venerdì, Ottobre 23, 2020
DOMESTICIRUBRICHE

Cavallo che sbuffa, cosa vuol dire?

Durante le attività insieme, non è raro che i cavalli sbuffino. Un “messaggio” che può dirci molto su come stanno vivendo il momento e informarci su come regolare la nostra tecnica.

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Behavioural Processes, c’è un elemento nella comunicazione acustica non vocale dei cavalli che potrebbe tornarci utile per capire meglio come il nostro compagno equino stia vivendo l’attività insieme: lo sbuffo. Mentre si monta non è raro sentire il cavallo sbuffare sotto di noi e, le prime volte, rimanere magari stupiti e domandarsi come dovremmo interpretarlo. Sarà un segnale positivo, a indicare che l’attività è stimolante e piacevole anche per lui/lei? Sarà una lamentela, perché sto usando scorrettamente le redini e faccio troppa pressione dentro la sua bocca o non comunico in modo chiaro quello che sto chiedendo?

L’indagine, condotta da Mathilde Stomp della Université de Rennes, in Francia, e colleghi, ha mostrato che gli sbuffi sono associati al tipo di tecnica che abbiamo mentre cavalchiamo, in particolare alle fasi nelle quali conduciamo il cavallo in modo più rilassato: collo allungato e morbido, redini non tirate, soprattutto durante il passo.

Stress e gestione

Diverse attività equestri possono stressare i cavalli, scrivono gli autori. Una nostra postura scorretta, l’utilizzo improprio del morso/filetto, redini tese a flettere il collo in posizioni innaturali o azioni troppo brusche possono avere conseguenze a lungo termine, non solo sul benessere fisico degli animali ma anche su quello psicologico. Anche una volta terminata l’attività in campo, e in vista di quella seguente. Al contempo i segnali che permettono di leggere il benessere dei cavalli non sono immediati o noti a tutti, specialmente a chi si è da poco avvicinato a questi animali, e non sempre nella pratica equestre vengono tenute in considerazione le ultime scoperte scientifiche sul benessere dei cavalli.

Inoltre, e questo non va mai dimenticato, “tutte le attività che facciamo col cavallo possono essere fonte di stress e lo sono”, come ha spiegato a OggiScienza Paolo Baragli, medico veterinario esperto in comportamento animale e dottore in Fisiologia Equina del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa. Ed ecco che entra in gioco lo sbuffo, proposto dagli autori del nuovo studio come possibile indicatore di una condizione positiva del cavallo.

Centro equestre che vai, sbuffo che trovi

I ricercatori hanno incluso nello studio 127 cavalli di 16 diversi maneggi/centri di equitazione, e scoperto che tra un centro e l’altro c’erano enormi differenze nella quantità di sbuffi emessi dai cavalli, probabilmente legate ai diversi metodi e tecniche impiegati durante la monta. Per testare l’ipotesi, Stomp e colleghi hanno lavorato da vicino con 37 cavalli e relativi conduttori, annotando la postura del collo degli animali e le tecniche dei conduttori (posizione delle mani, tensione delle redini…) quando i cavalli sbuffavano e quando non lo facevano.

Così hanno scoperto che gli sbuffi erano più frequenti nei momenti in cui i cavallerizzi tenevano le redini meno tese, permettendo al cavallo una posizione più naturale e meno scomoda. Quando succede? Soprattutto durante l’andatura al passo. Purtroppo, sottolineano i ricercatori, è più difficile trarre le stesse conclusioni nel momento in cui l’andatura accelera e si passa a trotto, canter, galoppo.

Per capire meglio la comunicazione acustica non vocale dei cavalli a diverse andature serviranno altri studi, ma nel frattempo – ad andature rilassate – gli sbuffi potrebbero diventare un indicatore facile da individuare e affidabile per capire lo stato del proprio cavallo.


Leggi anche: La scienza in sella

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Pixabay

 

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Eleonora Degano

Eleonora Degano

Editor, traduttrice e giornalista freelance
Biologa ambientale, dal 2013 lavoro nella comunicazione della scienza. Mi occupo soprattutto di animali e autismo. Oggi faccio parte della redazione di OggiScienza e traduco soprattutto per National Geographic e l'agenzia LEAP di Londra. Ho conseguito il master in Giornalismo scientifico alla SISSA, Trieste, e frequento il master in Disturbi dello spettro autistico dell'Università Niccolò Cusano. Nel 2017 è uscito per Mondadori il mio libro "Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie". #ActuallyAutistic
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