CRONACA

Nel frattempo, in Pakistan

…il lento ritiro delle acque dopo le terribili inondazioni del 2010 ha costretto milioni di ragni a trovare una nuova casa. Non tutto il male (forse) viene per nuocere.

CRONACA – L’immagine a destra parla da sola: nel Sindh, una provincia del Pakistan, interi alberi sono intrappolati in giganteschi “bozzoli” di ragnatela. Non è un comportamento usuale per i ragni, e infatti la sua causa è eccezionale. Nell’estate del 2010 la stagione delle piogge è stata particolarmente violenta e ha causato disastrose alluvioni. A sei mesi di distanza le acque non si sono ancora ritirate, e la vita ha dovuto adattarsi.

Spettacolarità a parte pare che questo fenomeno, benché stia facendo morire molti alberi, potrebbe essere di aiuto per contrastare la malaria, dal momento che moltissime zanzare stanno facendo le spese di questa enorme quantità di ragnatele.

C’è però da fare una precisazione, ovvero che queste informazioni sono riprese da una breve didascalia nell’album Flickr del DFID – UK Department for International Development, ma non esiste nulla di più approfondito (di che specie di ragni si tratta, i nomi degli scienziati che hanno espresso l’ipotesi, dati numerici in genere ecc…), nemmeno nel sito ufficiale dell’organizzazione. Quindi il tutto dovrebbe essere preso con le molle.

In particolare è giusto segnalare un commento all’articolo di New Scientist che ha ripreso la notizia. Spider Joe (Joe Lapp, aracnofilo texano) suggerisce un’interpretazione totalmente diversa: è l’abbondanza di zanzare dovuta all’alluvione (che ha moltiplicato i luoghi dove queste possono riprodursi e prosperare) a far aumentare le popolazioni di diverse specie di ragni, tanto da costringerli a condividere in gran numero gli stessi spazi. La versione di Spider Joe si basa sull’osservazione di un fenomeno molto simile che risale all’estate del 2007: al Lake Tawakoni State Park (Texas) avreste potuto vedere non solo alberi, ma cespugli e terreno letteralmente invasi dalle ragnatele. Secondo i biologi è appunto plausibile che le copiose piogge di quell’anno abbiano determinato un aumento delle prede dei ragni, che a loro volta sono proliferati. Il video qui di seguito mostra, se possibile, uno scenario ancor più suggestivo (naturalisticamente) di quello del Sindh.

 

 

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

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