venerdì, Settembre 20, 2019
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Troppo sole senza protezione fa male anche ai vasi sanguigni

Un'adeguata protezione tutela la pelle ma anche la dilatazione dei nostri vasi sanguigni. Quando prendiamo il primo sole, il consiglio degli esperti è unanime: la protezione deve essere 50+ per tutte le persone con fototipo fino a 4.

Proteggersi dal sole adeguatamente, con prodotti adatti alla nostra pelle e al periodo dell’anno, è fondamentale per la nostra salute. Il problema più noto è il melanoma: i dati AIRTUM (Associazione Italiana Registri TUMori) stimano 13 casi ogni 100 000 persone: 3.150 nuove diagnosi ogni anno tra gli uomini e 2.850 tra le donne, con un’incidenza in crescita che è raddoppiata negli ultimi 10 anni.

A quanto pare proteggersi dal sole porta importanti benefici anche al nostro sistema circolatorio. L’esposizione alle radiazioni ultraviolette è correlata con l’invecchiamento precoce della pelle. Un nuovo studio, presentato al meeting annuale dell’American Physiological Society (APS) in Florida, suggerisce che la protezione solare salvaguardi anche la dilatazione dei vasi sanguigni nella pelle dall’esposizione dannosa alle radiazioni ultraviolette (UVR). La vasodilatazione dei vasi sanguigni della pelle svolge un ruolo importante nella regolazione della temperatura corporea e nella risposta allo stress da calore, sia localmente che in tutto il corpo. Riducendo la vasodilatazione è minore anche la quantità di ossido nitrico disponibile, un composto essenziale per la salute dei vasi sanguigni.

Dal fototipo all’esposizione

Esistono sei fototipi della pelle degli esseri umani. Il primo – 1 – è il più chiaro, proprio delle popolazioni più nordiche ma che comprende anche le persone con i capelli rossi e le lentiggini. Il fototipo 6 rappresenta le popolazioni dalla pelle nera. In Italia il 70-80% delle persone è di fototipo 3 e 4. In base al fototipo dobbiamo dosare l’intensità dell’esposizione, i tempi e scegliere la protezione solare adeguata.

I ricercatori hanno studiato l’effetto dell’esposizione ai raggi UV, a seconda del fototipo e della presenza o meno di protezione o di sudore sulla pelle, sulla capacità dell’ossido nitrico di promuovere la vasodilatazione dei vasi sanguigni. Giovani adulti sani con fototipo basso e medio sono stati esposti a UVR su un braccio mentre l’altro braccio è servito come controllo. Il dosaggio di UVR era grossomodo equivalente a trascorrere un’ora all’aperto in una giornata di sole, ma senza l’arrossamento dato dalle scottature. Una parte del braccio usato come test è stata esposta solo a raggi UV, un’altra zona è stata adeguatamente protetta con prodotti e la terza parte del braccio è stata ricoperta di sudore simulato.

La zona del braccio non protetta né da prodotti e da sudore mostrava meno vasodilatazione associata all’ossido nitrico rispetto al braccio di controllo non esposto al sole. Inoltre, quando la protezione solare veniva applicata prima dell’esposizione ai raggi o in presenza di sudore la vasodilatazione associata all’ossido nitrico aumentava, sempre rispetto al braccio di controllo. “Per coloro che trascorrono molto tempo lavorando, esercitando o partecipando ad altre attività all’aperto, l’uso della protezione solare può proteggere non solo dal cancro della pelle, ma anche dalle riduzioni della funzione vascolare”, dice in un comunicato Tony Wolf, primo autore dello studio.

I raggi UV sono composti da una parte di raggi UVA e da una di raggi UVB. I raggi UVB sono i responsabili delle comuni scottature o ustioni, ma sono i raggi UVA a essere i più pericolosi, perché apparentemente danno meno problemi: non producono arrossamenti o ustioni, ma abbiamo scoperto che agiscono in profondità anche sul sistema immunitario e sono i responsabili del processo di invecchiamento della pelle dovuto al sole.

Scegliere la protezione adatta

Rimane aperta la questione importante di quale protezione sia meglio usare. Qual è la differenza in termini di protezione da una crema con protezione 10 a una con protezione 20? E da 20 a 50?

Gli esperti consigliano unanimemente di scegliere la protezione massima (SPF 50+) al primo sole per tutte le pelli con fototipo fino a 4. C’è differenza infatti fra 50 e 50+, ed è il marketing qui a farla da padrone. È stato deciso di non vendere prodotti dove fosse esplicitata la protezione 80 o 100, dal momento che la gente tendeva ad acquistare queste ultime a scapito di quelle di livelli minori, anche se è stato dimostrato che protezioni troppo basse sono inutili perché non proteggono minimamente la pelle dai raggi UV. Da qualche anno le creme solari con protezione inferiore a 10 non vengono quasi più vendute, perché si è preso atto che non fornivano alcuna protezione reale.

Il consiglio degli esperti è non utilizzare, specie nei bambini, una protezione inferiore a 30, e iniziare sempre con la 50 almeno per la prima settimana o dieci giorni di sole. È fondamentale anche il dosaggio: è necessario applicare uno strato di crema di due milligrammi per centimetro quadrato (in realtà la persona media ne mette la metà) ogni 2-3 ore e 15 minuti prima dell’esposizione, massaggiando bene affinché venga ben assorbita dalla pelle.


Leggi anche: Creme solari: sai leggere l’etichetta?

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   Foto: Pixabay
Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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