CRONACAULISSE

Non lasciateli soli

800px-Medicine_Drugs.svgNOTIZIA – Peter Doshi, Kay Dickersin, David Healy, Swaroop Vedula e Tom Jefferson hanno lanciato l’iniziativa Restoring Invisible and Abandoned Trials (RIAT), un nuovo fronte nella battaglia contro chi non pubblica tutti i dati di un esperimento pubblico, se non corrispondono alle aspettative aziendali.

L’articolo del British Medical Journal è gratuito e, secondo me, andrebbe distribuito ai dottorandi in medicina e farmacologia e discusso con loro e con le associazioni di pazienti. Il gruppo coordinato da Tom Jefferson, un epidemiologo che lavora da decenni con la Collaborazione Cochrane, ha raccolto (link redazionali – a fonte inglese quando è più completa)

circa 178.000 pagine di documenti di ricerca, precedentemente confidenziali. Per farmaci quali paroxetina, quetiapina e gabapentin, le condanne riguardanti il loro marketing per farle prescrivere per patologie non autorizzate (off-label) hanno messo nel pubblico dominio migliaia di pagine sugli esperimenti clinici. Altri rapporti, come per oseltamivir e clopidogrel, sono stati ottenuti grazie alle nuove misure sulla libertà di informazione dell’Agenzia Europea del Farmaco (1)…  Pensiamo che altri gruppi indipendenti avranno anch’essi accesso a numerosi altri rapporti.

Gli esperimenti rimasti “invisibili”, uno addirittura dal 1983, sono stati svolti dal Gotha dell’industria farmaceutica e alcuni riguardano psicofarmaci raccomandati dal controverso Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

Serve aiuto:

Chiediamo che altri si uniscano a noi, portando i documenti che hanno ottenuto da fonti pubbliche e da pubblicare o ripubblicare, e che ci aiutino a scriverne. C’è bisogno di volontari che agiscano al posto di chi doveva rendere i rapporti visibili e accessibili e non lo ha fatto.

L’invisibilità significa che le direttive nazionali e internazionali sono basate su informazioni distorte, come spiegano la direttrice e le capo-redattrici di PLoS Medicine che ha aderito all’appello e pubblicherà – o ripubblicherà – articoli con i risultati completi:

Nulla sottolinea l’urgenza e l’importanza della proposta RIAT come l’elenco degli esperimenti abbandonati che la accompagna. Leggetelo e piangete: ci sono esperimenti per farmaci usati da milioni di persone… Rapporti segreti e selettivi erano inerenti al sistema. Riforme come la registrazione degli esperimenti e la pubblicazione obbligatoria dei risultati miglioreranno le cose in futuro, ma non possono rimediare all’evidenza (evidence) fallace del passato.

Per il futuro, gli articoli prodotti da RIAT faranno da deterrente, costringeranno le industrie alla trasparenza, prima che le costringa la magistratura a danni già avvenuti. Gli ostacoli sono tanti, ma con un po’ di buona volontà…

(1) L’Agenzia ha appena pubblicato la bozza delle misure su pubblicazione e accesso ai dati degli esperimenti clinici, e raccoglie commenti fino al 30 settembre.

Crediti immagine: ernes, Wikimedia Commons

3 Commenti

  1. Cara Custode, stavolta le scrivo prima di aver letto tutti i links (e la ringrazio en passant per l’articolo del prof Goodman, mi pare si chiamasse così, della Caltech, sulla ff, veramente esaustivo). Io so esistono databases dei lavori clinici (da ciò che ho capito anche di quelli non pubblicati),  il più completo chiamasi clinicaltrials.gov, ai quali credo accedano anche le agenzie nazionali tipo FDA. So anche che questi databases non risolvono il problema della completezza informativa sui singoli pazienti dei trials (vedi caso Tamiflu vs fondazione Cohrane). Ho, d’altronde, firmato una petizione web per la pubblicazione di tutti i trials. Mi é stato detto, altresì, che nel database che ho citato sono pubblicati anche i trial non registrativi. A questo punto qualcosa non mi torna, se esiste un database pubblico in cui sono reperibili tutti i trial compresi quelli non presentati per le registrazioni dei farmaci, perché sollevare un problema di accessibilità? Cosa mi sfugge? Può aiutarmi a chiarire le mie idee? Grazie come sempre e saluti.

  2. @Robo
    nei data base i trials più o meno ci sono, il problema è l’accesso a _tutti_i risultati, cioè a quelli negativi che non venivano pubblicati.
    Con le nuove norme non dovrebbe più succedere, ma converrà stare attenti lo stesso. E’ facile esportare un trial con registrazione obbligatoria nella UE – per esempio – in paesi dov’è facoltativa o dove le definizioni lasciano spazio alla creatività, come quelle della FDA (opinione personale).
    Grazie di aver firmato, un po’ di pressione da parte dell’opinione pubblica giova alla trasparenza…

    @tutti
    nella 5a riga ho scritto “esperimento pubblico” invece di clinico, chiedo scusa..

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