sabato, Novembre 23, 2019
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L’allattamento al seno protegge dall’obesità

L'obesità infantile è un problema enorme, soprattutto in Italia: anche per questo motivo, garantire alle donne un adeguato supporto per l'allattamento è fondamentale. A casa e sul lavoro.

Gli ultimi dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), presentati a Glasgow in occasione dello European Congress on Obesity, evidenziano chiaramente che la percentuale di bambini obesi in Europa è ancora molto alta. Circa 398.000 bambini tra i sei e i nove anni – il 3% dei giovani esaminati in 21 paesi europei – sono gravemente obesi. A questi si aggiungono gli obesi (in nessun paese si scende sotto il 6% del totale) e i bambini in sovrappeso, quindi a rischio di obesità, che rappresentano da soli ben oltre il 10% in ogni paese. In alcuni casi anche oltre il 20% del campione di bambini considerati.

La percentuale di obesità grave fra i bambini varia molto da paese a paese, toccando il 4,3% in Italia. Il nostro paese vive una delle situazioni peggiori, anche se in miglioramento negli ultimi anni: oggi oltre 4 bambini italiani su dieci hanno problemi di peso: il 23% è in sovrappeso, il 15% è obeso e più del 4% è gravemente obeso. Insieme a noi come percentuale troviamo la Spagna e peggio di noi solo la Grecia, mentre per quanto riguarda l’obesità grave siamo secondi, di poco, solo a Malta dove il 5,5% di bambini è gravemente obesi.

Un altro aspetto emerso dall’analisi COSI è che la prevalenza dell’obesità è maggiore fra i bambini non allattati al seno: il 16% di questi bambini risulta obeso, contro il 13% di chi è stato allattato per meno di sei mesi e il 9% di chi invece è stato allattato per oltre sei mesi.

La necessità di potenziare sempre più i servizi di supporto all’allattamento, di vicinanza alla donna in questo momento spesso molto doloroso e difficile come le prime settimane dopo il parto (quello che molti esperti chiamano quarto trimestre) emerge in tutta la sua urgenza. Non vi è nessuna colpa per la donna, è il contesto a dover garantire un adeguato supporto, rispettando le richieste della mamma.

La stessa OMS ha lanciato una campagna per l’allattamento al seno. Prevede 10 punti fra cui supportare le donne già in ospedale – evitando di proporre come prassi alle donne prodotti artificiali per l’allattamento come possibile alternativa -; sviluppare le competenze del personale medico ed educare le future mamme e le neo mamme ad attaccare correttamente il bambino al seno, spiegando loro cosa aspettarsi nel primo periodo; promuovere il contatto immediato pelle a pelle fra mamma e bambino e abolire i tempi fissi per l’allattamento, insegnando alla neo mamma a riconoscere quando il bambino è affamato.

La situazione italiana

L’Italia si colloca a metà classifica con circa il 10% delle donne che dichiara di non aver mai allattato e la metà che lo ha fatto per meno di sei mesi (in molti casi, presumibilmente, in relazione all’essere tornata al lavoro). È la percentuale più alta fra i paesi esaminati, mentre il restante 42% ha allattato oltre i sei mesi del bambino. Essere il paese con la maggior percentuale di donne che ha allattato meno di sei mesi ci fa riflettere sul reale supporto offerto alle donne per l’allattamento sul luogo di lavoro. Dai dati è emerso che siamo il paese con la maggiore prevalenza di obesità infantile fra i bambini che non sono mai stati allattati: il 21%, contro il 17% circa fra chi è stato allattato meno di sei mesi e il 15% di chi ha ricevuto latte materno anche oltre i sei mesi.

Sottolinearlo non dovrebbe più essere necessario ma la colpa, ancora una volta, non è della donna. Allattare è spesso doloroso e spossante, soprattutto se accanto alla nuova vita di mamma deve mantenere alti rendimenti sul lavoro o in altre attività. Sappiamo inoltre dalla cronaca quanti siano ancora i pregiudizi che le donne devono vivere se decidono di allattare in luoghi pubblici.

“L’obesità nei bambini rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi” spiega Angela Spinelli, Direttrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (ISS). L’obesità è un fenomeno multifattoriale, dovuto a diversi elementi e con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera. Come tale va affrontato prima di tutto attraverso la prevenzione, a cominciare dall’allattamento per poi proseguire con programmi e iniziative nei bambini e giovani che aiutino ad effettuare scelte salutari. Ma nel caso di obesità grave bisogna garantire anche i servizi per aiutare questi bambini e le loro famiglie a contrastarla. In Italia negli ultimi anni abbiamo osservato una lieve diminuzione del fenomeno, ma è ancora una sfida aperta”.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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