CRONACA

Tesori dal profondo

Cristalli provenienti da grandi profondità raccontano la storia del nostro pianeta

NOTIZIE – Non è semplice avere campioni del mantello terrestre. Nel complesso questa porzione del pianeta si estende da circa 30-60 fino quasi 3000 chilometri sotto ai nostri piedi raggiungendo temperature molto elevate e i dati conosciuti sono quasi sempre di natura indiretta. Secondo un gruppo internazionale di scienziati provenienti da Germania, Stati Uniti, Cina e Australia però una fonte importante di informazione diretta potrebbero essere gli zirconi. Si tratta di cristallli piuttosto comuni nella crosta terrestre, ma come spiegano Wolfagang Siebel e colleghi nell’articolo pubblicato su Nature Geoscience questi minerali hanno una struttura chimica e fisica che garantisce un’enorme durevolezza e permette loro di sopravvivere anche nelle condizioni estreme di pressione e temperatura del mantello, dove si formano.

Siebel e colleghi hanno analizzato gli zirconi nelle rocce basaltiche nel nord est della regione della Bavaria in Germania. Secondo l’analisi isotopica questi minerali sono stati trasportati sulla superficie terrestre da eruzioni basaltiche fra 29 e 24 milioni di anni fa, ma si sono formati molto prima, fra 80 e 50 milioni di anni fa a una profondità di 60-80 km a una temperatura di 850-950°C. Si tratta dunque di preziosi – ed esteticamente pregevoli – “fossili” provenienti dal profondo della nostra Terra, che in futuro potrebbero fornire informazioni interessanti sulle condizioni e la composizione del mantello terrestre.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. La notizia di questo ritrovamento è sicuramente interessante, però faccio notare che molto raramente questi minerali provengono dal mantello terrestre. Avere campioni diretti nel nostro mantello è invece molto più agevole studiando i massici peridotitici sia alpini che ofiolitici che gli xenoliti inclusi in lave alcaline. Tutte queste associazioni sono tra l’altro abbondantamente rappresentate in Italia dalle Alpi alla Calabria, isole comprese.
    Se può essere di interesse tra le altre cose attraverso lo studio di xenoliti di mantello in lave alcaline di Capo Verde è stata recentemente avanzata l’ipotesi che brandelli di mantello sottocontinentale di età anche superiore a 2,5Gy (Archeano), datati con gli isotopi dell’Os in situ su solfuri, una metodologia praticamente unica la mondo, si ritrovino in pieno ambiente oceanico (Lithos, in press, doi:10.1016/j.lithos.2009.11.005). Una scoperta che tra l’altro apre nuove ed interessanti prospettive sulle modalità con cui si apre e si sviluppa un bacino oceanico.
    In poche parole e con la brevità consentita da questo breve commento volevo far presente che, anche se non comune, è possibile avere campioni del mantello terrestre provenienti anche da grandi profondità (40-120km) e di notevoli dimensioni (fino a diversi dm di diametro) che ci forniscono utilissime e talvolta uniche indicazioni di come è composto e si evolve il nostro pianeta.
    Rimango a disposizione per ogni ulteriore chiarimento riteneste utile
    Con viva cordialità
    Massimo Coltorti

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