Il vermiciattolo, la moscerina e noi

CRONACA – Quale augurio di nuove scoperte, Science pubblica la funzione degli elementi del genoma della Caenorhabditis elegans e della Drosophila melanogaster. Anche se sembra poco lusinghiero, sono modelli del nostro organismo: più ne sappiamo sul loro e più ne sappiamo sul nostro.

Dieci anni fa erano pubblicati i due genomi grezzi, giusto il DNA dei geni codificanti. Come per il genoma umano, si pensava che l’1% fosse tradotto in RNA che codifica per proteine, lo 0,5% in RNA che regola l’attività dei geni e il resto del DNA serviva da “imbottitura”. L’imbottitura si è appena ridotta ulteriormente: la mappa realizzata dai ricercatori del Consorzio modENCODE (l’Enciclopedia degli elementi di DNA negli organismi modello) comprende geni che non erano stati identificati con i metodi precedenti, oltre a decine di migliaia di molecole di RNA e di proteine.

È confermato che la quantità non fa la complessità. Con 3 miliardi di basi, nel nostro genoma ci sono circa 23 mila geni; con appena 100 milioni di basi, in quello della C. elegans sono 22 mila. E con 180 milioni di basi, la drosofila ne ha solo 17 mila, quando è molto più complicata di un verme non solo come morfologia, ma anche per la doppia vita che inizia con uno stadio larvale e decisamente vermiforme, per niente simile a quello adulto. Ci sono anche delle sorprese che susciteranno nuove domande e ricerche. I trascritti dell’RNA non codificante sono il triplo di quanto si pensasse, e i nostri? La cromatina abbonda nella moscerina e non nel vermetto, che sia tutto quel “DNA represso” a fare la differenza? Come mai le regioni del genoma dette HOT per “highly occupied target” sembrano un tantino deserte di DNA?

Insieme, ENCODE per il genoma umano e modENCODE formano uno strumento di “genomica profonda”, per determinare le trasformazioni che dall’ovulo fecondato portano alle cellule, ai tessuti e agli organi adulti, che Mark Blaxter, dell’Istituto di biologia evoluzionista a Edimburgo, paragona al grande collisore di adroni del CERN

dedicato alla raccolta di dati per ottenere tutti i parametri delle costanti fisiche fondamentali dell’universo e capirne la materia oscura. Allo stesso modo, con il tempo i programmi modENCODE e ENCODE daranno il potere di fare modelli e di prevedere la funzione dell’organismo a partire da dati multidimensionali, di gettare luce sul genoma oscuro e, speriamo, di capire meglio la salute umana e come curare le malattie umane.

4 Commenti

  1. Bell’articolo! Complicato e divulgativo al punto giusto…complimenti. Come circa 12anni fa suggeriva Kary Mullis…è difficile che gli organismi si portino appresso una zavorra rilevante di materia e informazione inutile, il principio d’economia tende ad essere rispettato ovunque in natura! Questo vale per leghe molecolari, acidi nucleici, organi, nonché comportamenti: sessuali od altro. La selezione adattativa filtra l’insieme degli elementi presenti e ne permette la prosecuzione temporale solo a quelli che comunque non ostacolano l’esigenza e le finalità utili alla replicazione-riproduzione con sufficiente sopravvivenza individuale o speciale! Comportamenti o organismi che non seguano tal principio s’annullano da sé… E capita che ciò che nel breve raggio appare negativo non lo sia nel lungo…e quel ch’è male in un campo risulti positivo e auspicabile in un altro (il cosmo biochimico è e dev’essere articolato e complesso). Comportamenti umani, animali e vegetali sono correlati alla composizione della propria materia e alle connessioni necessarie e logiche della sua intrinseca struttura con quella della nicchia esterna, ristretta o estesa, di cui fa parte. Sentenziare, come spesso sento, che tal o talaltra tendenza millenaria e spontanea…(qualora non sia del tutto repressa da fanatismi e poteri vari) seguita da milioni e milioni d’esseri umani (Homo Sapiens-Sapiens) d’ogni epoca, abitanti nei più disparati luoghi geografici: è “contronatura”, dannosa, autodistruttiva; considerando il dominio demografico e territoriale che in alcuni millenni noi umani (con stessa filogenesi) abbiamo stabilito, più che altro mi sembra frutto d’una deficitaria visione biologica d’insieme e a volte d’oscurantismo pessimista a tratti presuntuoso e pretestuoso. Mancanza valutativa nei confronti dell’intelligenza del mondo e dei suoi meccanismi creativi o conservatrici, con la sua rispettiva libertà da schemi rigidamente prefissati e di sovente evolutivamente imprevedibile, di cui persino i catastrofici errori (da grande orologiaio cieco) possono divenir fecondi… Ciao e buon proximo anno.

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