LA VOCE DEL MASTER

Facile come bere un bicchiere d’acqua

Inventata una nuova tecnica per rendere l’acqua microbiologicamente pura

VOCE DEL MASTER – Unendo le forze di carbonio, argento e cotone, alcuni ricercatori della Stanford University sono riusciti ad eliminare più del 98% dei batteri che causano malattie. Il segreto è una tecnica di  sterilizzazione “elettrica” molto veloce ed economica.

I normali meccanismi di purificazione si basano su membrane o filtri che intrappolano i batteri nei loro pori di dimensione microscopica. Il nuovo materiale invece ha dei pori molto grandi che permettono all’acqua di attraversarlo indisturbata: i batteri non vengono così arrestati ma semplicemente resi inattivi.

Il filtro è costituito da una superficie di cotone sulla quale sono fatti crescere dei nanofili di argento e dei nanotubi di carbonio. Yi Cui e colleghi hanno scelto la fibra tessile perché economica, resistente e facilmente reperibile, l’argento per le sue note proprietà antibatteriche e il carbonio per garantire una buona conduttività elettrica al sistema. La riuscita della tecnica, infatti, è resa possibile sia dalla presenza del metallo nobile, sia dal campo elettrico che provoca l’elettroporazione delle cellule dei microorganismi (vengono aperti dei pori nella loro membrana cellulare). L’efficacia del procedimento è stata poi verificata introducendo nell’acqua filtrata dei nutrienti, riscaldando il tutto e aspettando per verificare che non si formassero colture batteriche.

Il passo successivo della ricerca sarà quello di provare la bontà della tecnica per diverse tipologie di microorganismi: fino a oggi infatti sono stati usati solo batteri Escherichia Coli in quanto molto diffusi in natura e presi spesso come modello per tutte le altre specie. Gli scienziati però credono che l’argento possa essere molto versatile da questo punto di vista e ritengono che il dispositivo da loro messo a punto possa avere un carattere per così dire “globale” (e cioè che funzioni per un’ampia gamma di batteri).

Degli 1.34 miliardi di chilometri cubi d’acqua presenti sulla superficie terrestre, solamente una piccolissima parte è rappresentata dall’acqua dolce e ancora meno è quella utilizzabile dall’uomo.  Accade inoltre molto spesso che i paesi nei quali l’acqua scarseggia o non è potabile siano quelli che non dispongono di risorse finanziarie e tecnologiche per farsi carico del problema. Gli impianti di depurazione, i sistemi di pompaggio dell’acqua dalle grandi profondità e gli impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare infatti sono estremamente costosi.

La nuova procedura (descritta in un articolo su Nano Letters) potrà servire a creare un nuovo tipo di impianti di filtraggio oppure a migliorare di molto tecnologie già esistenti. In un mondo in cui, secondo una stima delle Nazioni Unite, quasi un miliardo di persone non ha l’accesso all’acqua potabile, una tecnica come questa, rapida e soprattutto economica, potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di svolta.

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

1 Commento

  1. Il lavoro di Cui me ne ha ricordato un altro, magari utile ai lettori che collaborano con Ong umanitarie. Nel 2003 Rita Colwell et al. hanno pubblicato una ricerca fatta in 65 villaggi del Bangladesh. Dimostrava che un pezzo di vecchio sari in cotone, piegato in quattro, blocca il vibrione del colera più dei filtri “high-tech” disponibili:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12529505
    Il “sistema Colwell” continua a diffondersi, e funziona anche per altri patogeni presenti nell’acqua:
    http://betweenthecolumns.umd.edu/2010/07/13/simplesari/

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