martedì, Novembre 12, 2019
IN EVIDENZASALUTE

I rischi delle lampade abbronzanti

Le lampade abbronzanti e i lettini solari fanno male? In Brasile sono vietati dal 2009 così come in Australia: i dati sulla cancerogenicità di raggi UV-A e UV-B non lasciano spazio a dubbi.

No Tan is Worth Dying For, “non c’è abbronzatura per cui valga la pena morire”, è stato lo slogan di una delle più efficaci campagne di prevenzione del melanoma promosse negli anni 2000 in Australia attraverso l’associazione SunSmart. Una settimana prima del suo ventiseiesimo compleanno Clare Olivier, ragazza australiana deceduta per un melanoma maligno, ha deciso di portare in tv la propria storia. La risonanza mediatica è stata così forte da riuscire a cambiare in modo profondo l’approccio della popolazione verso l’uso delle lampade abbronzanti. La giovane donna australiana dichiarava che per lei l’abbronzatura era sempre stata molto importante e che da anni utilizzava i solarium o non si proteggeva dal sole in modo efficace.

Nel corso di circa cinque anni, l’Australia è riuscita a mettere al bando l’uso dei lettini abbronzanti e delle lampade solari UV. Si tratta di un caso esemplare. “A monte sono state fatte delle considerazioni di tipo socio-sanitario ed economico” racconta a OggiScienza Craig Sinclair, direttore del World Health Organisation Collaborative Centre for UV Radiation, con sede a Melbourne. “Erano troppi i decessi per melanoma causati dalle lampade abbronzanti, troppi i costi che doveva sostenere il sistema sanitario nazionale in termini di vite umane e di risorse. La strategia adottata è stata di tipo incrementale: prima sono state vietate ai minori di 18 anni, poi, dopo circa tre anni, si è arrivati alla completa eliminazione dal mercato sulla base delle decisioni prese dai singoli Stati. Questo ha dato al mercato il tempo di adattarsi al cambiamento normativo e tutti i solarium sono diventati per lo più centri estetici”.

30 anni di sensibilizzazione

Per riuscire a convincere la popolazione della pericolosità dei raggi UV, sia solari che delle lampade abbronzanti, “sono serviti trent’anni di campagne di sensibilizzazione” continua Sinclair. “È importante che le persone siano informate del rischio che corrono utilizzando le lampade o esponendosi al sole in modo non protetto”. Se questa politica abbia diminuito l’incidenza di morti per tumori maligni della pelle “è ora in fase di analisi” afferma Sinclair, e i dati dei risultati ottenuti sono certamente attesi in un Paese, l’Australia, che ha il più alto tasso di cancro alla pelle a livello mondiale.

I dati epidemiologici sulla cancerogenicità delle lampade UV-A e UV-B sono incontrovertibili: nel 2009 I’International Association for Research on Cancer (IARC) ha dichiarato i raggi UV cangerogenici di primo grado. Secondo i dati raccolti dal report IARC, il rischio di tumore maligno della pelle aumenta del 20% ogni dieci anni a partire dalla prima esposizione alle radiazioni UV delle lampade solari. Questo significa che quanto prima si inizia ad esporsi, tanto più aumenta il rischio di cancro alla pelle.

Il Brasile, nel 2009, è stato il primo Paese al mondo a porre il divieto totale dei lettini solari, ma con risultati scadenti a causa della difficoltà di monitorare sul territorio l’effettiva applicazione del provvedimento. In Germania, dove è stato adottato un sistema meno invasivo, ponendo il divieto ai minorenni, il problema è invece sul piano giuridico perché un divieto totale andrebbe contro la costituzione, che afferma la libertà della persona. Un approccio che vieti totalmente di esporsi alle lampade abbronzanti, quindi, potrebbe sortire effetti opposti a quelli desiderati, a causa di una prevedibile forte resistenza da parte della popolazione verso un provvedimento così limitante.

In Italia, il decreto legge 201/2011 è l’emanazione di un regolamento attuativo della legge del 4 gennaio 1990 per la “Disciplina dell’attività di estetista”. Nel decreto legge è previsto che solo i maggiorenni possano fare sedute con lampade abbronzanti e si dice, inoltre, che “l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia l’uso delle apparecchiature per l’abbronzatura artificiale a chiunque” in ragione dei dati riportati nel rapporto IARC. Tuttavia, la legge italiana sottolinea il miglioramento, nel corso degli anni, delle attrezzature utilizzate per – citando il decreto – “ridurre il rischio di danni a breve e a lungo termine” e rimarca il progressivo passaggio da lampade con raggi UV-B a quelle con raggi UV-A, “che hanno differenti spettri di emissione, cioè differenti rapporti fra le intensità” delle due radiazioni.

Ora le lampade sono meno pericolose?

“I raggi UV-A non sono bloccati dalla melanina ma vanno più in profondità” precisa a OggiScienza il Prof. Giovanni Leone, responsabile dell’Unità di Fotodermatologia all’Istituto Dermatologico San Gallicano – Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. “Persiste questa cattiva informazione per cui si pensa che le lampade UV-A siano meno dannose, mentre tutta la letteratura scientifica riconosce i raggi UV-A come i principali responsabili del melanoma. In questo modo, rimane radicato il vecchio concetto che i raggi UV-B, che provocano la scottatura visibile, siano più dannosi.”

Leone sottolinea come “a livello italiano non ci sono dati completi sui casi di cancro della pelle causati dai raggi UV-A, ma nella pratica clinica quotidiana riscontriamo delle tendenze preoccupanti: il 35% degli adulti che si curano nel nostro Istituto si sono sottoposti a un trattamento con lampade abbronzanti e, tra gli adolescenti, il 60% almeno una volta; più del 50% inizia prima dei 21 anni e un terzo prima dell’età di 18 anni”. Se i dati italiani non sono disponibili perché mancano studi a riguardo, Leone cita quelli americani, dove si stima che 400 mila casi di cancro cutaneo all’anno possano essere dovuti all’esposizione alle lampade.

(cliccate su play per la timeline 2003-2016)

Alessandro Polichetti, primo ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sottolinea come “seppure sia stata riconosciuta la cancerogenicità dei lettini abbronzanti, la legge italiana si sia limitata a porre il divieto ai minori di 18 anni e, sostanzialmente, al recepimento della normativa europea, che impone un limite all’intensità di queste apparecchiature abbronzanti, che non devono emettere radiazioni più di quanto emette il sole ai Tropici”.

Secondo Polichetti, questo decreto legge lascia tuttora aperti una serie di fraintendimenti, come la presunta minore pericolosità di queste lampade perché emettono meno radiazioni. “In realtà” afferma il ricercatore, “anche se limitate, queste radiazioni sono pericolose comunque. L’esposizione ai raggi, solari o delle lampade, provoca la produzione di melanina, che è la colorazione del pigmento. Si tratta di un meccanismo di protezione della pelle che si è sviluppato nel corso di millenni di evoluzione umana, ma va compreso che l’annerimento della pelle è la risposta a un danno a livello del DNA che è già avvenuto”.

Un secondo luogo comune è che fare le lampade serva a preparare la pelle per andare al mare e, quindi, ad evitare le scottature solari. “Ma questo non è vero” precisa Polichetti “perché le lampade emettono soprattutto raggi UV-A, mentre il sole emette anche raggi UV-B, che provocano la scottatura. Si è a lungo pensato che le lampade UV-A fossero più sicure, ma in realtà non è così. Le lampade UV-A anneriscono la melanina già presente, ma il fattore di protezione che possono dare è pari a un livello 2 o 3 di crema solare, quindi nullo”. A ben vedere, anche le creme solari si sono evolute: dapprima con solo fattore di protezione UV-B a quelle più recenti, che comprendono anche il fattore di protezione UV-A. Si ribadisce inoltre l’importanza di usare la giusta quantità di protezione e di ri-applicarla più volte.

Altro luogo comune da sfatare è che se l’esposizione al sole favorisce la produzione di vitamina D, questo avvenga anche con le lampade abbronzanti. “Per avere un livello sufficiente di vitamina D basta fare vita all’aria aperta, con viso, gambe e braccia scoperte senza eccedere nell’esposizione” afferma Polichetti. “Chi, per motivi particolari, non può esporsi al sole esistono in commercio integratori di vitamina D e anche alcuni alimenti sono indicati per favorirne la produzione come le uova, l’olio di fegato di merluzzo o i funghi”.

Ogni pelle ha i suoi problemi

Ci sono poi altri problemi legati, paradossalmente, a chi ha la pelle scura: “Gli emigrati che dai Paesi del Sud del mondo vanno nei Paesi nordici rischiano di avere carenza di vitamina D perché la pelle scura non fa passare i raggi solari UV e quindi c’è il rischio di malattie come il rachitismo” sottolinea ancora il ricercatore dell’ISS. “Noi dell’Istituto superiore di Sanità sconsigliamo fortemente l’uso dei lettini solari e delle lampade abbronzanti ma per diffondere questa cultura bisogna fare corretta informazione. Noi siamo un organo tecnico, non possiamo vietare. Dopo di noi è necessaria un’azione politica, ma su quella non possiamo intervenire”.

Per capire come potrebbe funzionare un’azione di informazione efficace, Giovanni Leone dell’Istituto dermatologico San Gallicano porta l’esempio degli Stati Uniti, “dove in alcuni Stati su tutti i siti internet, a partire da quello del Ministero della Sanità, ci sono raccomandazioni molto severe di vietare i lettini solari ai minori di 18 anni. Inoltre, in alcuni Paesi, non si possono pubblicizzare questi centri parlando in termini di ‘abbronzatura sicura’: sono vietate le dizioni del tipo ‘non ci sono raggi nocivi’, ‘non ci sono effetti collaterali’. Ci sono delle regole precise, per cui non si può fare pubblicità e non si possono diffondere affermazioni ingannevoli per il pubblico”.

L’Italia su questo fronte, invece, non prevede particolari limitazioni e non si rischia di incorrere in sanzioni.

Secondo Giovanni Leone “Sarebbe necessario almeno uno screening per quelle fasce di popolazione fortemente a rischio perché utilizzatrici di lampade abbronzanti: le donne, soprattutto se hanno iniziato  a utilizzare lampade da prima dei 35 anni, anche se di carnagione scura perché hanno lo stesso rischio di tumore della pelle dei fototipi chiari”. In Italia i dati ISTAT confermano un aumento nella popolazione italiana dei tumori maligni della pelle:  nel periodo 2003-2016 si è passati dal 0,93% al 1,18% sul totale di tutti i decessi per tumore. Anche se non è ancora possibile fare un’esatta attribuzione di quanti di questi decessi siano dovuti all’esposizione alle lampade solari, visti i risultati delle esperienze di altri Stati, sarebbe ragionevole approfondire il problema anche nel nostro Paese.


Leggi anche: Creme solari, dall’autoproduzione alla tutela dell’ambiente

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.    Fotografia Alexis O’Toole – Wikimedia Commons CC BY-SA 2.0

8 Commenti

  1. Se le persone esagerano con fumo alcol e sole allora che facciamo? Si vieta tutto? E lo schifo che ogni giorno ci respiriamo? Hanno rotto le scatole con questi articoli. Basta non esagerare e se sei bianco hai tanti nei e ti scotti facilmente le lampade non te le fai e non vai nemmeno al mare in costume. Questi studi devono informare sui rischi in maniera obiettiva e razionale. Purtroppo continuano ad essere studi di parte..

    1. @ Daniele

      Se le persone esagerano con fumo alcol e sole allora che facciamo? Si vieta tutto?

      Mi sembra che, in Italia, sia vietato “tutto” (fumo, alcol e lettini abbronzanti) ai soli minorenni.
      Pensa sia sbagliato?

      E lo schifo che ogni giorno ci respiriamo?

      E questo che centra?
      Dal momento che respiriamo dello “schifo” ogni giorno, dovremmo rinunciare a disincentivare fumo, A
      alcol e lettini abbronzanti?

      Hanno rotto le scatole con questi articoli.

      Davvero?
      Io ne leggo molto pochi sul rischio delle lampade abbronzanti.
      Per lo meno in paragone a quelli sui rischi del fumo, dell’alcol, della cattiva alimentazione e del gioco d’azzardo.
      Molte cose che ho letto non le sapevo per nulla: io ero ancora fermo a quando si diceva che i raggi UV-B sono cancerogeni e gli UV-A, molto probabilmente, no.

      Basta non esagerare e se sei bianco hai tanti nei e ti scotti facilmente le lampade non te le fai e non vai nemmeno al mare in costume.

      L’articolo che sta commentando, con un’esasperazione che non riesco a capire, mi sembra dica una cosa ben diversa: “anche se di carnagione scura perché hanno lo stesso rischio di tumore della pelle dei fototipi chiari“.

      Questi studi devono informare sui rischi in maniera obiettiva e razionale. Purtroppo continuano ad essere studi di parte…

      Quali studi sarebbero di parte?
      E quale parte?

  2. @ E.K.HORNBECK

    Capisce la differenza tra disincentivare un uso sbagliato ed il porre un totale divieto?
    Se decidiamo di VIETARE le cose che fanno male allora dovremmo togliere dal mercato vino birra sigarette sigari ecc..
    Se decidiamo di INFORMARE IN MANIERA OBIETTIVA E RAZIONALE le persone vengono sensibilizzate sui rischi dovuti all’uso scorretto.

    Lampade fumo ed alcol sono tutte vietate per i minorenni e sono d’accordo ma per le ragioni di cui sopra, non sono d’accordo sul porre un divieto totale per i maggiorenni.

    Ci sono persone che trovano benefici da questi trattamenti, alcuni dermatologi le consigliano per chi ad esempio ha problemi di psoriasi Dermatiti Atopiche, Dermatiti Seborroiche, Acne. Per non parlare degli infiniti benefici dovuti alla sintetizzazione della vitamina D possibile grazie alla luce.
    In Germania con quel tipo di clima c’è una cultura del solarium molto importante. Se ci si affida a dei professionisti che utilizzano attrezzature adeguate, le lampade possono fare meno male del Sole.

    Per me questi studi rientrano tra quelli che creano allarmismo su un tema anche per fare audience.

    Perchè è di parte?
    Quando l’articolo parla della vitamina D…in inverno come fai a prendere luce su tutto il corpo? Vai in giro nudo?Specialmente nei paesi nordici tipo in Germania che è sempre nuvoloso? E che soluzione mi dai? Integratori? Quindi dovrei prendere per tutta la vita integratori? Chi li vende questi integratori? Si è accesa qualche lampadina? Detto questo non dico che la soluzione è nelle lampade per tutta la vita ma in alcuni casi la lampada potrebbe apportare dei benefici.

    Tutto qui, io penso che le lampade abbronzanti(come ad esempio il vino) facciano male nel momento in cui se ne faccia un uso sbagliato.
    Come su tutto non bisogna esagerare

    1. @ Daniele

      Capisce la differenza tra disincentivare un uso sbagliato ed il porre un totale divieto?

      Secondo lei?

      Lampade fumo ed alcol sono tutte vietate per i minorenni e sono d’accordo ma per le ragioni di cui sopra, non sono d’accordo sul porre un divieto totale per i maggiorenni.

      E le risulta che, in Italia, si stia seriamente ipotizzando di vietare le lampade abbronzanti anche agli adulti?
      Nell’articolo non trovo nessun cenno a questo.

      Ci sono persone che trovano benefici da questi trattamenti, alcuni dermatologi le consigliano per chi ad esempio ha problemi di psoriasi Dermatiti Atopiche, Dermatiti Seborroiche, Acne.

      D’accordo.
      Rimane pero’ il fatto che sono cancerogene.
      Non dico che un medico non possa ritenere opportuno prescriverle, valutati i rischi e i benefici.
      Ma, in assenza di una precisa motivazione medica, direi che dovrebbero essere disincentivate proprio come si disincentiva il fumo a l’alcol.

      Per non parlare degli infiniti benefici dovuti alla sintetizzazione della vitamina D possibile grazie alla luce.

      L’articolo pero’ ci dice che, secondo il dott. Polichetti, “Per avere un livello sufficiente di vitamina D basta fare vita all’aria aperta, con viso, gambe e braccia scoperte senza eccedere nell’esposizione”.
      Quindi non vedo proprio l’utilita’ nel ricorrere ai lettini abbronzanti, considerando anche che, a quanto leggo, la vitamina D e’ sintetizzata principalmente dai raggi UV-B mentre le lampade abbronzanti emettono sopratutto UV-A.
      Poi, personalmente, sono moderatamente fotofobico ed evito accuratamente la luce diretta del sole (c’e’ chi mi scambia per un vampiro, finquando non scopre che sono ghiotto di aglio) e considererei un attentato la proposta di sottopormi ai raggi di una lampada abbronzante. Anche in spiaggia, mi cospargo di crema con protezione solare 50 e passo le giornate rigorosamente sotto l’ombrellone fino a poco prima del tramonto. Eppure, pur non prendendo integratori specifici, mai ho avuto problemi dovuti a carenza di vitamina D.
      Presumo quindi che non sia necessaria un’esposizione esagerata per ottenere gli “infiniti benefici dovuti alla sintetizzazione della vitamina D”.

      Se ci si affida a dei professionisti che utilizzano attrezzature adeguate, le lampade possono fare meno male del Sole.

      Dal presente articolo mi sembra di capire il contrario.
      Almeno se ci riferiamo a lampade che emettono raggi ultravioletti.

      Per me questi studi rientrano tra quelli che creano allarmismo su un tema anche per fare audience.

      Allarmismo, pero’, che mi sembra alquanto diffuso tra gli oncologi.
      E non mi sembra che lei ci stia proponendo studi che affermano il contrario.

      Perchè è di parte?
      Quando l’articolo parla della vitamina D…in inverno come fai a prendere luce su tutto il corpo? Vai in giro nudo?Specialmente nei paesi nordici tipo in Germania che è sempre nuvoloso? E che soluzione mi dai? Integratori? Quindi dovrei prendere per tutta la vita integratori? Chi li vende questi integratori? Si è accesa qualche lampadina?

      Come se il nostro corpo non conservasse, per l’inverno, l’eccesso di produzione di vitamina D dell’estate…
      Comunque, secondo lei, la “parte” sarebbe quella dei produttori e venditori di integratori?
      Quanto il presente articolo ci riporta le parole di un ricercatore che chiarisce che “Per avere un livello sufficiente di vitamina D basta fare vita all’aria aperta, con viso, gambe e braccia scoperte senza eccedere nell’esposizione” e che, “anche alcuni alimenti sono indicati per favorirne la produzione come le uova, l’olio di fegato di merluzzo o i funghi”?
      Forse dobbiamo sospettare anche la lobby dei produttori e venditori di uova?
      In ogni caso, se la vita all’aria aperta non basta (e in Germania generalmente basta, visto che ci hanno vissuto per millenni senza integratori, senza lettini abbronzanti e con un’esposizione ai raggi UV-A e UV-B persino inferiore a quella di oggi, visto che la fascia di ozono non era assottigliata dall’inquinamento contemporaneo) e se non ci piacciono funghi e uova, possiamo scegliere tra lampade abbronzanti e integratori.
      Lei si lamenta del fatto che gli integratori (che non mi risulta siano cancerogeni, anzi…) hanno un costo.
      Forse che l’esposizione alle lampade abbronzanti (che invece sappiamo essere cancerogena) e’ gratuita?
      Non dovremmo forse diffidare anche della lobby dei centri abbronzanti?
      Non sono proprio loro che accendono qualche lampadina?

      in alcuni casi la lampada potrebbe apportare dei benefici.

      Ma, in assenza di un medico che *prescrive* — dopo aver bilanciato i benefici con i rischi — la lampada abbronzante per ben precisi pazienti, io tenderei a dissuadere.

      io penso che le lampade abbronzanti(come ad esempio il vino) facciano male nel momento in cui se ne faccia un uso sbagliato.
      Come su tutto non bisogna esagerare

      Non e’ vero che “tutto” faccia bene nelle giuste dosi e che “su tutto non bisogna esagerare”.
      Per alcol (e, in generale, per gli alimenti) puo’ essere vero ma non per il fumo: qualunque dose e’ un uso sbagliato; qualunque dose e’ un’esagerazione.
      E mi sembra proprio che questo articolo ci spieghi che le lampade abbronzanti (fatto salvi casi particolari meritevoli di prescrizione medica) siano molto piu’ simili al fumo che all’alcol.
      Le ricordo le parole di Craig Sinclair: “Erano troppi i decessi per melanoma [in Australia] causati dalle lampade abbronzanti, troppi i costi che doveva sostenere il sistema sanitario nazionale [australiano] in termini di vite umane e di risorse”.

  3. @ E.K.HORNBECK

    La capisce la differenza tra disincentivare un uso sbagliato ed il porre un totale divieto?
    Se decidiamo di VIETARE le cose che fanno male allora dovremmo togliere dal mercato vino birra sigarette sigari ecc..
    Se decidiamo di INFORMARE IN MANIERA OBIETTIVA E RAZIONALE le persone vengono sensibilizzate sui rischi dovuti all’uso scorretto.

    Lampade fumo ed alcol sono tutte vietate per i minorenni e sono d’accordo ma per le ragioni che ti dicevo sopra, non sono d’accordo sul porre un divieto totale per i maggiorenni.

    Ci sono persone che trovano benefici da questi trattamenti, alcuni dermatologi le consigliano per chi ad esempio ha problemi di psoriasi Dermatiti Atopiche, Dermatiti Seborroiche, Acne. Per non parlare degli infiniti benefici dovuti alla sintetizzazione della vitamina D possibile grazie alla luce.
    In Germania con quel tipo di clima c’è una cultura del solarium molto importante. Se ci si affida a dei professionisti che utilizzano attrezzature adeguate, le lampade possono fare meno male del Sole.

    Per me questi studi rientrano tra quelli che creano allarmismo su un tema anche per fare audience.

    Perchè è di parte?
    Quando l’articolo parla della vitamina D…in inverno come fai a prendere luce su tutto il corpo? Vai in giro nudo?Specialmente nei paesi nordici tipo in Germania che è sempre nuvoloso? E che soluzione mi dai? Integratori? Quindi dovrei prendere per tutta la vita integratori? Chi li vende questi integratori? Si è accesa qualche lampadina? Forse c’è l’interessa di qualche azienda farmaceutica?
    Non dico che la soluzione sia solarium per tutti per tutta la vita ma in maniera giusta qualcuno potrebbe trarne beneficio.

    Tutto qui, io penso che le lampade abbronzanti(come ad esempio il vino) facciano male nel momento in cui se ne faccia un uso sbagliato.
    Come su tutto basta non esagerare

    ps. Anch’io non capisco qual’è il motivo per cui mi ha dovuto rispondere con tutta questa esasperazione. Eppure ho scritto un commentuccio di 4 righe. Lei ha voluto aprire un dibattito punto per punto

    1. @ Daniele

      ps. Anch’io non capisco qual’è il motivo per cui mi ha dovuto rispondere con tutta questa esasperazione. Eppure ho scritto un commentuccio di 4 righe. Lei ha voluto aprire un dibattito punto per punto

      L’esasperazione e’ solo sua che arriva addirittura a urlare nei suoi interventi.
      Io sono solo sorpreso da un intervento che fa affermazioni come “ci hanno rotto le scatole con questi articoli” e “Purtroppo continuano ad essere studi di parte..” — che sono alquanto ingenerose se non infamanti — in presenza di un articolo che, al contrario, trovo estremamente interessante, istruttivo e per nulla scontato.

      Quanto ad “aprire un dibattito punto per punto”, ha ragione: io sono fatto cosi’ e molti mi paragonano a un mastino per la tenacia con cui dibatto. E mi ci diverto pure.
      Ma dovrebbe esserne felice, visto che la stimolo a esprimere meglio il suo pensiero che, in un “commentuccio di 4 righe”, non poteva che essere eccessivamente compresso.

      1. Va bene le faccio i complimenti perchè riesce a divertirsi in questi dibattiti anche se a volte tira fuori cose che io non ho detto ad esempio il fatto che lamento il costo degli integratori(tra l’altro le lampade costano più degli integratori) Comunque resto contrario a questo modo di creare allarmismo. Studi che dicono il contrario ci sono anche se lei mi dirà che sono finanziati da una lobby di solarium. Nell’articolo si parla come ci sia un problema a livello giuridico in Germania per chiudere i solarium (come nel voler dire andrebbero chiusi ma non lo si fa solo per un problema giuridico) Io mi continuo a fare le lampade senza esagerare anche perché al mare in mezzo alle feci non mi piace stare. Ci stanno persone che crepano di lavoro sotto il sole e stanno a pensare a 15 minuti di sole artificiale. Io da quando mi faccio le lampade ho trovato molti benefici sulla pelle anche a livello di umore. Poi ci sono centri all’avanguardia dove le lampade ormai sono tutte a bassa pressione quindi più UVB e lampade con luce rossa per la stimolazione del collagene. Il settore dell’abbronzatura artificiale credo che si sia evoluto negli ultimi anni. Questi articoli a senso unico non mi piacciono. Bisogna mettere a confronto i pro ed i contro e tirare le somme. Ma soprattutto soffermarsi sulle cattive abitudini delle persone(uso esagerato dei solarium e nessuna protezione).
        In Australia ma le assicuro anche in Italia la gente, dopo una giornata di mare si spara 20 minuti di lampada. Poi quando ci si ammala di tumore la colpa di chi sarebbe, sempre dei solarium?

  4. @ Daniele

    resto contrario a questo modo di creare allarmismo. Studi che dicono il contrario ci sono anche se lei mi dirà che sono finanziati da una lobby di solarium

    Io non dico niente, a riguardo.
    Non so neppure a quali studi si sta riferendo.
    Piuttosto trovo ingeneroso parlare di “studi di parte”, senza fare dei riferimenti puntuali ad eventuali legami tra gli autori e le presunte lobby che li influenzerebbero: un atteggiamento del genere, come lei stesso si sta rendendo conto, porta a dubitare, a prescindere, di qualsiasi studio.

    Nell’articolo si parla come ci sia un problema a livello giuridico in Germania per chiudere i solarium (come nel voler dire andrebbero chiusi ma non lo si fa solo per un problema giuridico)

    Non e’ un problemino giuridico da nulla: e’ la costituzione.
    Cioe’… non proprio la costituzione… la federazione tedesca non ha una vera e propria costituzione ma una la “legge fondamentale”. Che e’ poi una costituzione provvisoria e, all’atto pratico, dovrebbe essere equivalente.
    Quindi, per quanto riguarda la Germania, i suoi timori di divieto dovrebbero essere fugati.
    Quanto all’Italia, non mi risultano iniziative legislative in quel senso.

    Io mi continuo a fare le lampade senza esagerare anche perché al mare in mezzo alle feci non mi piace stare

    Ne ha facolta’ e non saro’ certo io a chiedere di vietarglielo (partendo dall’assunto che lei sia maggiorenne).
    Pero’, francamente, non mi sembra una grande idea.
    Capisco il disprezzo per un mare non proprio limpido; ma non e’ necessario andare al mare (e tantomeno immergersi) per prendere un po’ di sole. Ci sono anche i parchi, le terrazze, le piscine all’aperto.

    Ci stanno persone che crepano di lavoro sotto il sole e stanno a pensare a 15 minuti di sole artificiale.

    Questo pero’ e’ un esempio di “benaltrismo” da manuale.
    Se altri muoiono lavorando sotto il sole, non dobbiamo informare chi si espone alle lampade abbronzanti che sono cancerogene?

    Si’: stanno a pensare a 15 minuti di sole artificiale proprio poiche’ (ricordo le parole di Craig Sinclair) “Erano troppi i decessi per melanoma causati dalle lampade abbronzanti, troppi i costi che doveva sostenere il sistema sanitario nazionale in termini di vite umane e di risorse”.

    Io da quando mi faccio le lampade ho trovato molti benefici sulla pelle anche a livello di umore

    Immagino che l’effetto placebo abbia la sua parte ma… proprio sicuro che non avrebbe gli stessi benefici prendendo il sole in terrazza?

    Questi articoli a senso unico non mi piacciono. Bisogna mettere a confronto i pro ed i contro e tirare le somme

    A volte gli articoli, e gli studi, sono a senso unico proprio perche’ hanno messo a confronto i pro e i contro e hanno tirato le somme.

    In Australia ma le assicuro anche in Italia la gente, dopo una giornata di mare si spara 20 minuti di lampada. Poi quando ci si ammala di tumore la colpa di chi sarebbe, sempre dei solarium?

    Certo che no.
    Ma non e’ che il solarium migliora le cose.
    Poi e’ chiaro che anche il sole e’ pericoloso. Sopratutto oggi, con la fascia di ozono assottigliata.
    E’ chiaro che le cattive abitudini delle persone sono devastanti.
    Ma visto che si e’ capito che le lampade a ultravioletti aumentano comunque il rischio di prendersi un cancro, per quale motivo dovremmo classificare come “creare allarmismo” l’informare la popolazione di questo?

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