WHAAAT?

Quel problema di sonno degli astronauti

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WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Durante le settimane che precedono la partenza delle missioni spaziali, ma anche una volta che sono in volo, gli astronauti soffrono molto la carenza di sonno. Lo ha scoperto un recente studio,  il più lungo mai condotto, dopo aver monitorato per dieci anni non solo i ritmi sonno/veglia degli astronauti, ma anche il loro diffuso utilizzo di farmaci per l’insonnia. Contare le stelle, evidentemente, non funziona bene quanto contare le pecore.

Come si legge sul paper, pubblicato su The Lancet Neurology, i ricercatori hanno raccolto i dati di 64 astronauti partiti per 80 diverse missioni su navette spaziali, e altri 21 che si erano invece trovati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Oltre 4.000 notti sulla Terra e più di 4.200 nello spazio, che hanno rivelato la necessità di prendere contromisure più efficaci per permettere ai viaggiatori nello spazio di dormire adeguatamente, e ottimizzare di conseguenza le loro performance. Come? Programmando, ad esempio, l’esposizione alla luce a determinate lunghezze d’onda in momenti precisi, oppure elaborando vere e proprie strategie comportamentali.

“La mancanza di sonno è diffusa tra tutti i membri degli equipaggi”, dichiara l’autrice dello studio Laura K. Barger, esperta del Brigham and Women’s Hospital (BWH), ente che ha promosso lo studio insieme alla Harvard Medical School e all’Università del Colorado. Questa problematica è legata non solo al benessere degli astronauti stessi, di ovvia importanza, ma ha come conseguenze un calo della loro produttività sia durante l’addestramento pre-partenza che in volo. Un calo che può diventare pericoloso. I protocolli NASA prevedono almeno 8 ore e mezza di sonno per notte, mentre la media, secondo i dati raccolti durante i dieci anni di studio, è di circa sei ore per tutti i tipi di missioni.

Farmaci anti-insonnia nello spazio

Per di più, i risultati dello studio mostrano come questa mancanza di adeguate ore di sonno abbia inizio ben prima della partenza, fino a tre mesi prima, quando gli astronauti dormono non più di sei ore e mezza per notte. Per ovviare a questo problema molti fanno ricorso a farmaci appositi, come lo zolpidem e lo zaleplon, durante la missione. Il 75% dei membri dell’equipaggio della ISS e il 78% degli astronauti partiti con navette spaziali ha dichiarato di avere assunto questo tipo di medicinali per dormire di più. Quanto spesso? Nel caso dei secondi, per più della metà delle notti trascorse nello spazio.

Come spiega Barger, “l’abilità di un membro dell’equipaggio di reagire in modo adeguato, se dovesse svegliarsi a causa di un’emergenza, potrebbe essere compromessa dall’utilizzo di questi farmaci. Secondo la U.S. Federal Drug Administration (FDA) i pazienti che fanno uso di medicinali anti-insonnia dovrebbero essere messi in guardia per quanto riguarda lo svolgere occupazioni rischiose, che richiedono assoluta lucidità e coordinazione motoria”. La preoccupazione aumenta ulteriormente se si pensa che tutti i membri di un equipaggio potrebbero trovarsi in condizioni di scarsa prontezza, a causa dei farmaci, nello stesso momento. E potrebbe trattarsi di un momento di grave emergenza.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NASA, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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