giovedì, Ottobre 28, 2021
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Melanie Klein: le origini della psicoanalisi infantile

Quando la psicoanalisi era dominio maschile, anzi, dominio di Sigmund Freud, Melanie Klein ha gettato le basi per la psicoanalisi infantile, trovando un grande consenso tra colleghe e colleghi.

Melanie Klein è stata una delle più importanti psicoanaliste di sempre. A lei si devono i primi pionieristici lavori sulla psicoanalisi infantile. Divorziata quando ancora la parola destava scandalo e ripudio, è diventata ben presto per fama e prestigio, motivo di gossip. Forse qui si annida il suo estremo senso per la privacy, che ha voluto abbattere lei stessa quando lo ha ritenuto più opportuno, raccontando una vita ricca di successo ma anche di dolori.

Vienna, 1882

Melanie Reizes nacque a Vienna il 30 marzo 1882, quarta figlia inaspettata di Moriz Reizes, medico dentista, e di Libussa Deutsch. La famiglia di origine ebrea, visse un periodo di ristrettezze economiche che spinse la madre ad aprire un negozio di piante e piccoli animali per contribuire al bilancio familiare, cosa mal vista dalla comunità viennese a loro vicina. La morte del nonno paterno e l’arrivo dell’eredità, permise al padre di acquistare un appartamento in centro città, cambiando notevolmente il tenore di vita di tutti.

Klein crebbe legandosi molto ai fratelli, che furono anche i suoi primi insegnanti. La sorella minore Sidonie le insegnò i primi rudimenti di calcolo e lettura mentre il fratello Emanuel, studente di medicina oltre che un musicista e intellettuale, fu il suo punto di riferimento per la scrittura. Purtroppo, però, entrambi i fratelli morirono molto giovani: Sidonie morì a soli nove anni per un’adenite tubercolare, Emanuel invece morì nel 1902 per febbre reumatica. Klein non superò mai del tutto questi gravi lutti e si impegnò a valorizzare la memoria di suo fratello, raccogliendo e pubblicando i suoi scritti.

Già a 14 anni, complici gli esempi del padre e del fratello, Klein aveva deciso che sarebbe diventata medico. Anzi, era convinta di voler fare la psichiatra. Completati gli studi al ginnasio, s’iscrisse a medicina, prendendo parte ai concili intellettuali del fratello. È in quest’occasione che conosce Arthur Klein, un chimico industriale, che diventerà suo marito. Scelta poco lucida, dirà poi, per la sua giovane età e per l’amore infantile nei confronti dell’amico del fratello. Durante il periodo di fidanzamento lasciò medicina e cominciò seguire corsi di storia e arte. Si sposò con Arthur Klein nel 1903, lei aveva 21 anni, e nacquero i loro tre figli: Melitta (1904), Hans (1907) ed Erich (1914).

Budapest, 1910

Per una promozione di Arthur, la famiglia si trasferì a Budapest nel 1910 e qui Klein entrò in contatto diretto con la psicoanalisi freudiana. La vita coniugale l’aveva distolta dai suoi studi, era infelice e depressa. Decise saggiamente di cominciare un percorso di terapia con Sándor Ferenczi, psichiatra e pioniere della psicoanalisi in Ungheria, fondatore della Società ungherese di psicoanalisi. Per la prima volta nella sua vita, fu in grado di parlare delle sue esperienze emotive ed essere ascoltata da un uomo molto intelligente, attento e perspicace. L’incontro con Ferenczi è  uno spartiacque importante, perché fu lui il primo a incoraggiarla nell’impegnarsi nella psicoanalisi infantile.

Nel 1919 presentò alla Società ungherese di psicoanalisi il suo primo studio, il caso di Erich, suo figlio di 5 anni: un lavoro così innovativo che la farà diventare immediatamente membro della Società. E in quell’occasione conobbe Karl Abraham, pioniere della psicoanalisi in Germania, che la incoraggiò a trasferirsi a Berlino per dedicarsi interamente alla psicoanalisi infantile, promettendole tutto il suo supporto e mentoring.

Berlino, 1921

Lo scoppio della Prima guerra mondiale e la persecuzione degli ebrei spinse la famiglia, oramai con un matrimonio finito alle spalle, a rifugiarsi prima a Rosenberg per poi stabilirsi a Berlino nel 1921. Klein ebbe quindi modo di cominciare a lavorare in modo più proficuo alle sue teorie.

I primi studi ebbero come soggetti i suoi figli, specie i due maschi; è del 1921 il suo primo paper indirizzato alla Società psicoanalitica di Berlino, il caso di Felix (Hans), e pubblica il caso di Erich, chiamato Fritz, presentato anni prima a Budapest. Questi due lavori le permisero di diventare membro effettivo della Società psicoanalitica di Berlino dal 1923, l’inizio di un nuovo e audace approccio alla terapia e alla teoria analitica, il vero inizio della carriera di Klein.

Nel frattempo, nel 1924 il divorzio con Arthur divenne effettivo e la sua attività di terapeuta, nonostante l’ostracismo della società nei confronti di una donna divorziata, crebbe notevolmente.  Abraham rimase maestro di Klein, il sostenitore più importante delle sue teorie psicoanalitiche e il suo terapista. La sua morte prematura, nel 1925, la colpì personalmente e professionalmente, perché nella società psicoanalista tedesca l’ago cominciò a pendere a favore di Anna Freud, figlia di Sigmund, anche lei interessata alla psicoanalisi infantile.

La rottura con i Freud

Il principale motivo di distacco tra i Freud e Klein è il ruolo del transfert nella psicoanalisi infantile. La teoria di Sigmund Freud vuole che il transfert sia il principale snodo della psicoanalisi del paziente, che riversa sul terapista tutto il suo vissuto e le sue emozioni e che sta poi al medico indagare l’inconscio emerso per tentare di risolverne i conflitti. Anna Freud, in disaccordo con il padre, crede che il transfert non si possa adattare ai bambini, intendendo la loro psiche, in particolar modo l’Io, ancora in formazione.

Per Melanie Klein, invece, l’Io è già presente nei bambini e che con il gioco sia possibile estrarre dall’inconscio quegli atteggiamenti e pulsioni che portano a stadi psichici diversi, chiamate posizioni. Le posizioni identificate da Klein, quella schizzoparanoide e quella depressiva, possono emergere nei bambini grazie al gioco, che funziona come le libere associazioni degli adulti: si può quindi, secondo Klein, lavorare sull’inconscio dei bambini grazie all’attività ludica.

Al centro della psicoanalisi di Klein c’è la relazione, che mette la nostra mente e il nostro Io in costante rapporto con gli oggetti delle nostre pulsioni: ecco perché la teoria di Klein è detta anche teoria delle relazioni oggettuali.

Londra, 1926

La sensazione di essersi affermata come analista venne senza dubbio rafforzata quando il suo articolo “Lo sviluppo di un bambino” venne pubblicato da Ernest Jones sull’International Journal of Psychoanalysis, rivista da lui stesso fondata. Jones aveva inoltre dato vita, nel 1919, alla British Psychoanalytical Society e voleva che questa società diventasse il punto di riferimento delle teorie kleineiane per tutto il mondo psicoanalitico europeo.

Klein accettò l’invito di Jones e nel 1926 si trasferì definitivamente al Londra, dove prese anche la cittadinanza britannica.  In questo periodo lega moltissimo con la collega Susan Sutherland Isaacs e con i coniugi James e Alix Strachey, anche loro psicoanalisti, membri del Bloomsbury Group e traduttori inglesi delle opere di Freud.

Nel 1932 uscì il lavoro teoretico più importante di Klein, La psicoanalisi dei bambini. Venne pubblicato simultaneamente in inglese dalla Hogarth Press, casa editrice fondata da Virginia e Leonard Woolf, e in tedesco. Seguiranno numerosi altri interventi alla Società britannica, così come altre pubblicazioni in cui Melanie Klein espone la sua teoria.

Innovare la psicoanalisi

Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, Klein non smise mai di seguire i suoi pazienti, pubblicare saggi nuovi o rivedere quelli già pubblicati, editandoli e aggiornandoli. Terminata la guerra, nel 1946, Klein pubblicò Notes on some schizoid mechanisms, probabilmente il lavoro più importante della sua carriera e della psicoanalisi tutta. È in questo lavoro, infatti, che definisce i concetti di scissione dell’Io e di proiezione identificativa. Seguirà, nel 1957, un altro testo molto innovativo, Invidia e gratitudine.

La sua figura professionale fu spesso messa in ombra dalla sua vita privata. Preoccupata di vedere le sue teorie psicoanalitiche attaccate senza valido motivo, dal 1953 cominciò a scrivere la sua autobiografia su cui continuò a lavorare fino al 1959.  L’autobiografia mai conclusa e mai pubblicata è consultabile online, così come tutto l’archivio privato di Klein conservato al Wellcome Institute for the History of Medicine, donato a sua volta dal Melanie Klein Trust, progetto voluto dalla stessa Klein nel 1955.

Nella primavera del 1960 le venne diagnosticata un’anemia. Durante l’estate la sua salute precipitò e le venne diagnosticato un cancro al colon. Melanie Klein morì il 22 settembre 1960. Ha dedicato tutta la sua vita dedicata alla sua professione, lasciando una lunghissima bibliografia tra saggi e articoli, e dopo aver soprattutto rivoluzionato la psicoanalisi.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Serena Fabbrini
Storica della scienza di formazione, dopo un volo pindarico nel mondo della filosofia, decido per una planata in picchiata nella comunicazione della scienza. Raccontare storie è la cosa che mi piace di più. Mi occupo principalmente di storie di donne di scienza, una carica di ispirazione e passione che arriva da più lontano di quanto pensiamo. Ora dedico la maggior parte del mio tempo ai progetti di ricerca europei e alla comunicazione istituzionale.
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