AMBIENTEULISSE

Valrosandra, il modo e il tempo sbagliato

AMBIENTE- “Sicuramente c’erano parecchie specie già nidificanti.” Chi parla è Paolo Utmar, naturalista triestino, esperto di specie avicole fluviali. Il tono è mesto, dato che stiamo parlando di quel che è successo pochi giorni fa in Valrosandra, un parco e riserva naturale nella provincia di Trieste, di interesse paesaggistico, naturalistico, geologico e non ultimo turistico, che qualche giorno fa ha subito un intervento di manutenzione degli argini fluviali da parte della Protezione Civile, intervento che dopo aver valutato attentamente immagini e video e aver parlato con molte persone a consocenza dei fatti non possiamo che definire selvaggio.

Sono stati abbattuti alberi vecchi di 30/40 anni, si è entrati con le ruspe in un ambiente delicato (e tutt’altro che pianeggiante, parliamo di landa carsica, rocciosa, un piccolo torrente che più in sù diventa un vero e proprio canyon). Sono stati inoltre danneggiati luoghi di interesse storico e archeologico (nella parte bassa della valle, quella interessata dall’intervento passa un antico acquedotto romano) e anche strutture recenti che facilitavano le passeggiate dei turisti, finanziate con soldi comuitari.

Soprattutto la preoccupazione è però grande per le sorti della flora e della fauna di questo luogo molto singolare, una valle che segna il confine tra l’altopiano carsico e l’Istria, dove si incanala il vento per cui Trieste finisce (solo per quello purtroppo) sui TG nazionali, la Bora, e si riversa sulla città. Una valle tutta bucherellata da grotte carsiche e segnata dal lavoro dell’acqua che ha creato le singolari formazioni rocciose sul letto del torrente.

Dell’intervento della Protezione Civile quello che è profondamente sbagliato (oltre il modo scriteriato in cui è stato fatto) è anche il periodo dell’anno. Le primavera, tempo di riproduzione, nidificazione e di ripresa vegetativa. “Questo aggrava l’impatto dell’opera,” spiega Utmar, “perché significa causare addirittura sofferenze sugli animali.” Ci vorrà molto tempo perché l’ambiente ritorni al suo stato precedente: “Ho visto gli alberi… ci sono piante che crescono più velocemente, ma altri come l’ontano nero, presente in valle proprio sugli argini del fiume, che ci mette molti anni per ricrescere. Una boscaglia ripariale come quella, è chiaro, che ci vorranno anni.”

Non sono solo le piante vive a essere importanti. “Ci sono anche gli animali che nidificano nei tronchi morti. Io ho trovato un nido di cincia bigia proprio lì due anni fa. Bisogna pensare che la pianta deve crescere e avere anche il tempo di morire e rimanere lì,  per offrire riparo a queste specie.”

Utmar è critico anche sull’efficacia dell’intervento per quel che riguarda il controllo delle acque del torrente (lo scopo che Protezione Civile adduce per l’azione compiuta). Il Rosandra è un piccolo torrente (che nella parte più a valle, fuori dalla riserva, è in gran parte interrato) dalla portata tipicamente scarsa, che nella sua storia non ha mai dato alcuna preoccupazione. Naturalmente si può sempre obiettare che il fiume non da mai problemi prima di darli, è vero, e che potrebbe sempre succedere l’imponderabile. Non si vuole dunque criticare di principio l’intervento per la sicurezza, ma il modo in cui è stato fatto sì. “Avrebbero potuto entrare con dei mezzi più piccoli, rispettando molte più piante, in un altro periodo. Si potevano fare tante cose ma con un impatto nettamente minore. Gli interventi sui fiumi sono anche necessari specie se ci sono ponti, io mi occupo abitualmente di queste cose sull’Isonzo per esempio, e qualche intervento è necessario. Qui però sono entrati molto pesantemente.”

C’è ora chi vocifera che ci sarà un “secondo round” di interventi ad aprile. Cerchereno di scoprire (appena la Protezione Civile risponderà alle nostre domande) se è vero.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

16 Commenti

  1. Vergogna! Ignoranti! La presunzione dei politici e l’accondiscendenza dei dirigenti per i propri interessi personali è risaputa (purtroppo) ma tra 200 volontari non c’è n’era uno che avesse mezza nozione di scienze naturali? O forse era più comodo tagliar più legna possibile da portarsi a casa per il prossimo inverno?

  2. L’arroganza delle istituzioni non c’entra, il problema è la somma ignoranza. Bisognerebbe prendere l’ingegnere che ha disposto l’intervento (a capo degli uffici della Protezione Civile c’è sempre un ingegnere) e arrestarlo direttamente.
    Tra le altre cose, andava disposta la Valutazione d’Incidenza trattandosi di interventi invasivi in zona SIC e ZPS.

  3. io ..credo che tutti i signori della protezione civile siano responsabili , in più anche chi ha dato gli ordini….e come se io andassi a fare operazioni chirurgiche senza saperne niente.Sarei punito per aver ucciso…. se di contro sarebbe bene che chi sa se si può fare qualcosa che lo si faccia subito… da parte mia spero che questi signori della protezione civile prima o poi subiscano lo stesso trattamento che hanno riservato per la loro intraprendenza verso la natura che fortunatamente è più forte ed è madre!!!!

  4. L’arroganza della politica arriva a risultati sorprendenti. Fino a dove vogliono arrivare?Questi sono pagati migliaia di euro per fare cazzate del genere, se un lavoratore normale sbaglia, paga di tasca sua e viene licenziato. L’articolo 18 verrà applicato anche per il consigliere regionale presente allo scempio ed al responsabile? della protezione civile oppure daremo a lor signori una bella promozione e una paccata di soldi come riconoscimento. Forse si doveva accontentare QUALCUNO con un appalto sostanzioso? SONO STUFO DI QUESTA POLITICA che calpesta e distrugge.

  5. […] In questo caso l’intervento umano con tutte le eventuali buone intenzioni si è notato parecchio. Già, perché il torrente in questione si trova in un’area protetta, dal valore naturalistico e storico estremamente particolare, un’area frequentata quotidianamente (soprattutto nella stagione primaverile e estiva) da un sacco di gente. Alla fine di marzo, quando sono iniziate le belle giornate, in due giorni circa duecento volontari della Protezione Civile hanno attuato un intervento di pulitura dell’alveo del torrente, disboscando contestualmente parte della vegetazione, e operando con scavatrici e altri mezzi in un luogo dall’alto valore paesaggistico e dal delicato equilibrio ecologico. […]

  6. […] In questo caso l’intervento umano con tutte le eventuali buone intenzioni si è notato parecchio. Già, perché il torrente in questione si trova in un’area protetta, dal valore naturalistico e storico estremamente particolare, un’area frequentata quotidianamente (soprattutto nella stagione primaverile e estiva) da un sacco di gente. Alla fine di marzo, quando sono iniziate le belle giornate, in due giorni circa duecento volontari della Protezione Civile hanno attuato un intervento di pulitura dell’alveo del torrente, disboscando contestualmente parte della vegetazione, e operando con scavatrici e altri mezzi in un luogo dall’alto valore paesaggistico e dal delicato equilibrio ecologico. […]

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: