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La ruota di Copenhagen

Presentata a Copenhagen la ruota di bicicletta che “non butta via niente”

NOTIZIE – Un nuovo tipo di ruota da bicicletta recupera l’energia persa durante discese e frenate e la usa per “dare una mano” al ciclista in salita. Questo nuovo modello è stato messo a punto nei laboratori del  Massachusetts Institute of Technology, e secondo il direttore del Senseable City Laboratory, Carlo Ratti, questo modello potrebbe occupare in futuro una vasta nicchia del mercato della bicicletta.

Il dispositivo, tutto contenuto nella ruota posteriore, si basa su un sistema di recupero dell’energia cinetica già in uso nelle macchine ibride. Il principio è che nulla va perduto, l’energia che altrimenti andrebbe dissipata in frenata o in discesa, viene usata per caricare una batteria nascosta all’interno del mozzo della ruota.

Il meccanismo (un disco rosso da inserire nel mozzo posteriore), è stato presentato martedì a Copenhagen (per questo è stato battezzato “Copenhagen wheel”). Può essere adattato a qualsiasi ruota di bicicletta e cntiene anche dei sensori che controllano la qualità dell’aria e misurano il percorso, oltre a un dispositivo GPS. Tutti i dati  raccolti possono essere inviati al cellulare via Blue tooth.

Molti restano scettici sul fatto che la Copenhagen wheel possa conquistare il cuore dei ciclisti: nonostante nel corso degli anni siano stati proposti più e più modelli che avrebbero dovuto rappresentare l’evoluzione della bicicletta, il design essenziale di questo mezzo di trasporto è cambiato poco e quello che la gente sembra apprezzare di più  resta sempre la semplicità.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

6 Commenti

  1. Quanto pesa l’apparato che fa recuperare l’energia?
    Tornando in salita, si riprende l’energia “recuperata”, ma si deve “trascinare” anche l’apparato che il suo peso sicuramente ce l’ha.
    Sono curioso di vedere l’effettiva efficienza del sistema.

    1. Concordo sull’importanza del peso e il vantaggio della semplicità. Quindi immagino che sia più adatto alle biciclette “ibride”, cioè con pedalata assistita.

  2. Che percentuale di energia termica e gravitazionale si riesce a recuperare? Se sono veramente convenienti perché questi congegni non vengono applicati anche alle ruote di automobili per risparmiare carburante?

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