sabato, Novembre 23, 2019
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Più specie per il pipistrello ferro di cavallo

La scoperta di nuove specie può aiutare a riscrivere l'albero filogenetico del genere

Diffusi nelle regioni temperate e tropicali di Europa, Africa, Asia, Australia orientale e del nord, i pipistrelli ferro di cavallo sono caratterizzati da un naso dalla forma davvero particolare, cui devono il loro nome e che usano per l’ecolocazione. Per gli scienziati sono interessanti anche a causa della loro posizione nell’albero filogenetico dei pipistrelli e perché, sebbene il genere cui appartengono (Rhinolophus) presenti un gran numero di specie, sono poco note le inter-relazioni che le legano. Ora, un nuovo articolo pubblicato su BMC Evolutionary Biology suggerisce che le specie di pipistrello ferro di cavallo possano essere almeno dodici più di quelle credute in precedenza. Questo risultato, che dovrà essere confermato da ulteriori esami, può aiutare a riscrivere l’albero filogenetico del genere.

Un genere variegato

I pipistrelli del genere Rinolophus sono ben caratterizzati dalle foglie nasali, tre espansioni membranose che circondano la cavità nasale e di cui una, in particolare, assume la forma che da’ il nome al genere. Questa strana struttura contribuisce, insieme ai movimenti della testa, a orientare gli ultrasuoni emessi attraverso la cavità nasale, permettendo ai pipistrelli di volare con la bocca chiusa. Questi animali rappresentano un gruppo molto variegato: accomunati, oltre che dal naso, dalla dieta basata sugli insetti e qualche artropode, i pipistrelli ferro di cavallo presentano per il resto caratteristiche differenti. Alcuni, ad esempio, vivono in grandi colonie all’interno di caverne, mentre altri preferiscono i buchi nei tronchi degli alberi e altri ancora dormono sui rami all’aperto.

Negli ultimi anni è cresciuto il numero di specie di Rinolophus conosciute, che è salito da 77 a oltre 100. Tuttavia molto, della storia evolutiva e delle relazioni filogenetiche di questi animali, è ancora poco noto. I pipistrelli dell’Africa orientale, ad esempio, pur rappresentando una delle popolazioni più ricche, sono stati poco studiati. Ed è proprio su questa zona del mondo che si sono concentrate le ricerche di Terry Damos, primo autore dello studio appena pubblicato, e dei suoi colleghi. Gli scienziati hanno esaminato centinaia di esemplari di pipistrelli provenienti dalle collezioni del Field Museum di Chicago e dai Musei Nazionali del Kenya, la società che gestisce i musei e i siti archeologici del Paese. Dagli esemplari sono stati prelevati piccoli campioni di tessuto, che sono poi stati sottoposti a sequenziamento del DNA in modo da capire quanto strettamente fossero imparentati gli uni con gli altri.

Nuove specie

Le somiglianze e le differenze genetiche emerse da questa analisi suggeriscono che potrebbero esserci fino a 12 nuove specie di pipistrello ferro di cavallo, da aggiungere alle circa cento descritte finora. Si tratterebbe di specie criptiche o gemelle, ossia di specie sostanzialmente indistinguibili dall’aspetto morfologico e riconoscibili solo sulla base genetica (e che restano isolate dal punto di vista della riproduzione). La conferma potrà arrivare da ulteriori studi incentrati su alcuni specifici tratti morfologici, come attraverso il confronto tra teschio e denti, e su altri aspetti, da indagare sugli esemplari vivi. Ad esempio, le diverse specie di pipistrelli emettono diversi richiami di ecolocazione, per cui i ricercatori dovranno confrontare le diverse frequenze dei richiami. Solo dopo aver condotto questi ulteriori studi, le nuove specie potranno avere un loro nome. Allo stesso tempo, l’indagine genetica ha portato gli scienziati a sospettare che da due a cinque delle specie di Rinolophus attualmente riconosciute potrebbero in realtà non essere tali.

Finora, questo rappresenta il più ampio studio filogenetico sulle specie afro-tropicali del genere. Il riconoscimento di nuove specie di pipistrelli ferri di cavallo, spiegano gli autori in un comunicato, è importante non solo per stabilire la loro storia evolutiva, ma anche perché può avere implicazioni sanitarie, o di conservazione, o ancora economiche. Nell’ampio gruppo di questi pipistrelli, infatti, alcuni possono essere portatori di agenti patogeni per l’essere umano, mentre le specie che formano ampie colonie sono in alcuni casi infestanti. Inoltre, alcune specie di Rhinophulus sono in declino: è il caso del Rhinophulus hipposideros, presente anche in Italia, considerato in pericolo soprattutto a causa della perdita di habitat, della distruzione dei siti di riproduzione e svernamento e dell’uso dei pesticidi, che i pipistrelli accumulano mangiando gli insetti. Conoscere con precisione le diverse specie e la loro distribuzione consentirebbe quindi di disegnare aree di protezione che ne consentano la tutela.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Wikimedia Commons

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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