CULTURALIBRIULISSE

LIBRI – Bisogna riderci su

I virus non aspettano: avventure, disavventure e riflessioni di una scienziata globetrotter

LIBRI – Stavo camminando per la strada a Bruxelles e mi ero persa cercando di arrivare ad una riunione abbastanza importante. Mi si appiccica un ometto, abbastanza attempato, che si era perso pure lui e cominciamo a parlare. Quando arriviamo alla conferenza scopro che era un premio nobel!

La sera poi l’ho rivisto a cena e gli ho chiesto come mai non me l’avesse detto e lui: ma scusa, mica giro con la maglietta con scritto “sono un premio nobel”!

È uno degli episodi che ci ha raccontato Ilaria Capua nell’intervista sul libro “I virus non aspettano. Avventure, disavventure e riflessioni di una ricercatrice globetrotter” (Marsilio editore). Come dice il titolo, è un libro che unisce aneddoti divertenti e spiritosi a riflessioni sulla ricerca, sull’Italia, sulle donne e altro ancora.

Ilaria Capua, virologa e veterinaria, dirige il dipartimento di Scienza Biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e lavora nel campo dell’epidemiologia.

Con il suo gruppo si occupa infatti di malattie virali trasmissibili dagli animali all’uomo e di strategie di controllo per la tutela della salute pubblica e della sanità animale.

Nella sua carriera ha contribuito tanto alla comprensione dell’influenza aviaria quanto a sviluppare la scienza open source quando, nel 2006, ha deciso di depositare la sequenza genetica del primo ceppo dell’influenza H5N1 in un database open access. Ha dato così il via ad un dibattito sulla trasparenza dei dati che ha portato gli organismi internazionali a spingere per una maggiore condivisione e ad un approccio più interdisciplinare alla ricerca.

Per questo e per altre innovazioni nel suo campo, è stata definita “revolutionary mind” dalla rivista americana Seed e ha vinto molti premi, l’ultimo dei quali, nel 2012, è stata la Gordon Memorial Medal per il contributo alla ricerca avicola.

“Bisogna rafforzare innanzi tutto gli interventi nei paesi più poveri – afferma la Capua parlando del nuovo ceppo influenzale isolato recentemente da un gruppo di ricercatori coreani – Questi virus emergono sì nei paesi più poveri, ma nell’era della globalizzazione non possiamo pensare che quello che succede dall’altra parte del mondo non ci riguarderà: ci riguarderà di sicuro.”

Dal lavoro in laboratorio ai viaggi in giro per il mondo; dalle disavventure tutte italiane agli incontri…romantici. I premi, i momenti difficili, le sue riflessioni in quanto donna, in quanto ricercatrice, in quanto persona talentuosa. Tutto questo è raccontato con leggerezza e senso dell’umorismo in un libro che parla della vita degli scienziati ma allo stesso tempo assomiglia a un romanzo.

Continua nell’intervista: “Il libro vuole essere una testimonianza. Una testimonianza per rendere divertenti i ricercatori, per far capire, soprattutto ai ragazzi e alle giovani donne, che la scienza è una professione meravigliosa, che va vissuta fino in fondo, che bisogna raccogliere le sfide e che fare il ricercatore può essere emozionante e divertente. È una cosa che ti arricchisce la vita.”

Crediti immagine: Ed. Marsilio

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

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