Il mare che sarà

Un nuovo documentario racconta la “scomoda verità” sulla pesca industriale e sulle sue conseguenze sullo stato di salute dei mari


Forse questo film solleverà un’onda di indignazione, come ha suo tempo ha fatto il documentario-inchiesta sul riscaldamento climatico, prodotto da Al Gore. Certamente è da vedere questo “The end of the line” in uscita, per ora nei cinema inglesi, dal’8 di giugno. La pellicola racconta la verità che si nasconde dietro a un piatto di pesce: l’industria della pesca e lo sfruttamento generalizzato della risorsa marina sta portando velocemente gli oceani alla morte.

Non è una  novità e gli scienziati già da molti anni hanno messo in guardia i responsabili delle politiche di salvaguardia dei mari, suggerendo anche delle quote massime per la quantità di pesce pescato, quote che in genere non vengono mai rispettate in nessun paese. E così il mare oggi versa in condizioni gravi come mai in passato.

Il documentario è pensato per colpire lo spettatore allo stomaco: unisce un ottimo livello cinematografico a una grande cura e precisione nei contenuti. Le immagini sono a volte scioccanti: il pesce viene ripreso direttamente da dentro le reti e la cinepresa esplora il fondo marino da un punto di vista e con un dettaglio straordinario. Il film è un adattamento dal libro omonimo di Charles Clover, che appare anche in alcune scene quando per esempio chiede a ristoranti esclusivi per quale motivo continuino a servire specie seriamente minacciate come il tonno dalle pinne blu.

Il film si chiude con una nota di speranza: la situazione è grave ma è proprio ognuno di noi che può fare la differenza. Non è necessario smettere di mangiare pesce, ma è ora di iniziare a farlo in maniera sostenibile.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Sono d’accordo sulla necessità di evidenziare il pericolo dovuto allo sfruttamento delle risorse naturali e correre naturalmemte ai ripari,ma, visto che la popolazione umana aumenta, non è questa un’impresa di difficile attuazione?
    Nella mia pochezza vedo poche vie d’uscita.

    1. Mangiare meno proteine animali (costano 10 volte quelle vegetali, in termini energetici e di piramide alimentare)

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