mercoledì, Dicembre 19, 2018
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Anche i mastini tibetani nel loro piccolo si adattano

800px-11m-czny_mastifRICERCA – Seguendo i loro compagni bipedi, nel corso dei millenni anche i cani si sono dispersi nel mondo durante l’espansione della civiltà umana. Ora, attraverso tecnologie di sequenziamento del DNA, alcuni scienziati sono riusciti a esaminare il genoma canino e a porre nuova luce sulla storia evolutiva dei nostri amici a quattro zampe. In un nuovo studio, recentemente pubblicato su Molecular Biology and Evolution, un team di ricercatori cinesi e americani guidati da Dong-Dong Wu, ha esplorato le basi genetiche dell’adattamento alle alte quote dei mastini tibetani, addomesticati originariamente dai cinesi nativi delle pianure, fornendo informazioni importanti sulla diversità genetica di questa specie canina e sui meccanismi biologici messi in atto per contrastare l’ipossia.

Gli autori hanno esaminato in particolare le mutazioni dette SNPs (single nucleotide polymorphisms) di 32 mastini tibetani e hanno confrontato poi i risultati con un campione di 20 cani nativi della zona e con 14 lupi grigi. Quello che è emerso sono 120mila SNPs identificati raggruppati in 16 geni, 12 dei quali associati a funzioni che hanno un ruolo nell’adattamento alle altitudini, in particolare nella risposta all’ipossia.

Gli scienziati ritengono che questi geni siano coinvolti nella produzione di energia, che si rivela fondamentale per la sopravvivenza in quota, dove vi è scarsità di ossigeno, e lo stesso fenomeno è stato osservato anche in altre specie animali che vivono ad alta quota, indicando ai ricercatori la possibilità che i geni evolvendosi e adattandosi abbiano prodotto risposte fenotipiche differenti.

Si è profilata inoltre la possibilità di un’evoluzione convergente tra cani ed esseri umani, grazie al rinvenimento di un fattore chiamato EPAS1, che è stato individuato negli abitanti del Tibet in riferimento al fenomeno dell’ipossia, anche se gli stessi autori avvertono che per una comprensione completa del fenomeno è necessario un confronto più ad ampio spettro, a cui intendono lavorare in futuro.

Crediti immagine: Sasni, Wikimedia Commons

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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