mercoledì, Dicembre 19, 2018
AMBIENTEULISSE

Rete Natura 2000: ecco le cattive opere

Morava_small_lakeIl presente dossier ha l’obiettivo di denunciare il depauperamento costante dei siti della Rete Natura 2000 in Italia causato dalla mancata o errata redazione delle Valutazioni di Incidenza, in evidente contrasto con gli obiettivi della Strategia UE sulla biodiversità e delle iniziative intraprese per tutelare questa rete di aree protette.

AMBIENTE – Con queste risolute parole si apre il recente dossier, firmato da LIPU-BirdLife Italia e da WWF Italia e intitolato Rete Natura 2000: ecco le cattive opere, che denuncia l’inadempienza delle istituzioni italiane nel rispetto del progetto Rete Natura 2000, che ha l’obiettivo di tutelare e garantire il mantenimento a lungo termine delle aree di maggior pregio per la biodiversità, sia animale che vegetale, identificate come prioritarie dagli Stati membri dell’Unione europea. La Rete Natura 2000 è una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione Europea, costituita dai cosiddetti Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dai singoli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat e dalla Direttiva Uccelli. Le aree stabilite vengono poi suddivise in Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e in Zone di Protezione Speciale (ZPS).

L’allarme delle due associazioni viene dalla constatazione che all’interno dei siti italiani della Rete Natura 2000 vengono costantemente realizzati interventi senza una corretta Valutazione di Incidenza, disattendendo dunque agli impegni ambientali firmati dall’Italia. La Valutazione di Incidenza è un procedimento di carattere preventivo teso a valutare l’impatto ambientale di qualsiasi piano o progetto che possa avere potenziale impatto negativo sull’ambiente, e che ne può dunque pregiudicare l’integrità. Il dossier è corredato da un eloquente servizio fotografico che mostra svariate situazioni in cui aree ad alto valore di biodiversità sono state interessate da interventi di diverso tipo che le stanno mettendo a repentaglio, vanificando gli obiettivi per cui erano state designate. Tra le maggiori cause del degrado dei Siti di Interesse Comunitario, ci sono la cementificazione selvaggia, il ripristino della funzionalità idraulica di fiumi e torrenti mediante l’asportazione quasi totale della componente arborea, o lo svolgimento di pratiche agricole scorrette.

Ma lo scopo del dossier non è solo quello di mostrare al grande pubblico il degrado delle aree della Rete Natura 2000 in Italia: LIPU e WWF vanno infatti oltre, chiedendo che la Commissione Europea dia il via a una procedura legale per il pieno rispetto della Direttiva Habitat da parte del nostro paese e che costringa le istituzioni italiane, sia nazionali che regionali, ad applicare correttamente le procedure di Valutazione di Incidenza, impedendo che la speculazione prevalga sulla tutela della biodiversità.

Crediti immagine: Doronenko, Wikimedia Commons

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

1 Commento

  1. E speriamo che ci riescano. Ennesima dimostrazione (come ad es. per la raccolta differenziata) che le tematiche ambientali non sono realmente sentite come importanti. I progetti sono vissuti come doverosi nei confronti di una sensibilità astratta comune, poi le implementazioni specifiche locali cedono alla mancanza di un vero “sentiment” ambientale radicato e fatto proprio. Saluti.

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