venerdì, Maggio 7, 2021

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MrPod – Emergenza ILVA

MRPOD - È il 1905 quando l’Ilva, una grande acciaieria, si insedia a Taranto. Per i cittadini è un bacino occupazionale importante, lo è sempre stato in un sud afflitto dall'eterno problema della disoccupazione. Per l’ambiente e la salute dei cittadini però è una mannaia. Lo si sa da sempre ma è solo nell’ultimo decennio che la coscienza ambientalista, e non solo, delle persone ha puntato l’attenzione sull’industria pesante, specie se alle porte della città, e l’Ilva è uno degli esempi più paradigmatici. Circa un mese fa a seguito di una perizia presentata dal Gip Patrizia Todisco, dove si evidenziano una serie di danni ambientali e sulla salute pubblica causati dall’attività dell’azienda, il sindaco emette un’ordinanza che ingiunge a Ilva di tagliare drasticamente le emissioni. Frattanto è in corso un'indagine preliminare che potrebbe portare Emilio e Nicola Riva (ex e attuale Ceo dell'azienda) sotto processo per “catastrofe naturale”, e si sta anche discutendo di aprire un tavolo nazionale per valutare la vicenda (a quanti è venuta in mente la sentenza di poco più di un mese fa sull’Eternit di Casalmonferrato?). Come andrà a finire? Abbiamo chiesto a Giorgio Assennato, presidente di ARPA Puglia, cosa succederà allo scadere del mese di ultimatum del sindaco di Taranto, e abbiamo avuto una sorpresa. Abbiamo poi chiesto anche un parere a Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto di Legambiente

L’Italia delle armi chimiche

SALUTE - Arsenico, iprite, lewsite, cianuro e uranio impoverito. Sono queste le principali sostanze killer ereditate dalla Seconda Guerra Mondiale. Secondo l’ultimo dossier di Legambiente sulle armi chimiche, nella nostra penisola ci sono ancora migliaia di ordigni inabissati che minacciano l’ambiente e la salute delle popolazioni locali. Pesaro, Molfetta, Torre Gavetone e il golfo di Napoli “ospitano” delle discariche sottomarine di armi chimiche: proiettili e barili contenenti liquidi irritanti come iprite o lewsite, ordigni chimici contenenti gas asfissianti come il fosgene, testate all’arsenico. Nel basso Adriatico, invece, si concentrano migliaia di piccoli ordigni, derivanti dall’apertura delle bombole a grappolo sganciate sui fondali marini durante la guerra del Kosovo.

Sempre più smog in città

AMBIENTE - Roma ci prova con le targhe alterne, Milano e Firenze con il divieto di circolazione per i veicoli più inquinati. Sono queste le misure con cui i sindaci delle tre città sperano di abbassare le emissioni di polveri sottili nell’atmosfera, dopo l’ennesimo superamento dei limiti consentiti. Lo smog, ormai, è una peculiarità delle città italiane. Secondo i dati del monitoraggio di Legambiente a fine novembre ben 44 città hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di Pm10 oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. In testa c’è Torino con 118 giorni di sforamento, seguita da Milano (106), Verona (98) e Monza (87). La regione messa peggio è la Lombardia, con 11 città fuori limite. E la zona più critica si conferma, ancora volta, la Pianura Padana, come già rilevato nel rapporto dell’Agenzia Europea dell’ambiente.

MrPod – Nuove mappe per il rischio idrogeologico

MRPOD - Il nostro Paese, come se non bastasse, nelle ultime settimane è stato colpito da eventi atmosferici estremi (per fare un esempio, in Sicilia sono caduti fino a 260 millimetri d'acqua in ventiquattr'ore) che hanno provocato smottamenti, con la morte di alcune persone e danni per milioni di euro. La scorsa settimana Corrado Clini neoministro dell'ambiente ha dichiarato che sono necessarie nuove mappe del rischio idrogeologico e nuovi piani urbanistici. Abbiamo chiesto a Giorgio Zampetti, responsabile del dipartimento scientifico di Legambiente qual è lo stato attuale di queste mappe. Ma davvero i tragici eventi delle ultime settimane non potevano essere previsti? lo abbiamo chiesto a Franco Cucchi, docente di Geologia all'Università di Trieste.

Riparte la caccia all’oro nero, a rischio le coste italiane

AMBIENTE - Trentamila chilometri quadrati di mare rischiano la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. L’allarme è lanciato da Legambiente che nel recente rapporto “Un mare di trivelle” ha fotografato la situazione della trivellazione marina nel nostro Paese. A guidare l’assalto sarebbero soprattutto le compagnie petrolifere straniere, attirate dalle condizioni molto vantaggiose per la ricerca e l'estrazione del petrolio. Al 31 maggio 2011 l'Italia ha rilasciato 117 permessi di ricerca di idrocarburi: 92 in terraferma e 25 in mare. Nuove trivelle che potrebbero, quindi, aggiungersi alle 9 piattaforme attuali. E il numero potrebbe aumentare ulteriormente: ci sono infatti 39 nuove richieste di ricerca al vaglio.

L’italia a due ruote (ecologiche): infrastrutture, integrazione, sfigati e fighetti

NOTIZIE - Una cartolina dall’Italia: questa volta la fa Legambiente in tema di ciclabilità. La nota associazione ambientalista fa il punto sulla mobilità sostenibile a due ruote nel nostro paese e ci regala una classifica delle città più a misura di bicicletta. “Abbiamo provato a realizzare un indice di ciclabilità urbana,” spiega Alberto Fiorillo, portavoce di Legambiente. “e per farlo abbiamo tenuto conto di molti fattori contemporaneamente: quante piste ciclabili ci sono, quante zone a traffico limitato,. isole pedonali, quante “zone 30” (aree dove le automobili non possono superare i 30 chilometri orari) , quanti provvedimenti di “traffic calming” sono stati adottati (strisce pedonali rialzate, attraversamenti per le biciclette rialzati) e se c’è una segnaletica dedicata. “ In base a questi dati in cima alla top ten si sono piazzate Reggio Emilia e Lodi.

Alternativa al rigassificatore

AMBIENTE - A Trieste dovrebbe sorgere un rigassificatore, che sta raccogliendo malumori e interessi locali. Ora però Legambiente propone un'ipotesi alternativa.
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