SCOPERTE

La mano umana? Più primitiva di quella delle altre antropomorfe

Tratti primitivi nella mano dell'uomo moderno, che sono cambiati meno rispetto alle scimmie antropomorfe. Si aprono nuovi scenari sull'evoluzione delle dita rispetto al loro diverso uso con i primi utensili

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SCOPERTE – Una mano più primitiva di quella delle altre scimmie antropomorfe, cioè che è cambiata meno rispetto all’ultimo antenato comune con gli altri primati. Questi i risultati ottenuti da alcuni ricercatori della della George Washington University e della Stony Brook University di New York e pubblicati su Nature Communications.

Come sono cambiati gli arti superiori e in particolare le mani? Rispetto alle scimmie antropomorfe più vicine a noi, i pollici sono molto più lunghi, caratteristica che è specifica per la nostra specie. A cosa è dovuta questa differenza? Le ipotesi sono due: una forte pressione selettiva legata all’utilizzo e alla fabbricazione dei primi utensili, o un cambiamento “collaterale” dello sviluppo del bipedismo perfetto che ha stravolto la morfologia dei piedi.

In base a queste ipotesi, comunque, ci si aspetterebbe di trovare similarità tra le mani delle scimmie e degli ultimi antenati comuni con loro. E in effetti finora sembrava plausibile che l’unicità della nostra mano e il successo della nostra specie fosse dovuto a una divergenza evolutiva e questa ipotesi sembrava confermata.

Un gruppo di ricercatori ha però cercato di approfondire la questione facendo un’analisi sistematica delle proporzioni delle mani. Sono state considerate sia le proporzioni intrinseche come le dimensioni e la lunghezza delle dita, che quelle estrinseche, come proporzioni delle mani rispetto ad arti e corpo degli individui. Tutto questo è stato studiato su esseri umani, scimmie antropomorfe e non, e alcuni nostri antenati (Ardipithecus ramidus, Australopithecus sediba, Proconsul heseloni, Hispanopithecus laietanus), partendo dai fossili disponibili.

Da questi confronti, però, a dispetto di quanto ci si sarebbe aspettato, non si è riusciti a identificare una mano divergente dell’essere umano, né una struttura comune tra i primati non umani. Anzi, proprio in questi ultimi si sono osservate linee divergenti con diverse specializzazioni. Ovvero che a essersi differenziate sono le mani degli altri primati non umani, mentre quelle dell’essere umano moderno sono molto più “primitive” e simili a quelle degli antenati comuni tra noi e le scimmie.

Un risultato abbastanza sorprendente che smentisce sia la divergenza della mano umana, sia l’ipotesi che il motivo di un pollice relativamente lungo rispetto alle altre dita possa essere dovuto alla pressione selettiva legata alla fabbricazione dei primi utensili. Anzi, il dato sembra riaccreditare una teoria di quasi un secolo fa, secondo cui, appunto, le mani delle scimmie avrebbero subito specializzazioni più forti di quelle degli esseri umani.

@FedeBaglioni88

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: jakub, Flickr

Federico Baglioni
Biotecnologo curioso, musicista e appassionato di divulgazione scientifica. Ho frequentato un Master di giornalismo scientifico a Roma e partecipato come animatore ai vari festival scientifici. Scrivo su testate come LeScienze, Wired e Today, ho fatto parte della redazione di RAI Nautilus e faccio divulgazione scientifica in scuole, Università, musei e attraverso il movimento culturale Italia Unita Per La Scienza, del quale sono fondatore e coordinatore. Mi trovate anche sul blog Ritagli di Scienza, Facebook e Twitter @FedeBaglioni88

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