martedì, Gennaio 19, 2021

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Intelligenze in fumo

SALUTE - Si riapre il dibattito sulla pericolosità dell’uso della cannabis. I risultati di uno studio pubblicato online sulla rivista PNAS indicano che l’uso regolare e prolungato di cannabis negli adolescenti è associato a un declino nelle capacità cognitive: problemi di attenzione e di memoria, e la perdita di alcuni punti del quoziente di intelligenza (QI). L’indagine, condotta su un gruppo di oltre 1000 neozelandesi tenuti sotto osservazione per un periodo di 25 anni, ha mostrato che gli effetti della sostanza dipendono in gran parte dall’età dei consumatori. Chi ha iniziato a far uso di cannabis in modo regolare prima dei 18 anni, infatti, ha mostrato una perdita significativa delle capacità cognitive, che non è stata invece osservata tra i consumatori più adulti

MrPod – L’intelligenza è femmina. O no?

ASCOLTA IL PODCAST! [audio https://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/07/intervista-rumiati2.mp3] MRPOD - Finalmente, dopo un secolo, le donne hanno battuto gli uomini nei test d'intelligenza. Almeno questo è quanto ha dichiarato alla stampa nei giorni scorsi James Flynn, psicologo neozelandese considerato tra i maggiori esperti di QI. La notizia (non ancora pubblicata su una rivista scientifica) ha fatto rapidamente il giro del mondo. Si è parlato di "sorpasso storico", dato che da quando sono stati inventati i test d'intelligenza, nei primi del Novecento, le donne hanno sempre ottenuto punteggi più bassi, anche di cinque punti, rispetto alla controparte maschile, al punto da persuadere qualcuno dell'innata inferiorità dell'universo femminile. Ovviamente, la differenza tra i sessi non è, e non è mai stata, genetica, ma semmai socioculturale. "Negli ultimi cento anni – ha detto Flynn – i test hanno dimostrato un incremento del quoziente intellettivo in entrambi i sessi, ma le donne hanno progredito più rapidamente perché in passato erano svantaggiate". Oggi, che galoppano il doppio per destreggiarsi tra lavoro e famiglia, sono diventate gioco-forza multitasking e hanno sviluppato capacità cognitive superiori. Ma è possibile davvero fare queste distinzioni tra il cervello maschile e il cervello femminile? Ne parliamo con Raffaella Rumiati, professoressa di neuroscienze cognitive alla Sissa di Trieste.

Nel labirinto dell’intelligenza

NOTIZIE - Il titolo del post è quello di un breve saggio (1) nel quale Hans Magnus Enzensberger invita a diffidare dei punteggi del QI. Per l'intellettuale tedesco, l'intelligenza è sopravalutata, la sua definizione riflette i pregiudizi del momento, i test riflettono finalità spesso inconfessate e giustificano decisioni moralmente dubbie come quella di negare i diritti civili a interi gruppi sociali. Eppure, scrivono Angela Lee Duckworth e i suoi colleghi le associazioni predittive tra punteggi di QI e gli esiti successivi sono tipicamente interpretati quali stime imparziali dell’effetto dell’abilità intellettuale sul successo accademico, professionale e nella vita.