COSTUME E SOCIETÀULISSE

Uomini e serpenti: amici mai

COSTUME E SOCIETÀ – Giusto in tema con il Carnevale della biodiversità ospitato quest’anno da OggiScienza, un articolo sui Proceeding of the National Academy of Sciences ricostruisce la complicata convivenza tra umani e serpenti sin dalla preistoria, contribuendo a far luce sulla paura, mista a fascino e repulsione, che da sempre suscitano in noi gli ofidi. Oggigiorno non abbiamo reali ragioni per temerli, date le rarissime, per non dire nulle, occasioni d’incontri ravvicinati. Eppure, la vista di un serpente, anche se appare solo in un documentario naturalistico, genera reazioni istintive, negli adulti come nei bambini. Che l’ofidiofobia, la fobia dei serpenti, possa essere un’eredità dei nostri antenati? Si tratta di qualcosa d’innato? Sia come sia, in alcune aree geografiche uomini e serpenti hanno avuto, e continuano ad avere, destini intrecciati.

Finora, dei trascorsi tra la specie umana e gli striscianti rettili carnivori si sapeva poco: difficilmente lo scheletro dei serpenti si fossilizza, e le rare volte in cui è stato ritrovato uno stomaco fossile non conteneva tracce di primati ingurgitati. Una nuova ricerca permette di scoprire finalmente di più. Thomas Headland, antropologo della Southern Methodist University di Dallas, insieme all’erpetologo Harry Greene della Cornell University, ha ricostruito gli attacchi dei pitoni fronteggiati da una tribù indigena delle Filippine, gli Agta Negritos. Fino agli anni Novanta, vivevano isolati dal mondo sulle montagne dell’isola di Luzon, cacciando e procacciandosi il cibo nella foresta, un po’ come facevano i nostri lontani antenati primitivi. Uno degli autori dello studio, Headland, ha trascorso buona parte della vita con i Negritos, imparando anche la loro lingua. Occasione più unica che rara per realizzare 120 interviste sulla loro esperienza a diretto contatto con i serpenti. Dai racconti, è emerso un quadro più complesso di quanto si possa immaginare. I serpenti non sono stati solo una temibile minaccia nel corso della storia. Sono prede, predatori e competitors allo stesso tempo.

Nella fattispecie, degli uomini intervistati più di uno su quattro (il 26%) si era trovato di fronte a un pitone. Quasi tutti, sul corpo, portavano ancora il segno dei morsi e delle ferite nello scontro. Gli episodi traumatici, sia mortali che non, si sono verificati in media ogni due o tre anni. Nell’8% dei casi l’attacco era senza scampo. Una fine tremenda toccò, per esempio, a una bimba di quattro anni e al suo fratellino di tre, al tramonto del 13 marzo del 1973: entrambi furono inghiottiti da un pitone maculato che si era intrufolato nella loro capanna di paglia. Il padre, precipitatosi per difenderli, riuscì ad ammazzare la bestia con un coltello prima che divorasse vivo anche il terzo figlio. Secondo un’altra agghiacciante testimonianza, una volta un ragazzo inseguì un pitone che aveva mangiato suo padre, lo tagliò in due e recuperò il corpo dell’uomo per dargli degna sepoltura.

Ma oltre a queste terribili esperienze, gli Agta Negritos hanno anche riferito di cacciare i serpenti loro stessi per cibarsene. Sono un ghiotto boccone: un pitone adulto può superare i cinque metri e fornire più di 20 chili di carne. Non finisce qui. I ricercatori hanno scoperto che indigeni e serpenti erano concorrenti nella lotta per la sopravvivenza, amando in fondo le stesse prede: cervi, maiali selvatici e scimmie.

Alla luce dei risultati, secondo gli autori, si rafforzerebbe l’ipotesi secondo cui la nostra paura dei serpenti sarebbe innata. Saremmo terrorizzati, eppure attratti dai serpenti, proprio in virtù del rapporto di prede e predatori allo stesso tempo. Questa interpretazione però è molto contestata. Non tutti hanno paura dei serpenti (difficile quindi dire che sia qualcosa di universale) e alcuni esperimenti hanno dimostrato che bambini piccoli o scimmie che vedono per la prima volta dei serpenti non hanno reazioni eclatanti. Inoltre, è dibattuto il meccanismo che porterebbe un presunto gene a determinate un tratto innato. Quali mutazioni del Dna, quali proteine, quali interazioni cerebrali sarebbero alla base della paura dei serpenti?

Innata o no, la paura dei serpenti avrebbe però avuto una sua importanza evolutiva. Come sostiene l’antropologa Lynne Isbell, tra umani e ofidi si sarebbe instaurata una reciproca pressione: da un lato, la necessità di riconoscere i serpenti mimetizzati nell’erba avrebbe aguzzato la vista ai primi ominidi, dall’altro la crescente intelligenza degli uomini avrebbe spinto i serpenti a sviluppare nuove strategie per mimetizzarsi.

Pur nella complessità del legame, uomini e serpenti, nel corso di centinaia di migliaia di anni, amici non lo sono stati mai. Meglio tenerlo a mente se si sceglie di tenere in casa pitoni, cobra o altri esotici serpenti come fossero docili cagnolini…

Crediti: J. Headland

3 Commenti

  1. L’ articolo è buono e pubblicato su PNAS, ma volevo far presente che un paio di anni prima di questi autori, su una rivista di poco conto rispetto PNAS, c’è chi ha tracciato una (a mio avviso) memorabile Storia Naturale del rapporto tra uomini e animali.
    Vi lascio il link e vi invito a leggerlo è veramente ben fatto e spesso, questo mi insegna, che le riviste minori o di poco conto nascondono articoli e autori di qualità come diceva un noto etnozoologo.
    Un salutone Sara

    Ecco il link: http://www.rivistadiagraria.org/riviste/vedi.php?news_id=394&cat_id=209

    Storia Naturale del rapporto tra Uomo e Animali di G. Russini

  2. bè c’è da dire che la bibbia può esser la risposta a questo dilemma perché proprio li è scritto che adamo ed eva, dopo esser stati ingannati dal diavolo con le sembianze proprio di un serpente, hanno mangiato dall’albero da cui era proibito prenderne i frutti Dio avrebbe detto che il serpente da quel giorno in poi tra il serpente e adamo ed eva e tutta la loro stirpe metterà discordia e lo cacceranno per sempre..

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