venerdì, Settembre 18, 2020

archiveinquinamento

OggiScienza TV – Un mare di meduse

OggiScienza TV - Un mare di meduse I grandi sciami di bellissime meduse non rappresentano solo un potenziale fastidio per i bagnanti, ma possono alterare significativamente gli ecosistemi marini. Ne parliamo con Ferdinando Boero, docente di zoologia e biologia marina dell’Università del Salento.

Invece del tonno rosso

CUCINA - Robert Condon e altri biologi americani, canadesi e francesi hanno studiato per anni le comparse di due specie, rappresentative dell'intera famiglia, nell'estuario della York River, baia di Chesapeake. Ne hanno messe in vasca e analizzato il flusso energetico, cioè il tasso di carbonio, assorbito e riemesso sia da loro che dai batteri ai quali s'accompagnano di solito, dei gamma-proteobatteri, antichi anch'essi e finora piuttosto rari. La Mnemiopsis leidyi e la Chrysaora quinquecirrha, già note per aver depauperato la biodiversità in altri estuari, trasformano l'energia del plancton di cui si nutrono in una biomassa gelatinosa che toglie l'appetito a qualunque predatore. Il carbonio contenuto nel plancton, sottratto ai pesci e ai frutti di mare, quindi alla dieta umana, viene riemesso dalle meduse nel proprio muco a beneficio esclusivo dei batteri di compagnia che, in loro presenza, lo metabolizzano sei volte più in fretta. Ma lo usano per respirare, invece che per crescere e moltiplicarsi, quindi rigurgitano sotto forma di CO2. La produzione del gas serra è notevole. Negli esperimenti in vasca, le meduse rilasciavano da 25 a 30 volte più carbonio che azoto, mentre nella materia organica marina il rapporto normale è di sei a uno.

Quando l’inquinamento arriva nelle grotte

NOTIZIE - 121 grotte inquinate, 247 ostruite, 19 sparite: ad oggi questi sono i numeri che testimoniano l’inquinamento delle grotte dell’altipiano carsico. Il risultato di anni d’incuria e illegalità, durante i quali nelle grotte sono stati riversati liquami industriali, idrocarburi, acque fognarie di case private, e chiunque vi ha gettato oggetti di tutti i tipi, dai motorini ai residuati bellici ai pezzi di Eternit, come se le grotte fossero comodi immondezzai ad uso comune. Nel 2010 la situazione è diventata di dominio pubblico, quando a gennaio è stato pubblicato su National Geographic l’articolo di Fabio Dalmasso, sceso nelle grotte assieme agli speleologi triestini Claudio De Filippo e Roberto Trevi, e al fotografo Fabio Liverani.

Alghe tuttofare

FUTURO - Eric Lannan si sta laureando in ingegneria meccanica al RIT (Rochester Institute of Technology), ma la sua tesi non mancherà di attirare l'attenzione di chimici e biologi (e imprenditori). Lo studente ha infatti messo a punto un procedimento che non solo permette a comunissime alghe di ripulire acque inquinate ma, allo stesso tempo, di produrre biocombustibile. Le alghe del genere Scenedesmus sp. sono normali alghe d'acqua dolce: unicellulari e ad abito coloniale, prosperano (come tutte le piante) in presenza di fosfati e nitrati. Infatti, è l'eccesso di questi composti, di solito a causato dagli scarichi domestici e industriali, a determinare il fenomeno dell'eutrofizzazione, cioè la crescita sproporzionata di organismi fotosintetici che può danneggiare gravemente gli ecosistemi acquatici.

Ancora minacce per le barriere coralline mondiali

MARE - Sono state paragonate ai canarini che un tempo venivano usati nelle miniere di carbone come sistema di allarme poichè la presenza di gas tossici avrebbe ucciso loro prima dei minatori. Sono le barriere coralline, un importante indicatore dello stato di salute dei nostri oceani, che come canarini in presenza di monossido di carbonio stanno diventando sempre più morte e silenziose. Secondo Reefs at Risk Revisited, il più recente ed esaustivo aggiornamento sullo stato di salute di questo ecosistema marino, più del 60% delle barriere coralline mondiali è attualmente minacciata dalla pesca eccessiva, dallo sviluppo non controllato dell'edilizia costiera e dall'inquinamento. A livello locale, le azioni più invasive sono rappresentate dall'uso di esplosivi per la pesca, dall’ingresso nelle acqua marine di eccessivi sedimenti dovuti a deforestazione e dalla cattiva gestione del territorio, da cui consegue un input eccessivo di nutrienti originati dall'agricoltura e di materiali tossici

La sabbia che inquina

POLITICA - Lo scorso settembre la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (Crbm) ha pubblicato "Insabbiati", un rapporto sul petrolio non convenzionale e lo sfruttamento delle sabbie bituminose. L'allarme lanciato riguarda i metodi estrattivi e le conseguenze che questi provocano sull'ambiente. Per capire quello che sta accadendo (e chi ne è il responsabile), abbiamo intervistato Elena Gerebizza, che si occupa di finanza per lo sviluppo per la Crbm e ci ha parlato di quello che è successo in Alberta e quello che sta accadendo oggi in Congo.

Il petrolio è ancora tutto lì

AMBIENTE - “Ho visto come si presentano quei fondali” ha dichiarato oggi Samantha Joye dell’Università della Georgia “per il 2012 il dramma del Golfo del Messico non sarà affatto risolto”. Arriva così immediata la smentita a un report rilasciato dalla compagnia petrolifera British Petrol (BP) qualche giorno fa secondo cui “tutto sarà ok entro il 2012”. Tutto cosa evidentemente non è dato sapere, in un incidente, come quello dell’esplosione della Deepwater Horizon al largo della costa della Luisiana (USA), che rappresenta il peggior disastro petrolifero della storia.

L’incubo delle corone di spine

IL CORRIERE DELLA SERRA - Dal 1981, la Grande Barriera Corallina lungo la costa del Queensland, in Australia, è patrimonio mondiale dell'umanità. L'anno scorso, sulla rivista Coral Reefs, una ricerca di Katherine Fabricius - dell'Australian Institute of Marine Science - collegava le invasioni più frequenti di Acanthaster planci all'aumento degli effluenti carichi di pesticidi e altri inquinanti. E questi sono riversati in mare a dosi massicce dalle alluvioni

Quando la morte arriva dall’alto

AMBIENTE – Ottomila morti all'anno. A tanto arriva la stima dei decessi causati dalle emissioni degli aerei che volano sopra le nostre teste (molto sopra le nostre teste), a un'altitudine di oltre diecimila metri. Il dato inquietante è il risultato di uno studio dell'MIT, il Massachusetts Institute of Technology, in partnership con l'AiR Transportation Noise and Emissions Reduction e pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology.
1 11 12 13 14 15
Page 13 of 15