ULISSE

Un ricordo è per sempre

450px-SD_Zoo_OrangsRICERCA – Noi esseri umani siamo capaci di ricordare nitidamente eventi accaduti nel nostro passato remoto: uno dei meccanismi coinvolti nei processi mnemonici di lungo termine è la cosiddetta memoria autobiografica involontaria, quel fenomeno che si innesca in presenza di  minimo indizio sensoriale in grado di rievocare un ricordo lontano in maniera molto vivida. Questa caratteristica è da sempre stata ritenuta un’esclusiva prerogativa della nostra specie, ma uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology ha recentemente dimostrato che è un tratto che potremmo condividere con le scimmie antropomorfe.

In due brillanti esperimenti, un gruppo di ricercatori del Center on Autobiographical Memory Research dell’Università di Aarhus, in Danimarca, del Max-Planck-Institut for Evolutionary Anthroplgy di Lipsia, in Germania, ha testato le abilità di alcuni scimpanzé ed oranghi nello svolgere un semplice compito, consistente nel trovare alcuni oggetti nascosti, la cui soluzione era stata da loro appresa in tempi precedenti. In particolare, nel primo test i primati dovevano replicare un esperimento che avevano provato quattro volte ben tre anni prima, mentre nel secondo si dovevano cimentare con una situazione vissuta un’unica volta due settimane prima.

Oltre ad essere molto simili tra loro, in quanto avvenuti nei medesimi luoghi, sotto la supervisione degli stessi sperimentatori e con compiti da svolgere analoghi, i due test non risultano molto differenti da decine di altri che gli stessi individui hanno svolto nel corso degli ultimi anni. Le differenze tra le varie situazioni consistono esclusivamente nelle sequenze delle azioni da svolgere o nella posizione degli oggetti da utilizzare per completare il test. I ricercatori hanno pertanto riprodotto le esatte condizioni in cui i primati si sono trovati le volte precedenti (rispettivamente 3 anni e 2 settimane prima) nella speranza di rievocare il ricordo a lungo termine nei soggetti d’indagine.

I risultati indicano che in tutti i casi scimpanzé ed oranghi si sono dimostrati in grado di svolgere con successo i diversi compiti che sono stati loro assegnati. Questo esito dimostra la capacità delle scimmie antropomorfe di dirimere tra eventi del passato molto simili tra loro, ma avvenuti in momenti differenti, e dunque l’abilità di proiettare se stessi indietro nel tempo. I ricercatori sottolineano anche la velocità con cui i primati hanno rinvenuto gli oggetti, ripetendo che lo svolgimento del compito è stato immediato.

Se sembra ormai assodato che le scimmie antropomorfe siano in grado di ricordare nitidamente gli eventi di un passato anche remoto, c’è invece ancora molta incertezza sul meccanismo alla base di questa capacità: come negli esseri umani, una delle cause potrebbe essere  la rievocazione delle situazioni passate per mezzo della memoria autobiografica involontaria, ma solo futuri studi potranno risolvere questa questione ancora aperta.

Crediti immagine: Takinzinnia, Wikimedia Commons

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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