alle persone che ci vogliono continuare a vivere”.

Lo sviluppo delle intelligenze artificiali ha avviato una vera e propria rivoluzione in molti campi e le pubbliche amministrazioni di molte nazioni stanno lavorando su strumenti d’intelligenza artificiale in grado di essere sfruttati nei servizi ai cittadini: sempre più efficienti e automatizzati. Quali sono le politiche che metterete in atto per l’utilizzo delle IA in ambito pubblico?

Mauro Del Barba: “La semplificazione e digitalizzazione della Pubblica amministrazione è un obiettivo prioritario per il Pd. Una riforma rivoluzionaria in questo senso è lo SPID: un sistema di autenticazione che permette a cittadini e imprese di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti con un’identità digitale unica”.

Da anni, ormai, viviamo nel mondo dei big data e ogni giorno generiamo una enorme quantità di informazioni. Queste informazioni possono essere sfruttate (e lo sono già) nell’ambito della pubblica sicurezza. Quali saranno le vostre politiche in merito? Che proposte verranno avanzate per normare il diritto di privacy dei cittadini nell’era dei big data? 

Mauro Del Barba: “Se da un lato la tecnologia può portare grandi vantaggi, è necessario oggi più che mai proteggere i sistemi informatici e le infrastrutture critiche del Paese mediante un rinnovato sistema di CyberSecurity, così come delineato dalla nuova Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali emanata dal Presidente del Consiglio nel febbraio 2017. Anche in questo campo il partenariato pubblico-privato diventa fondamentale e il disegno di legge per favorire la costituzione e lo sviluppo di start-up innovative nel settore della sicurezza cibernetica depositato a mia firma in Senato (A.S. 2956) rappresenta un tassello fondamentale di questo disegno di cui mi farò promotore nella nuova Legislatura”.

SCIENZA E SOCIETÀ

Fake news e information disorder dilagano sul web, diventando una vera e propria emergenza. Quali sono secondo voi le misure da adottare per arginare il fenomeno e favorire la diffusione della cultura scientifica?

Chiara Braga: “Le fake news influenzano pesantemente il dibattito politico e l’opinione pubblica generale e rappresentano un problema. Ciò che io ritengo, e sottolineo che si tratta di una considerazione personale, è che l’emergenza non si potrà risolvere con il divieto o la regola.

Certamente chi gestisce i social deve porre una maggiore attenzione nella diffusione di alcuni messaggi e della loro veridicità, ma è importante fare una educazione culturale nell’uso di questi strumenti: l’idea di poterli usare in maniera del tutto irresponsabile è un aspetto culturale, quindi la risposta potrebbe essere una maggiore conoscenza delle potenzialità e dei rischi legati al cattivo utilizzo dei social network, e in questo le istituzioni a partire dalla scuola hanno un compito importante.

Viviamo in una società sempre più tecnologizzata, e come cittadini veniamo tutti messi alla prova dinanzi a sfide inedite, dalle emergenze ambientali alle nuove frontiere della medicina. Queste sfide richiedono la nostra partecipazione e il nostro contributo. Qual è la vostra opinione su queste realtà, la nostra società ha tutti gli strumenti di conoscenza necessari per affrontarle?

[senza risposta]

Credete sia necessario, nello specifico, favorire un’informazione più approfondita sui temi del cambiamento climatico e del futuro del pianeta, dei vaccini, delle emergenze alimentari e degli OGM? In che modo?

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Avete una posizione riguardo l’opportunità o meno di rivedere l’uso del termine razza nella nostra costituzione?

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Veronica Nicosia
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

4 Commenti

  1. Sanità ,ambiente, istruzione, lavoro sono termini importanti da cui nessuna politica può prescindere. Se tali questioni saranno almeno in parte condivise con la gente allora si potrà fare una buona politica

  2. A proposito di Scienza e Politica oggi non solo le due questioni vanno integrate ma sono in realtà inscindibili.Per esempio come si può discutere di innovazione se non si valutano le ricerche scientifiche mondiali nel settore delle energie alternative? Da qui a poco meno di vent’anni il solo fatto che la popolazpione mondiale userà la locomozione elettrica lasciando al passato la benzina ed il petrolio costringerà di fatto le multinazionali delprteznergia ad indirizzare i loro investimenti su settori emergenti come la robotica, le ricerche spaziali, lo storage dell’,energià elettrica con accumulatori giganteschi che serviranno intere comunità. Il mare sarà tappezzato di pale eoliche, mentre si incominceranno ad intravedere i primi modelli di veicoli ibridi per viaggiare su strada e sulla superficie del mare. La comunicazione virtuale sarà ancora più accentuata e le relazioni umane saranno tutte filtrate da account di protezione per limitare al massimo le ingerenze con il modo di pensare di ciascuno di noi.

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