SALUTE

Come la Listeria arriva alla placenta

Le donne in gravidanza sono 20 volte più a rischio di contrarre la listeriosi: ora sappiamo come fa il batterio a uscire dall'intestino

800px-Listeria_monocytogenes_PHIL_2287_loresSALUTE – La Listeria monocytogenes è un batterio presente sia nel suolo che nell’acqua e che può contaminare verdure e ortaggi, ma anche trovarsi in cibi crudi come la carne o in altri già trasformati (come i formaggi molli, nei quali può arrivare anche dopo che si è concluso il processo di pastorizzazione che elimina i microrganismi).

Listeria causa la listeriosi, malattia che nelle sue forme più acute può svilupparsi in meningiti ed encefaliti: secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi le donne in gravidanza sono 20 volte più a rischio di contrarre la patologia; tra le conseguenze vi sono aborti spontanei, parti prematuri e morte in utero, ma anche in caso di sopravvivenza del feto le conseguenze possono essere molto gravi. Pur essendo a conoscenza di tutti questi elementi, non era ancora chiaro finora come facesse il batterio a uscire dall’intestino e spostarsi fino ad arrivare alla placenta.

Per riuscirci la Listeria usa una strategia precisa, che è stata appena descritta in uno studio su The Journal of Experimental Medicine: si tratta della proteina PI3-K, la fosfoinositide-3 chinasi. Finora sapevamo che sono principalmente due le proteine che permettono al batterio di attraversare la barriera delle mucose. Entrambe sono internaline (A e B) che si attaccano ai recettori sul tessuto e sono necessarie alla Listeria per riuscire a entrare nella placente. La A da sola le permette di passare attraverso l’intestino, ma si tratta di una fase in cui la B non entra in gioco.

Eppure mancava un passaggio, perché entrambe le internaline (insieme) sono necessarie per attivare l’enzima PI3-K, ma è la B ad avere il meccanismo interno che lo permette. Il team di Marc Lecuit del Pasteur Institute ha osservato l’intera attivazione, scoprendo che PI3-K è continuamente attivo nelle cellule intestinali, tramite l’internalina A. Nella placenta, al contrario, la sua attività è minima: ed è qui che il passaggio del batterio richiede l’intervento dell’internalina B.

Secondo gli scienziati aver compreso questo meccanismo apre ora una serie di possibilità di ricerca piuttosto ampie: oltre ai batteri che costituiscono un rischio per la gravidanza potrebbero essercene molti altri che sfruttano l’attivazione di PI3-K per oltrepassare le “barriere” all’interno del corpo dell’ospite. Non solo a livello intestinale, ma anche presso altri organi e mucose.

@Eleonoraseeing

 Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Elizabeth White – Centers for Diseases Control and Prevention, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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