Le ossa e i muscoli dei supervulcani

La caldera dell'Aniakchak in Alaska (crediti: M. Williams, National Park Service)Scoperta in Val Sesia (Piemonte) quella che dai geofisici viene definita la “Stele di Rosetta” dei supervulcani

Un supervulcano è un enorme cratere del diametro di decine di chilometri che può eruttare a distanza di centinaia di migliaia di anni con una forza sconvolgente, tanto da poter causare cambiamenti climatici a livello globale, come per esempio il Laka Toba dell’isola di Sumatra che in un’eruzione di 74.000 anni fa si pensa abbia cancellato il 60% degli esseri umani viventi all’epoca. Oggi in Val Sesia James Quick, un professore di geologia della Southern Methodist University, ha scoperto i resti di un supervulcano, ormai inattivo, che permetteranno di approfondire la conoscenza della natura di queste temibili strutture geologiche.

In Val Sesia, come testimonia Quick in un articolo apparso su Geology, grazie a un sollevamento della crosta sono infatti visibili i sistemi di condotte del magma del supervulcano, dalla superficie alla camera magmatica, per un totale di 25 chilometri. “È un sito veramente raro. La base della crosta terrestre si è letteralmente ribaltata. Questa struttura si è creata quando l’Africa e l’Europa hanno iniziato a scontrarsi, circa 30 milioni di anni fa, e la crosta dell’Italia ha iniziato ad arrotolarsi.”

La caldera della Val Sesia risale al periodo Permiano e ha un diametro di ben 13 chilometri. Le strutture della Val Sesia offrono un modello per interpretare i profili geofisici e i processi magmatici sotto alle caldere attive. “Potrebbe darci modo di interpretare meglio i dati dei monitoraggi – di altre caldere attive – e rendere più precisa la previsione delle eruzioni,” continua Quick.

Fra i supevulcani ancora attivi c’è per esempio Yellowstone, sede del famoso parco americano. Prevedere quando e come avverrà il prossimo fenomeno eruttivo sarebbe dunque importante per mettere a punto corrette politiche di prevenzione del rischio.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. E’ possibile avere maggiori dettagli e informazioni? Dove si trova? Può essere riconoscibile anche da profani (non geologi)?
    Grazie
    Anna

  2. il più grande supervulcano al mondo è costituito dai campi flegrei (flegra = bollenti) ed è attualmente attivo. nell’ampio cratere che interessa varii km sono raccolti circa 40 vulcani, che determinano un fenomeno (tellurico) di innalzamento o abbassamento della crosta terrestre detto “bradisisma” cioè “sisma lento”, ma neanche tanto lento se si considera che nel 1983 in pochi mesi la crosta si è sollevata di diversi metri molto ben visibili entrando dal porto della maggiore cittadina dei campi flegrei, pozzuoli, la quale ha oggi due porti sovrapposti. il primo è il vecchio, quello di attracco è quello più recente.
    vedi anche http://www.wikipedia.it alla voce “campi flegrei” o supervulcano.
    Flegra era considerata in mitologia, la madre dei giganti o titàni (abitavano dal circeo alla campania) scacciati da ercole.

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