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Ebola, previsioni per settembre

14858655274_2bddaf9854_zESTERI – Entro la fine di settembre, i nuovi casi di Ebola registrati potrebbero essere fino a 6.800: è quanto suggeriscono i ricercatori dell’Arizona State University e della Harvard University, in uno studio pubblicato su PLoS Outbreaks, basandosi sugli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’aumento dei malati tra Liberia e Guinea è stato vertiginoso in agosto, in prossimità della decisione di mettere in atto una quarantena per far fronte all’emergenza. Come spiegano i ricercatori, che hanno elaborato la stima di settembre in base a modelli statistici, non è da escludere che tali sforzi per evitare un ulteriore contagio abbiano sortito l’effetto opposto, rendendo ancora più grave l’epidemia.

Durante il mese di agosto, le condizioni di vita e il precario livello d’igiene nelle aree in quarantena hanno causato numerosi disordini tra gli abitanti. “Potrebbero esserci altre ragioni alla base dell’aumentata gravità dellepidemia”, spiega Sherry Towers, tra gli autori della nuova ricerca. “Tra queste includiamo la possibilità che il virus sia diventato più trasmissibile, ma potrebbe anche essere che gli sforzi per tenere sotto controllo la quarantena abbiano in realtà permesso a Ebola di diffondersi più rapidamente. Come conseguenza dell’aver affollato un sacco di persone tutte insieme in condizioni anti-igieniche”.

Il team di Towers si è concentrato in particolar modo sull’efficacia delle azioni intraprese per circoscrivere l’epidemia; trattandosi di aree densamente popolate, sottolineano gli scienziati, il rischio di un contagio internazionale non va escluso. Al contempo mancano le risorse per una quarantena davvero efficace, in quanto i confini africani sono porosi ed effettuare un controllo capillare non è a ora possibile. “Al momento non esiste un vaccino approvato né un trattamento specifico per trattare Ebola. Questo fa sì che condizioni igieniche appropriate, quarantena, isolamento e distanziamento sociale siano le uniche tipologie di intervento possibili”, commenta Carlos Castillo-Chavez, uno degli autori dello studio. “Bisogna mettere in atto misure di controllo più efficaci”.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NIAID, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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