SENZA BARRIERE

Wearable: dispositivi e tecnologie indossabili per la disabilità

Dagli smartwatch alle mani robotiche fino a interi esoscheletri. Sono le tecnologie che possono aiutare le persone disabili, ogni giorno.

SENZA BARRIERE – Viviamo nell’era delle tecnologie wearable: dispositivi indossabili avanzati e spesso low cost promettono di migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, consentendo di raccogliere dati utili per definire, in modo sempre più preciso, lo stato di salute di un individuo.

Smartwatch per raccogliere dati e inviare segnali di emergenza

Embrace ne è un esempio. Nato in Italia dalla startup Empatica, lo smartwatch dall’accattivante e moderno design è dotato di importanti funzionalità: è capace di monitorare i tipi più pericolosi di convulsioni, rilevare i parametri di chi lo indossa quali l’attività del sistema nervoso e la temperatura corporea, elaborare informazioni grazie all’intelligenza artificiale di cui è dotato e inviare allo smartphone di un soccorritore un allarme in caso di una crisi convulsiva.

Embrace, primo smartwatch approvato dall’agenzia americana Food and Drug Administration per uso in ambito neurologico, registra i dati fisiologici della persona, monitorando in modo costante parametri come l’attività del sonno o il movimento compiuto durante la giornata. I test di Embrace hanno coinvolto 135 pazienti per 272 giorni, dimostrando come il dispositivo da polso sia in grado di rilevare il 100 per cento delle crisi epilettiche.

Anche il morbo di Parkinson fa i conti con lo smartwatch. È PD-Watch, l’orologio ideato da Biomedicallab, facile da indossare e costituito da due componenti principali: un hardware per rilevare i movimenti del paziente e un software associato per monitorare le azioni più rapide compiute a causa dei sintomi motori. Indossato tutto il giorno può essere utilizzato per monitorare il tremore nella malattia di Parkinson, le discinesie e la bradicinesia.

Inoltre consente di individuare, per ciascun paziente, una terapia migliore e personalizzata, in grado di ridurre al minimo i sintomi motori. PD-Watch fornisce un riepilogo dell’intero monitoraggio e consente anche di effettuare un confronto tra vari monitoraggi eseguiti in giorni differenti; in questo modo è possibile verificare eventuali progressi o controllare la risposta a una terapia somministrata. Il dispositivo può essere impiegato anche per supportare la diagnosi della malattia di Parkinson in soggetti a rischio.

Tecnologie wearable low cost arrivano anche da +LAB, l’incredibile laboratorio del Politecnico di Milano che stampa oggetti innovativi in 3D, nel quale ingegneri, ricercatori, designer e maker lavorano insieme per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Ne avevamo già parlato qui, citando più progetti. Oggi, tra gli ultimi nati in casa +LAB, ricordiamo Carpale Diem, il supporto da polso realizzato interamente in PLA e concepito con una forma sistematica e pulita. Pensato per essere avvolto attorno al polso, è stato rinforzato in alcune aree particolarmente critiche per agire come supporto.

Ma +LAB sfrutta anche un nuovo approccio, dando vita a ciò che la founder Marinella Levi, docente di Ingegneria dei materiali al Polimi, definisce come la punta di diamante del laboratorio: la mostra Cicatrici, ideata e realizzata dai ragazzi di B. Livers, affetti da gravi patologie croniche e studenti del laboratorio. Con un percorso introspettivo e inaspettato, gli studenti viaggiano alla scoperta delle proprie fragilità, recuperano le cicatrici fisiche, emotive, e le portano nel mondo esterno attraverso la stampa 3D, vestendo dei propri sentimenti e delle proprie ferite non più se stessi ma le riproduzioni di grandi opere d’arte, dando vita così a nuovi capolavori – ben 41 – che saranno esposti alla Triennale di Milano dal 18 ottobre. Per tutte le info seguire il link.

Dispositivi indossabili per sordo-ciechi

Dalla Puglia arriva dbGLOVE, il dispositivo indossabile che digitalizza diversi alfabeti esistenti basati sul tatto, come il Malossi e il Braille, per consentire alle persone cieche e sordo-cieche di utilizzare tutte le funzionalità di un dispositivo mobile, comunicare con gli altri e interagire con il mondo. Gli utenti devono semplicemente digitare messaggi su dbGLOVE con l’altra mano. Il dispositivo, associato a smartphone e pc tramite un’applicazione, permetterà che i messaggi siano visualizzati sullo schermo, tradotti in discorso, oppure trasmessi via Internet. Le risposte saranno inviate direttamente al guanto dbGLOVE, che le traduce in vibrazioni tali da simulare segnali tattili, rappresentando le lettere sul palmo della mano e permettendo, così, all’utente di leggere il messaggio.

Una mano robotica per le persone con arto superiore amputato

È italiana anche Hannes, la mano robotica sviluppata da Rehab Technologies Lab, il laboratorio nato dal lavoro congiunto dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Inail. Il dispositivo, senza necessità di alcun intervento chirurgico, permetterà di restituire circa il 90% della funzionalità perduta alle persone con arto superiore amputato. Il sistema di controllo di Hannes, infatti, è di tipo mioelettrico e sfrutta gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell’arto. Questa tecnologia fa sì che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti e senza la necessità di trattamenti chirurgici invasivi.

Inoltre, Hannes mira a colmare il gap tra le complesse protesi poliarticolate e polifunzionali, caratterizzate da prestazioni e prezzi molto elevati, nonché da meccanismi delicati e complessi, e le protesi a presa tridigitale, di basso costo, robustezza e facilità di utilizzo, che offrono però versatilità ed estetica limitate. Hannes è facilmente utilizzabile, robusta e low cost ma con la capacità di raggiungere un livello di versatilità di presa ed un aspetto paragonabili a quelli della mano umana. Questo dispositivo deriva dalla tecnologia robotica della Pisa-IIT SoftHand inizialmente sviluppata per robot umanoidi e per applicazioni prostetiche, nell’ambito dei progetti Europei SoftHands e SoftPro, coordinati da IIT.

Crediti immagini: Hannes

Non solo arti ma interi esoscheletri

Al lavoro di Rehab Technologies Lab si deve anche TWIN, esoscheletro pensato come dispositivo personale, capace di “consentire ai pazienti mielolesi di deambulare autonomamente, tramite un approccio alla progettazione che enfatizza la facilità d’uso, l’indossabilità e la trasportabilità”. Il dispositivo in fase di sviluppo ha come target principale l’utilizzo su pazienti paraplegici, tuttavia, sono in corso adattamenti macchina che ne permetteranno l’utilizzo in applicazioni riabilitative anche su pazienti con disturbi di tipo neurologico.

Dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, arriva un altro esoscheletro intelligente, leggero e facile da personalizzare (meno di 60 secondi per regolare taglia e andatura), in grado di identificare la perdita di equilibrio dovuta ad uno scivolamento e, allo stesso tempo, di facilitare il recupero della stabilità. Si tratta di un dispositivo indossabile che coadiuva l’utilizzatore durante compiti motori quotidiani, capace di assisterlo a seguito di uno scivolamento improvviso, contribuendo a evitare una possibile caduta. Progettato come ausilio per le persone anziane, potrebbe trovare altri utilizzi nell’agevolare persone con ridotta mobilità nello svolgimento di attività quotidiane.

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Milly Barba
Comunicatrice scientifica, social media manager e speaker radiofonica. Curo la rubrica #SenzaBarriere dedicata al tema disabilità.

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