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L’immacolata concezione delle vipere

RICERCA – Sebbene la stragrande maggioranza dei vertebrati adotti una riproduzione sessuale, per alcune specie la riproduzione asessuata è la norma: sono note infatti circa 80 specie partenogenetiche (prevalentemente pesci e sauropsidi), composte esclusivamente da individui di sesso femminile che nascono da uova non fecondate.

Negli ultimi anni, però, in zoo e acquari di tutto il mondo si sono succeduti eventi di partenogenesi in specie a riproduzione bisessuale, in particolare pesci (squali) e rettili (boa, varani): questo fenomeno, chiamato partenogenesi facoltativa, si ritiene essersi evoluto in risposta alla prolungata assenza di un partner riproduttivo. Piuttosto che non riprodursi, quindi, in alcune specie si verifica la schiusa di uova vergini e la nascita di individui cloni (o quasi) della madre. Date queste premesse, l’occorrenza di questa strategia riproduttiva alternativa in natura sembrava un fatto inevitabile, ma fino ad oggi non era ancora stato osservato.

Un breve studio pubblicato sulla rivista Biology Letters ha finalmente documentato per la prima volta la partenogenesi facoltativa in specie bisessuali in natura: si tratta di due specie di vipere nordamericane, strettamente imparentate tra loro, la vipera testa di rame (Agkistrodon contortrix) e il mocassino acquatico (Agkistrodon piscivorus). Lo studio si è basato su analisi genetiche (in particolare sui microsatelliti) e ha dimostrato che le nidiate di alcune femmine delle due specie non avevano avuto alcun contributo maschile ed erano dunque il frutto di riproduzione asessuale.

Più che una rara curiosità naturale, concludono i ricercatori, la partenogenesi facoltativa potrebbe essere una strategia riproduttiva molto più diffusa di quanto si ritenesse finora, almeno tra i sauropsidi. Inoltre, date le caratteristiche demografiche della popolazione in cui sono state documentate le femmine partenogenetiche, sembra improbabile che l’occorrenza di questa strategia riproduttiva sia legata all’assenza di potenziali partner (la presenza di maschi è infatti ben documentata nell’area di studio). Non solo l’isolamento delle femmine spiega questo fenomeno, e solo futuri studi potranno svelare questo nuovo mistero naturale.

Crediti immagine: Wikimedia

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

6 Commenti

  1. La partenogenesi, a rigore, NON è una riproduzione asessuata: implica infatti la meiosi e l’impiego di cellule sessuali, anche se non fecondate.
    La riproduzione asessuata è invece una vera “clonazione” basata su cellule somatiche prodotte per mitosi, senza rimescolamento genetico.

  2. L’autore avrebbe potuto risparmiarsi di titolare: “immacolata concezione…”. Forse si tratta di acredine antireligiosa o di stupida leggerezza. A lui la scelta.
    In tal caso però rivela una forte ignoranza dei dogmi religiosi. A meno che voglia farci credere che le viperine frutto di partenogenesi siano tutte bianche!

  3. L’immacolata concezione è il dogma secondo il quale la Vergine Maria sarebbe priva del peccato originale sin dal suo concepimento.
    Mi aspetterei che la cura con cui si scelgono e utilizzano i termini scientifici fosse la medesima anche quando il vocabolario afferisce ad altri domini.

  4. Il tittolo è abbastanza stimolante – ricorrendo anche ad una dose di dissacrazione – ma la notizia è molto ristretta e poco documentata. Mi spiego: chi parla di modalità riproduttive degli animali, soprattutto se particolari, non può certo limitarsi a considerare i soli animali vertebrati, che, pur più vicini all’uomo, rappresentano comunque una piccola percentuale delle specie attualmente esistenti. Infatti casi come quello riportato sono noti da tempo in svariati ordini di vertebrati, addirittura piuttosto comuni negli artropodi in generale e negli insetti in particolare; negli insetti stecco poi sono perfino comuni [confronta ad esempio il libro Schön et al. (eds.), Lost Sex,Springer Science+Business Media B.V. 2009]. Detto questo per riportare la notizia in un ambito più ampio e corretto, plaudo certo all’iniziativa di riportare notizie che facciano conoscere la molteplicità delle modalità riproduttive insolite di cui la partenogenesi è solo una, dato che ne esistono di ben più sofisticate ed interessanti, come l’bridogenesi e l’androgenesi, anche fra i vertebrati.

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