APPROFONDIMENTOCRONACA

Del mais e del vino

Una raccolta capillare e partecipativa di informazioni sui “tempi” dell’agricoltura può fornire una previsione accurata degli effetti del cambiamento climatico

NOTIZIE – In che modo il riscaldamento globale danneggia la nostra vita? Fra i tanti pericoli che stiamo correndo c’è anche quello di sconvolgere i ritmi dell’agricoltura. Un gruppo di ricercatori della Stanford University ha simulato gli effetti del riscaldamento sulle produzioni di vino e mais sul suolo statunitense e ha proposto un modello da adottare per monitorare questi effetti in futuro. Molte piante hanno bisogno dell’impollinazione da parte degli insetti per riprodursi. I fiori normalmente sbocciano proprio nel periodo i cui gli impolliatori svolgono la loro attività, ma se la primavera, come sta succedendo da un po’ di tempo a questa parte, continua a darrivare sempre più precocemente, il periodo di fioritura potrebbe non coincidere più con quello di maggiore attività degli impollinatori.

Noah Diffenbaugh, professore della Stanford University, e colleghi hanno progettato una simulazione climatica (che hannopresentato al meeting della American Geophysical Union) molto dettagliata basandosi sui dati disponibili dal 1950 al 1999, estendendo le  previsioni ai prossimi trent’anni. Gli autori hanno tenuto conto di una serie di variabili importanti per la crescita della vite e del mais: l’accumulazione del calore stagionale, numero delle gelate, dei giorni secchi, e molto altro. Secondo la simulazione la superficie coltivata a vite calerà drasticamente (dell’81%) entro la fine del prossimo secolo. L’aumento del caldo potrebbe anche favorire un parassita del mais (ma che attacca anche il pomodoro e altre specie vegetali). Questi studi sono solo in fase embrionale e, a detta di Diffenbaug, bisogna assolutamente intraprendere una raccolta dati dettagliata e “partecipativa” che comprenda diversi tipi di informazione: dal periodo di in cui vengono deposte le uova, alla fioritura e molti altri eventi naturali. “Quando queste reti di informazioni cresceranno potremmo testare quanto dettagliate sono le previsioni dei modelli climatici.”

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Speriamo solo che non abbiano dimenticato di tener conto che, come i fiori, anche gli impollinatori modificano i tempi delle loro attività.
    .. e magari anche che Darwin avrebbe considerato le variazioni climatiche come la base dell’evoluzione delle specie :)))))

  2. ed ancora…
    come direbbe Totò: “ammesso e non concesso”,
    che il riscaldamento globale sia dovuto all’attività umana: cosa ci fa considerare che l’uomo sia un elemento esterno? Forse il suo limite nel concepire e percepire cose che vanno al di la della propria scala temporale e spaziale degli eventi? 🙂

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: