domenica, Novembre 17, 2019
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I numeri dell’aborto, in Italia e nel mondo

L’Italia ha uno dei tassi di abortività più bassi in occidente, ma la situazione negli altri Paesi è variegata. Globalmente, solo il 55% degli aborti avviene in condizioni di concreta sicurezza.

È di pochi giorni fa la notizia che a Bologna l’aborto farmacologico ha sorpassato quello chirurgico, venendo utilizzato nel capoluogo emiliano nel 53% dei casi. L’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è legale in Italia dal 1978, quando la legge 194 è entrata in vigore; da quarantun anni a questa parte sono cambiate molte cose nel nostro Paese in merito all’IVG, come dimostra la notizia di Bologna. Contemporaneamente però, aumentano a livello nazionale i casi di medici obiettori di coscienza, che si attestano a oltre la metà dei ginecologi secondo il Ministero della Salute, che per il 2017 segnala una percentuale di obiettori del 68,4%.

Porre fine a una gravidanza indesiderata per una donna è un momento particolarmente intimo, personale e doloroso, ma il tema è costantemente al centro delle discussioni pubbliche: è dello scorso maggio la legge che ha reso illegale in Alabama (USA) l’aborto anche in caso di stupro o incesto. Di posizione diametralmente opposta un altro stato americano, la California, che ha invece annunciato che entro il 2023 renderà gratuito l’aborto farmacologico per tutte le studentesse dell’università.

L’IVG è al centro dei dibattiti anche in altre zone del mondo, come diversi Paesi del Sudamerica (Messico, Bolivia, Ecuador, Paraguay e Colombia). In questi ultimi, in occasione della Giornata di azione globale per l’accesso all’aborto legale il 28 settembre scorso, migliaia di donne hanno manifestato per il diritto all’aborto (che in diversi di questi Paesi è ancora illegale) e hanno addirittura cercato di dare fuoco ad una chiesa a Città del Messico per essere ascoltate.

In Irlanda invece, dove l’aborto è legale da poco meno di un anno, le proteste sono molte per rendere la legge non solo effettiva (è difficile trovare strutture in grado di fornire il servizio) ma anche per far sì che l’aborto sia meno stigmatizzante per le donne che vi fanno ricorso. L’interruzione di gravidanza è un tema quindi particolarmente attuale: anche noi su OggiScienza ne abbiamo già parlato in diverse occasioni, come per esempio qui e qui.

Ma quali sono i numeri dell’aborto in Italia e nel mondo? Chi sono le donne che abortiscono? Vediamolo nel dettaglio.

L’aborto in Italia

Come possiamo vedere l’Italia ha uno dei tassi di abortività (il numero di IVG rispetto a 1000 donne di 15-49 anni residenti in Italia) più bassi tra i Paesi occidentali e l’aborto è in netto calo. Probabilmente tale calo delle IVG è dovuto anche alla diffusione dei contraccettivi d’emergenza come la pillola del giorno dopo e la pillola dei 5 giorni dopo.

Se confrontiamo i dati degli aborti avvenuti in Italia nel 1982, l’anno in cui si è registrato il numero più alto di aborti nel nostro Paese (234.801), possiamo vedere che in confronto al 2017, che ha registrato 80.733 aborti, il calo è del 65,6%, secondo i dati del Ministero della Salute. C’è stato un calo (-4,9%) anche rispetto al 2016, quando si erano registrate 84.926 IVG.

Possiamo vedere anche come l’aborto chirurgico sia ancora il più praticato, ma quello farmacologico sta diventando un’alternativa sempre più rilevante, attestandosi al 20% dei casi.

Età

Fonte: Ministero della Salute

Da questo grafico si evince come, dal 1983, ci sia stata una drastica riduzione in tutte le fasce d’età del tasso di abortività. Meno marcato il calo tra le giovanissime minori di 20 anni e le 20-24enni, in quanto questa è la fascia d’età che interessa maggiormente le cittadine straniere residenti in Italia che ricorrono all’IVG.

Stato civile

Fonte: Ministero della Salute

Lo stato civile delle donne che ricorrono a IVG è prevalentemente quello di nubili (59,4% del totale sono italiane e nubili, il 48,1% sono invece straniere). Rimane comunque più alto il tasso delle coniugate straniere (46,5%) rispetto alle coniugate italiane.

Nazionalità

Fonte: Ministero della Salute

Circa un terzo degli aborti in Italia avviene tra le donne straniere: come si può vedere da questa raccolta dati del Ministero della Salute in collaborazione con ISTAT, il tasso di abortività delle donne straniere è molto più elevato rispetto a quello delle italiane. È rilevabile anche una differenza tra le italiane e le straniere relativamente all’età in cui si ricorre più frequentemente all’aborto: mentre le italiane registrano il tasso più alto tra i 25 e i 34 anni, le straniere hanno il tasso più alto tra le giovanissime, quelle di età compresa tra i 20 e i 24 anni.

Istruzione

Per quanto riguarda i livelli di istruzione possiamo vedere numeri più bassi tra le laureate e le diplomate, categoria in cui l’aborto è in calo dal 1981. Per le donne con titolo di studio elementare o licenza media il tasso è invece in aumento: “C’è anche da considerare che tra le donne con basso titolo di studio c’è una quota rilevante di straniere che hanno livelli di abortività più elevati”, afferma il Ministero della Salute, che aggiunge inoltre che: “Le donne con istruzione più elevata sono quelle che maggiormente hanno migliorato le loro conoscenze e modificato i loro comportamenti relativi al controllo della fecondità”.

Tasso di abortività per regioni italiane

Fonte: Ministero della Salute

La figura riporta i tassi di abortività per regione in Italia nel 2017. Vediamo come le regioni in cui il tasso superi il 7,5% siano il Piemonte, la Liguria, l’Emilia Romagna e la Puglia. Come segnalato dal report del Ministero della Salute, è necessario tenere in considerazione anche la percentuale di popolazione straniera nelle regioni in cui il tasso è più alto.

L’aborto nel mondo

Come dicevamo, lo scorso 15 maggio l’Alabama ha reso illegale l’aborto anche in caso di stupro o incesto. Secondo un rapporto del 2017 della World Health Organization gli USA sono il Paese del mondo dove abortire è più sicuro, con il 99% di aborti volontari che avviene in sicurezza. A livello mondiale l’aborto è illegale in una minoranza di stati, soprattutto facenti parte dei paesi in via di sviluppo, ma ciò provoca ancora molti morti a causa degli aborti clandestini. Di 56 milioni di aborti che avvengono annualmente in tutto il mondo, circa 25 milioni (45%) si verificano in condizioni non sicure. Secondo la WHO: “Negli stati in cui l’aborto è completamente vietato o permesso solo per salvaguardare la vita della donna o la sua salute, solo 1 aborto su 4 avviene in condizioni di sicurezza, mentre negli stati dove l’aborto è legale, circa 9 aborti su 10 avvengono in modo sicuro. Restringere l’accesso all’aborto non riduce il numero degli aborti”.

Il Center for Reproductive Rights ha pubblicato una mappa dove è possibile vedere la situazione legale dell’aborto nel mondo:

Fonte: Center for Reproductive Rights

Aborti clandestini

La stima effettuata in Italia relativamente agli aborti clandestini è di 3000/5000 l’anno tra le straniere. Le stime indicano invece una diminuzione del fenomeno negli ultimi anni per quanto riguarda le italiane: dai 100mila stimati nel 1983 si è passati ai 72mila del 1990, 43500 del 1995 e 15mila stimati nel 2005.

Guardando invece i dati mondiali WHO stima che globalmente il 55% degli aborti avviene in condizioni di sicurezza, il 34% in condizioni di minor sicurezza e il 14% in condizioni di bassa sicurezza. Questi ultimi avvengono nel 99% dei casi in Asia, Africa e America Latina, ovvero nei Paesi dove ci sono maggiori limitazioni legislative inerenti all’aborto.

Complicazioni causate dall’aborto provocano problemi di salute per almeno 7 milioni di donne e la morte di circa 22mila donne l’anno nei Paesi in via di sviluppo. I numeri devono ancora cambiare molto perché tutte le donne del mondo abbiano la stessa possibilità di accesso all’aborto tramite un servizio medico di qualità e in modo legale.


Leggi anche: L’aborto spontaneo è più comune di quanto si pensa

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Francesca Zanni
Ho frequentato un corso di Giornalismo Culturale e tre corsi di scrittura creativa dopo una laurea in Storia Culture e Civiltà Orientali e una in Cooperazione Internazionale. Ho avuto esperienze di lavoro differenti nella ricerca sociale e nella progettazione europea e attualmente mi occupo di editoria. Gattara, lettrice accanita e bingewatcher di serie TV.

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