venerdì, Maggio 24, 2019
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MUSE, una giornata al museo che sarà

CULTURA - Il taxi a motore elettrico accosta in prossimità di un enorme cantiere. La giornata è splendida, l'aria frizzante e di fronte a me, in controluce, si staglia il profilo frastagliato di un enorme edificio di vetro. Sono a Trento e sto per visitare il MUSE, il nuovo MUseo delle ScienzE. Sono con un gruppo di giornalisti invitati a visitare in anteprima il museo: sarà inaugurato il 27 luglio e per ora l'unica cosa pronta è l'edificio. All'ingresso del cantiere, Antonia Caola, responsabile relazioni esterne e affari internazionali del museo, ci svela quello che ci aspetta: un giro del palazzo e il racconto di tutti gli allestimenti che fra pochi mesi animeranno le sale. Visitare un museo immaginandolo soltanto? Sfida accettata. Le aspettative sono alte: si è parlato tanto di questo progetto e non poteva essere altrimenti considerando che la struttura è stata disegnata dall'archistar Renzo Piano. Tutto è cominciato quando la necessità di riqualificare una zona della città, l'ex area Michelin, ha incontrato il desiderio di trasformazione del Museo Tridentino di Scienze Naturali. È nato così nel 2003 il progetto del MUSE che, secondo le parole dei suoi stessi curatori vuole essere "molto più di un museo", puntando a divenire il "nuovo portavoce del processo di sviluppo del Trentino". Da questo punto di vista, bisogna ammettere che l'architettura dell'edificio, con il profilo esterno che ricorda le montagne che circondano Trento, fa la sua parte in modo molto incisivo. La fa anche in tutti gli aspetti meno appariscenti: la struttura infatti è stata costruita secondo criteri di eco-sostenibilità (ha raggiunto il livello GOLD della certificazione LEED, Leadership in Energy and Environmental Design), scegliendo accuratamente i materiali di costruzione - si è ad esempio optato per il bambù (di produzione italiana) come legno per la pavimentazione - e utilizzando sistemi di tri-generazione che sfruttano le energie rinnovabili.
AMBIENTE

La visione ultravioletta dei granchi

AMBIENTE - Comodamente seduto su un anemone, il granchio, rimasto immobile fino a quel momento, allunga con sicurezza una chela, afferra del plancton e se lo porta alla bocca. Una scena non particolarmente interessante se non fosse per un dettaglio: siamo circa 500 metri sotto il livello del mare e il mondo qui è quasi completamente al buio. A queste profondità, dove la luce del sole non arriva, la vista dei granchi sarebbe particolarmente sensibile nel blu e nell’ultravioletto, lunghezze d’onda alle quali è possibile apprezzare il fenomeno della bioluminescenza. In questo modo, vedendo un colore più che una forma, i granchi sarebbero dunque in grado di riconoscere gli organismi che si muovono intorno a lui e di discriminare ciò che è cibo commestibile da ciò che non lo è. “È come se associassero un colore a ogni tipo di cibo”, dice Sönke Johnsen, biologo della Duke University, tra gli autori dell’articolo pubblicato online su Journal of Experimental Biology in cui vengono riportati questi risultati. “Il corallo tossico, infatti, produce una bioluminescenza blu-verde mentre il plancton, di cui si cibano, appare blu”.
SALUTE

La mappatura del cervello

SALUTE – La struttura del cervello che ci permette il pensiero astratto e da cui dipende il controllo del nostro comportamento è situata nei lobi frontali, posizionati subito sopra gli occhi. La parte anteriore di questa struttura, la corteccia prefrontale, è da molti considerata il punto massimo dell’evoluzione del cervello umano ed è stata a lungo oggetto di studio. Per capirne meglio il funzionamento, neuroscienziati del California Institute of Technology hanno analizzato i dati di pazienti con lesioni al cervello raccolti in oltre 30 anni dal dipartimento di neurologia dell’Università...
AMBIENTE

Città a rischio inondazione

AMBIENTE - Uno studio effettuato su nove città del mondo, con l'unica caratteristica comune di essere nate ed essersi sviluppate sul delta di un fiume, ha indicato Shanghai come la città più a rischio nel caso di una grave inondazione. Secondo i criteri utilizzati nella ricerca, la megalopoli cinese, situata sul delta del Fiume Azzurro ed esposta a diversi fattori idrogeologici che la rendono potenzialmente a rischio, risulta infatti impreparata sotto molti punti di vista a una possibile emergenza. Il risultato, trovato da un gruppo di ricercatori olandesi in collaborazione...
CRONACA

Il bosone c’è e si vede

CRONACA - Il bosone di Higgs esiste ed è stato finalmente trovato! «I think we have it. Do you agree?». Si conclude con queste parole divertite, pronunciate da Rolf-Dieter Heuer, direttore generale del CERN, lo storico – possiamo ora dirlo – incontro che si è svolto questa mattina a Ginevra. Il bosone di Higgs, questa misteriosa particella senza la quale la materia come noi la conosciamo non esisterebbe e che per molti anni i fisici hanno inseguito senza sosta, è stata finalmente trovata e la fisica compie così un balzo in avanti. La notizia dell’annuncio di una possibile grande scoperta era nell’aria da qualche giorno. La sala conferenze del CERN, il più grande laboratorio di fisica delle particelle del mondo, era questa mattina gremita di persone in trepidante attesa. A loro si univano migliaia di utenti collegati via web per assistere all’evento in diretta streaming. Anche sui social network si percepiva in tempo reale l’eccitazione generale: molti ammettevano di non avere ben chiara l’idea di cosa si stesse parlando ma c’era il desiderio di esserci comunque, di partecipare.
CRONACA

Oscillazioni verso un mondo parallelo

CRONACA - Neutroni che non si trovano più, che forse oscillano e che magari ci forniscono qualche indizio sul mistero della materia oscura, la materia ‘mancante’ dell’Universo, di cui registriamo l’esistenza attraverso i suoi effetti gravitazionali ma di cui non conosciamo la natura. Un argomento non facile che è stato però ripreso e discusso molto da diversi siti internet – Universe Today e Science Blog per citarne un paio – nelle ultime settimane. Il motivo di tanta attenzione è la pubblicazione, in realtà non più così recente (aprile 2012), di un articolo scritto da Zurab Berezhiani e Fabrizio Nesti, due ricercatori dell’Università dell’Aquila: “Magnetic anomaly in UCN trapping: signal for neutron oscillations to parallel world?”, pubblicato sull’European Physical Journal C. Ecco di cosa si tratta: la ricerca prova a spiegare l’anomala sparizione di neutroni nel corso di un esperimento partendo dall’ipotesi che questi siano in grado di oscillare assumendo, per così dire, le sembianze di un’invisibile particella gemella. Invisibile perché si troverebbe in un mondo parallelo.
SPAZIO

Super tornado spaziali

NOTIZIE - Super tornado spaziali potrebbero essere la causa per cui l’atmosfera delle stelle, come per esempio il Sole, è decisamente più calda della superficie. La scoperta è stata fatta da un gruppo internazionale di matematici, con a capo ricercatori dell’University of Sheffield: i tornado solari sarebbero in grado di trasportare l’energia, sotto forma di onde magnetiche, da sotto la superficie del Sole, in quella che viene chiamata zona convettiva, all’atmosfera esterna. Questi super tornado magnetici, che sono migliaia di volte più grandi e potenti di quelli a cui siamo...
ricerca

Armonia di movimenti, armonia di note

NOTIZIE - A volte basta un gesto: la qualità estetica di un concerto di musica classica sarebbe determinata, infatti, dalla qualità della comunicazione non-verbale tra il direttore d’orchestra e i musicisti. È questa la conclusione di uno studio, recentemente pubblicato su PLoS ONE, che mirava proprio a analizzare come i movimenti del corpo possano influenzare la qualità di esecuzione di un brano e, in generale, l’efficacia della comunicazione visiva nelle interazioni sociali. La ricerca, guidata dall’Università di Ferrara e dall’Istituto Italiano di Tecnologia ma comprendente anche ricercatori francesi, turchi e...
SALUTE

Sport per prevenire il tumore al seno

SALUTE - Le donne che si tengono in forma facendo regolarmente esercizio fisico, anche leggero, potrebbero ridurre il rischio di sviluppare un tumore al seno. A condizione, però, di non prendere peso. È questa una possibile formula di prevenzione descritta in uno studio, “Fat or Fit: the joint effects of PA, weight gain and body size on breast cancer risk”, pubblicato sulla rivista Cancer, in cui vengono riportati i risultati ottenuti seguendo più di 3000 donne in età compresa tra i 20 e i 98 anni. Di queste, circa la...
AMBIENTE

Zanzare sotto la pioggia

CRONACA - Arriva l'estate e inizia il tormento: la zanzara. Anche se l'istinto ci spingerebbe a scacciarle, armarsi di pazienza e osservarle potrebbe rivelarsi utile per comprendere come gli insetti sopravvivano in condizioni di volo complesse come la pioggia. Perché, a pensarci bene, il dubbio c'è: come fanno le zanzare a volare quando piove? Il problema è che una singola goccia di pioggia arrivare a pesare anche cinquanta volte di più di una zanzara. Dunque, a meno di non ipotizzare un frenetico e velocissimo zig zag, ci deve essere un motivo che spieghi questa capacità di sopravvivenza. La scoperta l'hanno fatta (e pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences) dei ricercatori del Georgia Institute of Technology: le zanzare sono così leggere che le gocce d'acqua le sfiorano appena, senza impartire una forza sufficiente a schiantarle. Per ottenere questo risultato, i ricercatori hanno usato delle telecamere ad alta velocità, osservando le zanzare in volo in situazioni di pioggia ricreate in laboratorio. Quello che hanno visto è che, al momento dell'impatto, l'insetto rimane per un breve istante agganciato alla goccia sfruttandone l'inerzia per avanzare. La goccia poi scivola via lungo la superficie del corpo, che è idrorepellente, senza alcun danno per la zanzara
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