domenica, Settembre 15, 2019
LIBRI

È ora di ribellarci al tempo

Come mettere in atto una vera rivoluzione in sanità? Lo ha raccontato Victor Montori durante il meeting di Forward - Le parole dell’innovazione in sanità

Perché ci ribelliamo” è il titolo emblematico che Victor Montori, medico presso la nota Mayo Clinic americana, ha scelto per il suo nuovo libro, uscito in queste settimane a cura de Il Pensiero Scientifico Editore. L’idea di fondo, innovativa, di Montori è che senza fare la rivoluzione non è più possibile pensare a una cura che sia davvero attenta e premurosa – per citare il sottotitolo – verso il paziente. Chiaramente Montori non si riferisce alla messa a soqquadro del sistema sanitario, ma a una necessaria ricalibrazione delle tempistiche per decostruire l’”industrializzazione della medicina”, che implica sempre meno tempo da dedicare al paziente e sempre di più per alimentare il sistema, che giustamente si fa via via più informatizzato, e che trasforma piano piano, in modo impercettibile, il medico o l’infermiere in utenti.

Perché e come ribellarsi?

La domanda su perché e come ribellarci è stata al centro del dibattito della Terza Riunione annuale di 4words – Le parole dell’innovazione in sanità, che ha visto riunirsi lo scorso 31 gennaio a Roma molti esperti di sanità pubblica. L’incontro rientra all’interno del progetto Forward, messo in piedi dal Pensiero Scientifico Editore con il supporto scientifico del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio. Obiettivo: riflettere e approfondire non tanto ciò che è attuale oggi, ma quello che lo diventerà nel prossimo futuro nell’ambito del settore sanitario.

“La musica ci aiuta perfettamente a capire di che cosa stiamo parlando” racconta a OggiScienza Rodolfo Saracci dello IARC di Lione, che moderava l’incontro facendo dialogare Victor Montori con Paola Michelozzi del Dipartimento di epidemiologia della regione Lazio sul tema del tempo in sanità.

“Pensiamo al Bolero di Ravel. Secondo i calcoli del suo compositore dovrebbe durare circa 17 minuti, ma nel corso dei decenni ci sono stati compositori come Toscanini che ne hanno diretto versioni da 13 minuti, accelerate, e altre più lente. Ma è sempre il Bolero, non ci sbaglia. Pensiamo invece di accelerare di più, e poi ancora di più, e ancora di più: che cosa succederebbe al Bolero? Che la composizione risulterebbe a un certo punto talmente compressa da scomparire. Questo è esattamente ciò che accade in sanità: comprimendo al massimo i temi dedicati al rapporto con il paziente – cosa che sta accadendo inesorabilmente – il rapporto terapeutico stesso scompare. Fuor di metafora, non basta avere più tempo disponibile, se lo si traduce con vedere più pazienti: bisogna dilatare il tempo dedicato a ognuno”.

Time is money

Il punto di partenza della “rivoluzione” – continua Saracci – è la nota equazione di Benjamin Franklin “time is money”, il tempo è denaro. È quella che va messa in discussione. Un binomio molto simile a quello che Montori nel suo libro descrive con l’espressione tanto in voga in ambito sanitario “niente soldi, niente missione”. Alla base di questo processo c’è la necessità di invertire la polarità nel mondo dell’assistenza sanitaria; far sì cioè che i policy makers, i payers e i dirigenti rendano conto ai clinici e ai pazienti del loro operato. Non più viceversa. Solo in questo modo – chiosa Saracci – rimettendo al centro la questione del tempo si potrà finalmente andare controcorrente nella dinamica qualità/costo come misura della qualità dell’assistenza clinica.

Dal punto di vista dell’autore, non si può trattare di un processo spontaneo. È chiaro: al sistema conviene misurare se stesso in termini di costo/efficacia. La vera rivoluzione – e il senso probabilmente che ha spinto Montori ha scegliere questo termine impegnativo – può solo partire dal basso, dai pazienti. Sono loro che possono trainare i clinici in un processo a catena, a patto ovviamente che si investa sempre di più sul dialogo fra medici e pazienti. Non a caso l’autore ha dato vita a The Patient Revolution, un’organizzazione no profit che sviluppa strumenti e programmi per alimentare questi dialoghi. Siamo di fronte dunque a una rivoluzione paradossale: il desiderata (avere più tempo per ascoltare i propri pazienti) diventa in qualche modo la premessa (ascoltarsi di più) affinché la rivoluzione abbia inizio e si traduca in benefici clinici, prima di tutto.


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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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