giovedì, Dicembre 3, 2020
SportLab

Lo sport per la biodiversità

Le popolazioni di fauna selvatica si sono ridotte del 68% dal 1970 a oggi. La causa? L'impatto delle nostre attività sull'ambiente, sport incluso.

Lo sport è benessere. Ma è tale quando lo pratichiamo in un ambiente sano.

La ricchezza delle specie viventi in un ambiente, la biodiversità, permane solo quando sono preservate le condizioni che permettono la vita nelle forme più varie. Purtroppo i dati dipingono un quadro allarmante. Secondo la Red List 2020 dello IUCN più di 32 mila specie rischiano l’estinzione.
Il Living Planet Index riportato nel Living Planet Report del WWF 2020, ci dice quanto si sono ristrette le circa 21000 popolazioni di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi presenti sulla terra. Rispetto al 1970, tali popolazioni sono meno numerose per il 68%. La causa di maggior declino delle specie è da attribuire al cambiamento dell’habitat in cui vivono. E le attività umane sono determinanti nel cambiare la destinazione d’uso di terreni o nell’alterare gli habitat marini, provocando il loro degrado.

Lo sport e l’ambiente, un legame stretto

Pratichiamo sport sempre in uno spazio. Talvolta è un’area dismessa alla periferia di una città. In tal caso trasformarla ha un effetto positivo per la società e per la natura a cui può offrire nuovi spazi. Altre volte, invece, facciamo sport all’aperto in uno spazio naturale: le colline, il mare, una parete rocciosa. Infine ci sono casi in cui interi territori sono modificati per praticare sport. Pensate ai campi da golf , alle piste da sci, agli alberi abbattuti, ai pesticidi distribuiti.

“Alcuni sport sono consapevoli di avere impatti sull’ambiente: ad esempio, sci e golf riconoscono i loro effetti sulla natura”, ha spiegato Giulia Carbone, Vice capo del programma Global Business and Biodiversity della IUCN (International Union for Conservation of Nature). “Ci sono invece altri sport che non si accorgono di avere impatti sull’ambiente perché hanno un effetto nascosto o che si manifesta a distanza di tempo. Ad esempio, in occasione di competizioni internazionali molti sport sono responsabili dell’introduzione di specie invasive in habitat a loro estranei”.

I grandi eventi sportivi, come le olimpiadi, portano a modificare vaste aree con gli impianti, le strutture ricettive, le infrastrutture per accogliere tante persone. A tali effetti si aggiungono quelli indiretti: l’inquinamento provocato da sostanze tossiche, trasporti, luci o i rumori che disturbano la fauna selvatica o l’introduzione di specie invasive. “Non ci sono sport che hanno un effetto negativo assoluto sulla natura. Dipende da dove lo sport è praticato e in quali condizioni. Ad esempio, quante persone coinvolge. Spesso è più dannoso l’effetto cumulativo piuttosto che lo sport in sé”. Inoltre ci sono alcuni elementi chiave che portano alla distruzione della biodiversità.

“La distruzione degli habitat è al secondo posto tra i fattori che hanno un maggior impatto ambientale. È infatti un fenomeno più locale e circoscritto”, ha detto Giulia Carbone. “Nel caso dello sport, è il cambiamento climatico a creare i peggiori effetti. Durante gli eventi sportivi le persone convergono in uno stesso luogo, generando una grande quantità di emissioni. E il fatto di organizzare grandi eventi accomuna tutti gli sport”. Ecco perché la guida di quest’anno dello IUCN, Mitigating biodiversity impacts of sports events, è dedicata ad attenuare l’impatto degli eventi sportivi.

Misurare i propri impatti

“I primi scambi che IUCN ha avuto con il comitato olimpico internazionale erano proprio basati sulla necessità di far comprendere tutti i possibili impatti ambientali creati da eventi sportivi”, ha spiegato Giulia Carbone. Ne è scaturito una prima guida dello IUCN, Sport and biodiversity, che aiuta a immaginare i possibili impatti dello sport sull’ambiente. “Sono valutazioni di tipo scientifico: al termine dell’analisi bisogna poter misurare gli impatti diretti e indiretti sull’ambiente, sapendo da quale livello base si parte come biodiversità in un certo habitat”. E un’analisi più approfondita degli impatti è offerta da un secondo report di IUCN, Mitigating biodiversity impacts of new sports venues.

L’aggiunta di casi di successo offre maggiori possibilità di comprensione di quanto si è riusciti a ottenere, anche con piccoli accorgimenti. “Molti sport hanno intrapreso azioni per mitigare il loro impatto. È successo in occasione della costruzione di nuovi stadi, nel caso del golf o per il canottaggio” ha continuato Carbone. “Con il nostro programma siamo intervenuti trattando lo sport come un business, che progetta eventi e attività e specula sui costi. Una prospettiva che ci ha permesso di far comprendere che è importante integrare la questione ambientale al momento giusto nei piani sportivi, perché solo con la prevenzione è possibile arginare i costi. La spesa è destinata a crescere quando si interviene una volta che il danno è stato fatto”.

Il primo passo per rispettare la biodiversità è l’inclusione degli aspetti relativi alla conservazione della natura nei progetti che riguardano eventi sportivi.

Essere di impatto

Esistono strumenti, come l’Integrated Biodiversity Assessment Tool o IBAT, che aiutano a valutare l’ubicazione di un progetto o l’elaborazione di piani per la gestione degli impatti e dei rischi sulla biodiversità. Ma la pianificazione è una cosa complessa e deve coinvolgere le autorità ambientali per la conservazione e esperti che lavorano per università, centri di ricerca e organizzazioni non governative. Inoltre tutti gli sport stanno intraprendendo azioni contro il cambiamento climatico. Molte organizzazioni aderiscono a programmi quali Sport for Climate Action delle Nazioni Unite, per trovare soluzioni specifiche per il loro sport.

Oltre a evitare di avere impatti indesiderati sulla natura lo sport può creare un impatto sociale in favore dell’ambiente. “Stiamo cercando di coinvolgere le federazioni sportive perché istruiscano atleti e amatori sul loro impatto ambientale. È un modo per diffondere una pratica dello sport responsabile” ha detto Giulia Carbone, facendo notare la convergenza di interessi tra chi vuole conservare la natura e chi pratica sport nella natura.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

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Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.
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