venerdì, Maggio 7, 2021

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Un oceano al posto del Sahara (non ci sarà, ma poteva esserci)

CRONACA - Se le cose fossero andate diversamente, lì dove oggi c'è il deserto arido più esteso del mondo, il Sahara, avrebbe potuto esserci un oceano. Lo sostiene una recente ricerca geologica dell'Università di Sydney, Australia, e del Centro tedesco di ricerche geoscientifiche di Potsdam. Coi se e coi ma non si fa la storia, dice la saggezza popolare. E neanche la geologia. Ma ciò non significa che chiedersi 'come sarebbe andata a finire se...', non sia utile.

Aiuto, mi si è ristretto il ciottolo

Non sarà come rispondere alla domanda “è nato prima l’uovo o la gallina”, ma un gruppo di matematici della Budapest University of Technology and Economics è riuscito a trovare una spiegazione a uno dei fenomeni più discussi della geologia.
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La rapida estinzione di massa del Permiano

La storia della vita sulla terra è costellata di eventi catastrofici che causarono la scomparsa della maggior parte degli organismi, vegetali e animali, fino a quel momento esistenti: si tratta delle estinzioni di massa, fenomeni che, secondo quanto raccontato dalle testimonianze fossili, sarebbero avvenuti almeno cinque volte negli ultimi 500 milioni di anni. La più imponente di queste è la cosiddetta grande estinzione del Permiano, in seguito a cui si estinsero circa il 96-98% delle specie marine e oltre il 70% di quelle terrestri.

L’Homo Sapiens e le sue prime vacanze in Sicilia

“Gli argonauti riuscirono a passare attraverso lo stretto di Messina, sopravvivendo ai mostri Scilla e Cariddi, e così fece anche Enea. Ma l’Homo sapiens? Come ci è arrivato in Sicilia?”. Un’introduzione di Giovanni Lelli dell’Enea, presentando i risultati dell’ultima ricerca che, dopo due anni di collaborazioni tra le Università di Roma, Napoli, Palermo, Trieste e Messina, il Max Planck Institute, l’Australian National University, l’ISPRA e l’IAMC-CNR ha gettato nuova luce sulla presenza dell’Homo sapiens sull’isola. O meglio, su come ci è arrivato. Lo studio verrà pubblicato sul Journal of Geological Society of London, ed è stato presentato il 17 settembre a Roma presso la sede dell’Enea.

Ai pochi ma eccelsi

Riservato ai lettori venuti a trovarci in questi giorni, malgrado Caligola e Canicola, la cui sete di scienza e conoscenza supera quella di birra e gin tonic. Ricchi premi e cotillons.

Luna arlecchino

NOTIZIE - I falsi colori della mappa prodotta Scott Mest e colleghi del Planetary Science Institute del Goddard Space Flight Center raccontano una storia antica quanto quella della Luna. Il cratere, circa 320 chilometri di diametro, è situato nei pressi del Polo sud del satellite in un’area che gli scienziati stanno scandagliando attentamente in previsione di futuri viaggi di esplorazione umana (e possibili insediamenti). Mest ha usato i dati topografici del Lunar Orbiter Laser Altimeter (uno strumento a bordo della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter) e le immagini e i dati spettrali delle missioni Clementine e Lunar Prospector descrivendo così nel dettaglio la geologia del cratere.
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