IL PARCO DELLE BUFALE

Teorie, diciamo così, scientifiche

Chico_Xavier_1968IL PARCO DELLE BUFALE – Dopo aver cercato di contrastare l’avanzata degli editori predoni insieme a quella dell’open access, le multinazionali dell’editoria scientifica sono passate alla controffensiva e pubblicano crackpottery in open access e non.

Per migliorare il margine di profitto, attualmente del 47%, l’editore Wiley ha creato le testate Procedia per raccogliere atti di conferenze dopo revisione e approvazione degli organizzatori. L’operazione è tanto lucrosa che il costo degli atti viene pagato in anticipo da chi si registra per partecipare all’evento dal vivo. Così tutti possono leggere preziosi contributi alla conoscenza della Fisica, quali

On the Frontier of Knowledge: A Discussion of Alien Civilizations

di Shelley Thompson, ricercatrice in UFO e avvistamenti di extraterrestri nel Texas,

Possible States Theory and Human Destiny in the Cosmos

di Shelley Thomson, idem, e John Brandenburg, inventore della bacchetta dimagrante ad antigravità,

oppure la rivisitazione dell’etere ottocentesco

The Cosmic Ether: Introduction to Subquantum Kinetics

di Paul LaViolette della Starbust Foundation.

Dal canto suo, Elsevier sta conquistando il mercato della medicina vieppiù alternativa con Explore: Research in Medicine and Healing, dall’ecclettismo senza rivali se non in certe riviste Frontiers, del gruppo Nature. Tra meta-analisi e risultati clinici di pratiche sciamaniche e sostanze druidiche, il collega Ivan Oranski ha scoperto

Investigating the Fit and Accuracy of Alleged Mediumistic Writing: A Case Study of Chico Xavier’s Letters

di Alexandre Caroli Rocha et al. dell’Università di São Paulo. Il medium brasiliano Chico Xavier (1910-2002) contattava nell’aldilà parenti e medici omeopatici che gli dettavano rispettivamente lettere e ricette destinate a membri del pubblico che assisteva alle séances. Grazie a metodi statistici come l’Arizona Mediumship-Process Scoring System (AMPSS), gli autori hanno stabilito che su

99 casi di informazioni specifiche, nessuna era sbagliata,

un risultato che non può essere dovuto a mera coincidenza e che fornisce

un supporto empirico alle teorie non riduzionistiche della mente.

E alle teorie sulla mano invisibile del libero mercato che avvantaggia l’intera società: la qualità delle riviste Elsevier e Wiley è tale da garantire loro margini di profitto del 37% e del 40%.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine Chico Xavier 1968, Fran6fran6, CC BY SA 3.0

6 Commenti

  1. Cara custode, partendo da questo articolo sono andato a ritroso per link in inglese e mi sono ritrovato al Losada affair e allo Human Brain Project affair. Non é facile per me seguire tutte le argomentazioni vista la mia difficoltà a masticare scienza e la lingua della perfida Albione (ancor più se contemporaneamente). Le chiedo quindi qualche delucidazione. Ho compreso del ritiro dell’articolo della Teoria Losada (favorito dal fatto che qualcuno si è preso la briga di metterla aspramente in discussione) ma non mi è chiaro cosa essa fosse esattamente: uno shifting da equazioni applicate primariamente a fenomeni fisici per creare un modello di efficenza comportamentale? (se così roba audace…). Per l’HBP avevo seguito le polemiche (qui da lei) sul fatto che tale tentativo fosse prematuro, e partisse da basi poco concrete ma mi é parso di verificare dai links che il dottor Makram ha fondato la rivista Frontiers che usa “infallibili” peer reviews automatizzate che sono state bucate dagli articoli sullo yoghurt anti-HIV. Se, come lei afferm,a tali algoritmi falliscono nel bloccare un’ovvia cavolata e sono gli stessi usati nel mega-progetto, questo getta una luce più sinistra su Makram. Ultima cosa: Nature investe sulla rivista di Makram, Elsevier e Wiley danno visibilità ad argomenti francamente pseudoscientifici, poi ci sono i predoni dell’open access che maramaldeggiano, come ne usciamo? L’ultimo link sui margini di profitto non sono ancora riuscito a leggerlo, mi ci vorrà un bel po’… Grazie e cari saluti.

  2. Robo,
    Sì, il metodo Losada era proprio roba audace (per aver successo, guarire, riconquistare l’amore ecc. il rapporto emozioni positive/negative deve superare 2,9/1, da lì in poi è tutto in discesa…) ideata da un consulente in management, e dimostrata con dati falsi. Per il resto, provo a riassumere come la penso.

    Gli algoritmi di Frontiers sono bucati spesso, ma visto che il cliente (noi nel caso di Ruggiero & Co) paga comunque, rendono bene, e troppi – noi cronisti per primi – ci facciamo impressionare dal marchio Nature. In realtà, nel gruppo ci sono decine di case editrici, non tutte autorevoli.

    Algoritmi tipo Frontiers (a volte gli stessi) dovevano “far emergere” l’elaborazione dell’informazione (e quindi la coscienza) nel cervello di topo simulato al computer da Markram con il Blue Brain Project – arenato, ma non prima di servire da modello per lo Human Brain Project.

    HBP nasce vecchio (costruire una piattaforma informatica concepita più di 10 anni fa, prima del Cloud). L’idea – giusta, credo – è che una piattaforma comune sarebbe stata utile nel caso del Progetto genoma umano, proposto da Dulbecco negli anni ’80 e che HPB vorrebbe emulare. Quindi sarebbe utile ora.

    Ma è anche prematuro – e roba audace – perché nel caso dei geni, il codice per passare dal genotipo al fenotipo era il DNA, e la sua struttura era nota. Per il passaggio (le funzioni delle varie cascate biochimiche) dal cervello-mente ai comportamenti individuali non esiste nulla di simile al DNA e nemmeno una teoria plausibile di che cosa potrebbe essere.

    Come usciamo dalle pubblicazioni farlocche?
    Contro l’omertà accademica, possiamo “le armi della critica”, la libertà di parola insomma. Questo per quanto riguarda il mio mestiere. Per la collettività mi pare più difficile

    Finché i ricercatori devono produrre papers come fossero alla catena di montaggio e restare precari fino a 45 anni lo stesso, possiamo chiedere una politica della ricerca pubblica diversa ma dubito che i nostri governanti ci sentano.
    Anche loro preferiscono puntare su soluzioni redditizie a breve – i tagli ai fondi e al personale – mentre da 20 anni ripetono che è indispensabile investire nella ricerca scientifica e tecnologica.

    Il problema più generale – trovo – è che, addetti a parte, la scienza interessa 4 gatti, il suo “processo di produzione” forse 1 o 2..

    Mi spiace per i link in inglese, nella scienza son quelli che passa il convento (google translate migliora a vista d’occhio). Grazie di leggermi con attenzione e di segnalare le troppe cose che lascio implicite. Mi obbliga a riflettere su quello che voglio dire davvero.

  3. Robo,
    possiamo usare>/em> le armi ecc.

    tutti,
    scusate, ho salto un pezzo all’inizio del 2° paragrafo, volevo scrivere
    attualmente del 47% sulle pubblicazioni in open access.
    Eppure mi rileggo…

  4. Imho (no, forse non è un’opinione tanto modesta, perché io modesto non sono), l’HBP non potrà mai portare ad una I.A. nei tempi dichiarati da Makram (10 anni?!).
    Badate, parliamo di realizzare, entro il 2023, attraverso un supercomputer, una simulazione del funzionamento _completo_ del cervello umano.
    Io non sono uno scienziato, non ho formazione scientifica, ho fatto solo Economia… Il punto è che il progetto ha un obiettivo così insensato ed ardito che per capirne l’impossibilità basta avere un minimo di buon senso…
    Non capisco dunque se sono io che sono stupido o se folli sono quelli dell’École polytechnique fédérale de Lausanne…
    Moh!!!

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