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Dinosauri, le scoperte del 2015 (II parte)

Seconda puntata con le ultimissime notizie dal mondo della paleontologia

150427124631_1_900x600SPECIALI – Nella scorsa puntata avevamo parlato delle principali scoperte riguardanti i dinosauri nei primi tre mesi del 2015. In questa seconda puntata invece OggiScienza racconta che cosa ci ha riservato la paleontologia gli ultimi due mesi.

Stegosauro: scoperte le differenze fra maschi e femmine

Sembra paradossale non riuscire a determinare il sesso di un esemplare animale, ma se consideriamo le specie estinte, il cosiddetto dimorfismo sessuale è questione tutt’altro che banale. Fino a oggi per esempio si riteneva che gli stegosauri con placche posteriori acuminate e quelli con placche più rotonde fossero due specie distinte, mentre ora sappiamo che si trattava solamente di stegosauri maschi e femmine. Secondo i ricercatori dell’università di Bristol, le femmine sarebbero state infatti caratterizzate da placche decisamente più rotondeggianti rispetto agli esemplari maschi. I risultati, pubblicati su Plos One, sono frutto di un attento studio della composizione ossea dei reperti di stegosauri ritrovati in Montana, fondamentale per capire che queste due varietà osservate non erano in realtà frutto di un’evoluzione dell’una nell’altra, ma rappresentavano due tipologie strutturali coesistenti.

Il cugino erbivoro del T-Rex

Un recente articolo pubblicato su Nature ha rivelato la natura erbivora di uno dei parenti più prossimi del temuto Tyrannosaurus rex: il chilesauro. La scoperta è avvenuta grazie alle ricerche di un gruppo dell’università di Birmingham, che ha studiato uno scheletro di chilesauro ritrovato da un bambino di 7 anni, Diego Suarez (da qui il nome dato al dinosauro, Chilesaurus diegosuarezi). L’inaspettato paleontologo in erba ha scoperto le ossa mentre si trovava presso la Toqui Formation di Aysén, una formazione di rocce giurassiche nel sud della Patagonia. Lo scheletro ha rappresentato da subito una miniera di informazioni per i paleontologi, poiché mostra testa e arti anteriori simili a quelli del tirannosauro ma arti posteriori identici a quelli dei dinosauri a collo lungo. Un aggregato di caratteri di tipi diversi di dinosauri che gli sarebbe valso l’appellativo di “dinosauro ornitorinco”.
Secondo i ricercatori il chilesauro sarebbe la testimonianza che all’interno del gruppo dei dinosauri teropodi a cui appartiene, la dieta erbivora sarebbe stata acquisita prima di quanto si pensava.
Inoltre Diego sarebbe un esempio di quella che viene definita convergenza evolutiva, il processo secondo cui specie diverse che condividono lo stesso habitat finirebbero, per opera della selezione naturale, a sviluppare con il tempo caratteristiche fisiche simili.

Fine dei dinosauri: l’asteroide non è stata l’unica causa

Ad affermarlo un gruppo di geofisici dell’Università di Berkeley: pare vi sia stata effettivamente una correlazione fra l’impatto dell’asteroide che avrebbe spazzato via i dinosauri 66 milioni di anni fa e la formazione dei Trappi del Deccan in India, una delle zone vulcaniche più estese del pianeta. Secondo gli scienziati l’impatto ha prodotto una sorta di terremoto che smuovendo il magma sotterraneo ha generando enormi colate di lava che avrebbero poi a loro volta contribuito all’estinzione di massa.

Più simili ai mammiferi che ai rettili

Secondo un commento pubblicato su Science a maggio, i dinosauri sarebbero stati più simili agli animali a sangue caldo rispetto a quanto ritenuto finora. Michael D’Emic, ricercatore presso la Stony Brook University ed esperto di microanatomia ossea, ha infatti analizzato nuovamente i risultati di uno studio pubblicato nel 2014, focalizzandosi però sul metabolismo e sui meccanismi di crescita dei dinosauri, giungendo alla conclusione che questi ultimi dovevano necessariamente essere più simili a un mammifero che a un rettile, a cui invece vengono solitamente accostati.
Inoltre lo studio è importante perché tiene conto di un secondo aspetto: quello secondo cui i dinosauri devono essere analizzati in realtà all’interno dello stesso gruppo degli uccelli, che sono animali a sangue caldo, data la discendenza di questi ultimi proprio dai dinosauri del Mesozoico.

Un’erba antica come i dinosauri

Secondo la scienza l’erba più antica del mondo non avrebbe più di 55 milioni di anni, sarebbe quindi molto più recente del più giovane dei dinosauri. Qualche tempo fa però, una scoperta avvenuta in Birmania ha completamente rivoluzionato questa convinzione. Dentro una goccia d’ambra un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon avrebbe infatti ritrovato erba risalente addirittura a 100 milioni anni fa, in pieno Cretaceo, il periodo dei dinosauri. Ma non solo: gli scienziati avrebbero anche rinvenuto, sempre nella stessa zona, tracce di Claviceps purpurea, un fungo allucinogeno molto noto nell’antichità.

@CristinaDaRold

Leggi anche: Dinosauri, le scoperte del 2015 (parte I)

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

Crediti immagine: Gabriel Lío

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

9 Commenti

  1. Non comprendo la stupidità di chi da sempre formula ipotesi che si appoggia su altre ipotesi all’infinito, senza una sola minima prova, solo riflettendo si capisce che i fatti veri sono andati tutti in un altro modo. È così difficile per tutti capire case semplici?

  2. […] Di certo i dinosauri non smetteranno di riservarci altre sorprese: essendo vissuti per un arco temporale pari a 160 milioni di anni, hanno potuto differenziarsi con caratteristiche molto diverse,  molte delle quali forse sono ancora da scoprire. […]

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