mercoledì, Giugno 26, 2019
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Elezioni europee 2019: quanto spazio per la scienza nei programmi dei partiti?

Il 26 maggio 2019 si vota alle elezioni europee per scegliere i deputati che rappresenteranno i paesi membri dell'UE nell'Europarlamento di Bruxelles.

 

Elaborazione grafica di Lisa Zillio

“La nostra Europa unita ha bisogno di un voto forte da parte dei popoli, ed è per questo che vi chiediamo di esercitare il vostro diritto a votare. È un voto sul nostro comune futuro europeo”. È quanto recita l’invito al voto per i cittadini in vista delle elezioni europee 2019, un invito formalizzato nel documento firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme ad altri 20 capi di Stato.

Come si legge in un ottimo articolo su Internazionale che esamina il fenomeno dell’astensionismo, alle ultime elezioni europee nel 2014 ha votato solo il 42,5% degli aventi diritto. Meno di un cittadino su due si è recato alle urne per esprimere la sua preferenza e prendere posizione sui temi che avrebbero animato le discussioni dell’Europarlamento, dalle migrazioni verso l’Europa fino ai cambiamenti climatici. Anche se questi temi entrano sempre più di frequente nella nostra quotidianità, scrivono gli autori Jacopo Ottaviani e Lorenzo Ferrari, probabilmente “non basterà a risvegliare la partecipazione dei cittadini, anche se potrebbe portare a una prima inversione di tendenza”.

“Il fenomeno dell’astensionismo crescente è in corso da molti decenni e riguarda un po’ tutti i tipi di elezione”, proseguono gli autori. “Fino al 1979, in Italia l’affluenza alle urne superava il 90 per cento. Da allora ha cominciato a scendere sempre di più, e non ha smesso di diminuire: alle ultime politiche ha raggiunto il 73 per cento, mentre alle europee del 2014 è stata del 57 per cento. Elezioni locali a parte, uno dei valori più bassi è stato registrato alle scorse regionali in Emilia-Romagna, quando l’affluenza si è fermata addirittura al 38 per cento”.

La letteratura scientifica prova da tempo a spiegare e documentare le motivazioni dell’astensionismo, che si tratti di percepita distanza tra l’elettore e le forze politiche o ancora di fasce d’età – i dati puntano il riflettore soprattutto su quella dai 18 ai 44 anni – che non votano non trovando un partito in cui riconoscersi. Per aiutare i cittadini a districarsi tra i programmi dei partiti e a farsi un’idea delle battaglie che quelli italiani intendono perseguire a Bruxelles, abbiamo analizzato i documenti pubblicati (o non pubblicati) sui siti e sui canali social media dei 18 partiti nostrani ammessi alle elezioni del 26 maggio dal punto di vista dei temi scientifici. Chi ha a cuore le questioni energetiche, ambientali, sanitarie e della ricerca? Chi ne parla poco e chi non ne parla affatto? A seguire, sinossi e link ai diversi approfondimenti che abbiamo dedicato al tema.


Ambiente: quasi tutti i programmi elettorali dei 18 partiti italiani ammessi parlano di ambiente e cambiamenti climatici, ma come intendano impegnarsi al riguardo è spesso nebuloso.

Sanità e bioetica: si parla molto di allevamenti intensivi come pericolo per la salute umana, di aborto e fine vita, di necessità di ridurre l’inquinamento. Anche qui, spesso si tratta di brevi accenni.

Ricerca e scuola: molti partiti invocano maggior investimenti nella ricerca e un concreto interesse nel dare priorità alla scuola, ma senza spiegare come finanziare il tutto.

Energia e innovazione: la maggior parte dei partiti si lascia andare a semplici slogan o pochi punti per descrivere le proprie intenzioni, senza specificare cosa realmente intende fare in campo di energia e innovazione, mentre le politiche energetiche svolgono un ruolo chiave nei partiti “verdi” ed ecologisti.


 

Eleonora Degano

Eleonora Degano

Giornalista, editor, traduttrice freelance
Biologa di formazione, oggi mi occupo di animali e ambiente. Scrivo soprattutto per National Geographic Italia e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito per Mondadori Università il mio libro Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie.

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