sabato, Ottobre 31, 2020

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A volte ritornano

Solo pochi giorni fa descrivevamo con soddisfazione il ritorno dei grandi mammiferi predatori negli Stati Uniti e il crescente consenso verso una pacifica convivenza con essi da parte delle popolazioni locali (Il ritorno dei predatori). Oggi, le buone notizie vengono invece da un rapporto internazionale redatto da BirdLife International, l'European Bird Census Council (EBCC) e la Zoological Society di Londra (ZSL), che riporta l'attenzione sulla situazione della fauna selvatica europea.
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Il ritorno dei predatori

Fino a qualche decennio fa vivevano in piccole popolazioni confinate quasi esclusivamente nelle aree protette, ma nell'ultimo periodo c'è stata una netta inversione di tendenza. Stiamo parlando dei grandi mammiferi predatori, le cui popolazioni, almeno negli Stati Uniti, sono in evidente crescita, tanto che molti di essi iniziano a frequentare gli ambienti urbani. E l'uomo deve iniziare a fare i conti con queste ingombranti presenze.

Difendiamo la reputazione del Tirannosauro

Potrebbe essere una sorpresa per tutti i fan di Jurassic Park, ma per oltre un secolo alcuni paleontologi sono stati scettici sulle abitudini predatorie del Tyrannosaurus rex. Era oppure no uno spietato cacciatore? Nonostante fossero molti gli elementi a suggerirlo, rimaneva un nutrito gruppo di esperti a sostenere che si comportasse più come un avvoltoio che come un leone, nutrendosi dunque di carcasse a discapito della sua sanguinaria reputazione. Arriva invece dall’Università del Kansas la risposta che potrebbe essere quella definitiva, con uno studio pubblicato sulla rivista PNAS.

Più tigre che lupo

NOTIZIE - Il Tilacino, caro estinto, ERA un marsupiale. Talvolta viene anche chiamato lupo marsupiale o tigre della Tasmania ma un nuovo articolo sul Biology letters, lo avvicina decisamente più al secondo nome che al primo, dimostrando che l’animale era un predatore da posta, come i felidi, più che un inseguitore, come i canidi. Il tilacino è ufficialmente estinto dal 1936, data di morte dell’ultimo esemplare in cattività. Gli scienziati hanno a disposizione numerosi reperti ossei, ma fino a oggi la parte più studiata è stato il cranio, talmente simile a quello di un canide da trarre in inganno anche chi qualche rudimento di anatomia animale ce l’ha. Borja Figuerido e Christine Janis, della Brown University, hanno invece puntato l’attenzione sulle articolazioni delle zampe e le hanno comparate con quelle dei canidi e dei felidi attuali