domenica, Settembre 19, 2021
DOMESTICI

Il contatto visivo con il cane

Uno studio condotto dagli etologi della Eötvös Loránd University mostra che la forma del cranio, il tipo di razza, l’età e la propensione al gioco influenzano la rapidità con cui il cane cerca di stabilire un contatto visivo con noi.

È ampiamente riconosciuta l’importanza che lo sguardo ha in una relazione – non solo tra noi umani, anche quando ci rapportiamo con i cani. Ma quali sono i fattori che influenzano la propensione a stabilire il contatto visivo? Uno studio recentemente pubblicato su Scientific Reports e firmato dagli etologi della Eötvös Loránd University aggiunge un tassello a quanto già sappiamo, suggerendo che vi siano diversi elementi da tenere in considerazione. Infatti, secondo quanto emerge dai loro esperimenti, i cani con il cranio corto, le razze più cooperative ma anche i meticci e, infine, i cani più giovani e giocosi formano il contatto visivo con un estraneo più velocemente degli altri cani.

I molti studi sul contatto visivo

L’importanza dello sguardo tra cani e umani è tale da essere stata oggetto di svariati studi, di molti dei quali ha parlato anche OggiScienza: per esempio, è stato dimostrato che il contatto visivo aumenta i livelli di ossitocina e, in termini di comunicazione, i cani riescono a seguire meglio le indicazioni che diamo loro con lo sguardo o con il dito (pointing) se abbiamo stabilito un contatto visivo prima di dare l’indicazione stessa.

I ricercatori hanno quindi iniziato a chiedersi in base a quali fattori un cane possa essere più o meno propenso a stabilire il contatto visivo. Per esempio, avevamo raccontato su questa rubrica proprio di uno studio che, partendo dal presupposto che il lupo, al contrario del cane, non cerca il contatto visivo con l’umano durante gli esperimenti del tipo “compito impossibile”, valutava le differenze di gazing behaviour tra razze canine più o meno primitive.

Già quel lavoro aveva iniziato a evidenziare che, in effetti, si possono riconoscere delle differenze tra le razze, con una sorta di gradiente in base al quale i cani lupo cecoslovacchi (più vicini al lupo) sono molto meno propensi rispetto al labrador a cercare l’umano con lo sguardo. Il nuovo studio aggiunge un nuovo tassello, andando a indagare non solo la razza ma anche altri elementi: la conformazione del cranio del cane, la sua età e socievolezza. Perché concentrarsi proprio su questi aspetti?

Proporzioni del cranio, età, socievolezza e tipo di razza

Nelle razze brachicefale (ossia quelle in cui il rapporto tra larghezza e lunghezza del cranio è elevato, come per esempio i carlini), scrivono gli autori, i neuroni della retina sono più densi al centro del campo visivo. Questo significa che i cani brachicefali possono più facilmente concentrare l’attenzione sugli stimoli che si trovano nel centro del loro campo visivo, perché sono meno disturbati da quelli provenienti dalla periferia; questo, a sua volta, può determinare una miglior comunicazione visiva.

Per quanto riguarda l’età e socievolezza, diversi studi hanno mostrato come l’invecchiamento abbia un effetto sull’attenzione visiva, mentre i cani più socievoli formano più facilmente il contatto visivo con gli estranei. E, infine, i ricercatori hanno valutato le differenze tra le razze in base alle ragioni per cui sono state selezionate. Hanno, cioè, distinto i cani tra razze cooperative e non cooperative: i primi sono quelli che, per il loro lavoro, sono in continuo contatto visivo con l’umano (come i cani pastore); i secondo quelli che, invece, non ne hanno bisogno (come i cani da slitta). Oltre alle razze cooperative e non, i ricercatori hanno tenuto in considerazione anche i meticci.

Ti cerco in fretta (con lo sguardo)

Hanno quindi condotto una serie di esperimenti su un gruppo di 130 cani. Nell’eye contact establishment test, lo sperimentatore rimaneva in piedi davanti al cane, lo chiamava e gli dava un bocconcino. Poi «non parlava e rimaneva fermo finché il cane non lo guardava. Ogni volta che ciò avveniva, era ricompensato con un altro boccone. Quindi abbiamo misurato quanto tempo passava da quando il cane mangiava il boccone e quando stabiliva un nuovo contatto visivo», spiega Dóra Szabó, co-autrice dello studio (qui è disponibile un video dell’esperimento).

Dai risultati è emerso che, in effetti, sono i brachicefali a stabilire più velocemente il contatto visivo. Non è però detto dipenda solo dalle caratteristiche dell’occhio. «È possibile che vedano meglio i volti umani grazie alla struttura della retina, ma anche che i padroni li guardino più spesso, perché la struttura del loro muso ha caratteristiche simili a quelle di un bambino», spiega Zsófia Bognár, prima autrice dello studio. Il muso corto e gli occhi grandi rientrano infatti nel baby schema, le caratteristiche infantili che ci attraggono (e che hanno probabilmente contribuito al successo di alcune razze, a dispetto dei problemi di salute che, quando troppo marcate, possono comportare). «Di conseguenza, i cani con i musi più corti potrebbero essere più abituati al contatto visivo».

Per quanto riguarda il tipo di razza, le cooperative formano il contatto visivo più rapidamente rispetto alle non cooperative. In questo senso, interessanti sono i dati provenienti dai meticci, molto simili a quelli delle razze cooperative. Per quanto riguarda la socievolezza, è risultato che è soprattutto la propensione al gioco (stabilita attraverso uno dei test preliminari) a determinare un più rapido contatto visivo. Infine, coerentemente con quanto osservato in altri studi, l’invecchiamento ha un effetto negativo sulla velocità con cui il cane forma il contatto visivo.

«Immaginavamo che i cani anziani avrebbero trovato più difficile focalizzare l’attenzione e sarebbero stati più lenti a passare dal boccone al volto dello sperimentatore. Questo è ciò che è avvenuto. Dal momento che abbiamo pre-selezionato i partecipanti al test per potenziali problemi visivi e uditivi, la maggior lentezza nell’instaurare il contatto visivo sembra essere una conseguenza naturale dell’invecchiamento», conclude Eniko Kubinyi, coordinatrice dello studio.


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Photo by Ariana Kaminski on Unsplash

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.
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