CRONACAIL PARCO DELLE BUFALE

Se l’omeopatia “fa la furba” sulle pagine di “la Repubblica”

Operazione sporca pro-omeopatia sulle pagine del quotidiano. Quando si sfida la legge italiana

NOTIZIE – Adesso mi arrabbio. Seriamente. Stamattina leggo su la Repubblica questo articolo. Sia chiaro: qui viene fatta una cosa illegale. In Italia vantare proprietà terapeutiche e fare pubblicità in questo senso a prodotti che farmaci non sono (e farmaci, nel nostro Paese, sono solo quei prodotti che hanno seguito un preciso iter clinico, che fornisca alle autorità competenti una serie di dati chimico-fisici, biologici, microbiologici, farmacologici, tossicologici e di sperimentazione clinica che ne provino scientificamente la sicurezza, la qualità e l’EFFICACIA) è VIETATO. Non c’è un solo prodotto omeopatico in Italia che sia registrato come farmaco (rientrano tutti nella categoria “integratori alimentari”). Nell’articolo su Repubblica però i rimedi omeopatici vengono persino definiti “vaccini immunostimolanti” e come se non bastasse si forniscono prescrizioni mediche specifiche per ogni malanno: cliccate sulle immagini, potrete leggere il nome del prodotto più adatto non solo a curare, ma addirittura a prevenire, ogni malanno (e come  e quanto prenderne).

Qui non si stanno facendo quattro chiacchiere al bar con amici, e non siamo nemmeno nello studio di un medico omeopata (qualunque cosa questo significhi) che al proprio paziente prescrive, in privato, goccioline di acqua fresca per curare il raffreddore. Qui siamo su uno dei due più popolari quotidiani italiani, nelle pagine dedicate alla “Salute”.

Mi astengo qui dal fare tutto il discorso su efficacia o meno della memoria dell’acqua e altre amenità. La questione qui è la legalità di quanto viene fatto sulle pagine di la Repubblica. Lettori, fate sentire la vostra opinione.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

65 Commenti

  1. avete scritto alla redazione di repubblica per segnalare questa cosa? la divulgazione scientifica non è mai stata il loro forte, di bufale ed errori se ne sono letti tanti. ma questa a casa mia è pura pubblicità. e truffa.

  2. Purtroppo in periodi come questo, in cui gli scandali per mala sanità sono all’ordine del giorno e siamo imbottiti di chimica fino alle orecchie, nel cibo, nell’aria, nell’acqua che beviamo, e quant’altro, sembra che molta più gente sia disposta a credere nell’omeopatia.
    L’altro giorno un idiota ha avuto il coraggio di dirmi, avendolo avvisato di non poter bere alcool perché sotto antidolorifici: “Ci credo, è perché prendi farmaci che stai male”. Imbecille.
    Sai chi sia Irma D’Aria? Sarebbe divertente capire un po’ il suo background.
    La cosa più grave secondo me non è tanto che ai rimedi omeopatici sia attribuito o meno il rango di farmaci – a voler essere pignoli, il termine “vaccini” è fra virgolette, e viene definita “medicina verde”, quindi una scappatoia secondo me c’è- quanto il fatto che non siamo davanti a un articolo, quanto a una campagna pubblicitaria con tanto di prescrizione con nomi dei “farmaci” e prescrizioni. Sembra una brochure promozionale più che un pezzo giornalistico, è questo l’aspetto più scandaloso. Oltre naturalmente al danno che fa una testata come Repubblica a dare spazio a tutto questo, è di una irresponsabilità più unica che rara, perché per passare dal curarsi il raffreddore a curarsi i carcinomi, con l’omeopatia, il passo non è poi così lungo.
    Se ho tempo scriverò una mail alla redazione anche io oggi. Brava Federica continua a vigilare. Buon lavoro

  3. Salve Federica. La tua indignazione è sacrosanta e utilissima a informare su come stanno le cose veramente.
    La materia della “pubblicità dell’informazione sanitaria” – la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici la chiama articolatamente così – è regolata precisamente anche dal punto di vista tecnico per ogni mezzo di comunicazione, web compreso. Purtroppo si trova sempre un modo per agire tra le maglie della legge o addirittura illegalmente perché gli Ordini omettono controlli efficaci: sono anni che noto annunci pubblicitari diffusi tramite quotidiani, radio o, come la scorsa estate, cartelloni pubblicitari 16×9. Questi comportamenti sono illegali perché generalmente sono orientati solo al profitto e possono diffondere informazioni fuorvianti. La larga diffusione senza prove di evidenza delle “cure” omeopatiche, fino al 20% della popolazione in Lombardia secondo l’ISS, o di altre medicine alternative ne è un esempio eclatante.
    Ormai chi legge deve attrezzarsi sempre di più di senso critico e chi nota un’anomalia di pubblicità sanitaria deve segnalarla per iscritto (email semplice o certificata) all’Ordine dei Medici di riferimento. E’ facile e ne va della salute di tutti.

  4. Federica, il libretto di “istruzioni” della Casagit, l’ente di assistenza sanitaria per i giornalisti, paga anche le visite e le prescrizioni omeopatiche. Alla mia protesta di “sono soldi buttati”, la risposta è stata, “ma c’è tanta gente che la usa”. Ho protestato: “Io uso il voodoo, me lo rimborsate?” non c’è stata risposta. Insomma, i giornalisti pagano anche per coloro che si curano con l’acqua fresca e magari, quando stanno male, hanno bisogno di cure “vere”. E il conto aumenta.

  5. Buongiorno.

    Perdonate la mia ignoranza ma non ho capito una cosa. Nell’articolo http://oggiscienza.wordpress.com/2010/06/29/il-nobel-e-la-memoria-dellacqua/ si riporta che i prodotti omeopatici sono fiscalmente detraibili. Nella categoria dei “farmaci” mutuabili, però, non rientrano tutti quei prodotti presenti in farmacia non riconducibili a farmaci “allopatici” ed “omeopatici”, tra cui gli integratori alimentari, come riportato nella “Risoluzione n° 256/E del 20 giugno 2008” (http://darimar.altervista.org/movimento/documenti/detrazioni_agenzia_entrate_20_06_2008.pdf). Ora, in questo nuovo articolo la Sgorbissa scrive che gli omeopatici rientrano tra gli integratori alimentari, quindi anche loro non dovrebbero (legalmente) poter essere detratti. Ho cercato di capire (per quanto le mie competenze potessero aiutarmi) come stanno le cose ed ho trovato che, con la Risoluzione n° 10 del 17 febbraio 2010, l’Agenzia delle Entrate dichiara: “In particolare, riguardo alle indicazioni “omeopatico” si rileva che il d. lgs. 24 aprile 2006, n. 219, qualifica omeopatici i medicinali ottenuti “a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate
    ufficialmente negli Stati membri della Comunità Europea”. Riconosciuta, quindi, la natura di medicinale ai prodotti in discorso, l’indicazione sullo scontrino della natura del bene acquistato si considera soddisfatta anche nelle ipotesi in cui il documento di spesa, in luogo della
    dicitura “farmaco”o “medicinale”, riporti la dicitura “omeopatico”.”
    In conclusione: legalmente gli omeopatici sono detraibili e in quanto tali non rientrano tra gli integratori alimentari.
    Ora, io non son laureato in legge, ma in Fisica, e non potrei essere più daccordo sotto l’aspetto scientifico con le obiezioni dalla Sgorbissa; ritengo però che quando la legge ci mette lo zampino, il mondo assume improvvisamente un aspetto complementare a quello che ingenuamente gli assegnamo… Di fatto, resta alta la probabilità che io sia mal informato oppure che abbia mal interpretato quanto letto.
    Mi piacerebbe perciò sapere come stanno legalmente le cose e come la pensate.

    Colgo l’occasione per ringraziare i gestori di questo sito ai quali devo il fatto di sentirmi un po’ meno fuori dal mondo.
    Cordialmente.
    IRB

  6. anche questa volta mi sembra che questo articolo non informi…
    ci sono casi in cui l’omeopatia (ovviamente usata con certi criteri) risolve situazioni altrimenti irrisolvibili ed è usata anche su animali con discreti risultati (e l’effetto placebo sugli animali mi sembra trascurabile)
    parlare dell’omeopatia come “acqua fresca” sicuramente non è dare un’informazione obiettiva, ancora una volta, prima di pubblicare, studiate e informatevi!
    p.s. gli omeopatici registrati in farmacopea sono considerati medicinali, e, quindi, fiscalmente detraibili;
    può capitare che alcuni composti non siano classificati (anche se all’interno hanno degli “ingredienti” omeopatici) in farmacopea come tali, e quindi devono per forza rientrare nella categoria degli integratori (che vorrei ricordare sono sottoposti a una procedura di controllo più “leggera” rispetto ai medicinali)

    1. I ricercatori che fanno test omeopatici sugli animali (di solito fautori dell’omeopatia) finiscono, inconsciamente, per trattare diversamente il gruppo di controllo.
      E’ un effetto documentato, tanto è vero che tutti i test medici, quando possibile, vanno fatti in doppio cieco, ovvero in una situazione in cui neppure il personale coinvolto sa se sta somministrano il farmaco o il placebo.

      Se l’omeopatia (“l’effetto memoria”) funziona, significa che la Fisica come la conosciamo è tutta da rifare, sarebbe una rivoluzione totale.
      Nonostante questo, a quanto pare NESSUNO dei milioni di fautori dell’omeopata in giro per il mondo ha mai provato interesse a studiare il meccanismo fisico dell’ “effetto memoria”.

      “Alla fine, sostenere che queste cose funzionano è sostenere che il capitalismo moderno NON è spietatamente votato al profitto.” http://xkcd.com/808/

  7. Per Elena Frola:
    per definizione ‘omeopatico’ è qualcosa che NON contiene principio attivo.

    Se tu sapessi cosa significa ‘omeopatico’, se tu conoscessi le basi di questa ‘presudomedicina’, forse eviteresti di dire fesserie.

    Quanto all’effetto placebo, sappi che se il padrone da al suo cane un preparato omeopatico, il padrone vedrà il cane stare meglio. La cogli la sottigliezza?

  8. al di là della giusta notifica. al di là della buona o cattiva fede (incompetenza) del giornale/giornallista … sarebbe da chiedersi perchè la gente (anche gente intelligente, critica, e attenta su altri temi) preferisce affidarsi all’acqua diluita piuttosto che alle medicine ? da dove viene questa fiducia nell’omeopatia o sfiducia nel farmaco ? io sento svariati amici (in gamba) che non vaccinano i bambini perchè i vaccini danno complicazioni gravi (le malattie per cui sarebbero da vaccinare no ?) e riescono pure a far venire i dubbi.

    qui c’è dietro il solito discorso della fiducia. e il Big farma non ne ispira troppa. va detto. va considerato in tutto questo.

  9. @Ivan
    a quanto so, le cose stanno così, grossomodo (nemmeno io sono leguleio).
    L’omeopatia è stata fatta rientrare tra i prodotti detraibili con uno stratagemma: li si definisce ad hoc.
    Ovvero li si chiama “farmaci omeopatici”. Questo ovviamente non invalida in alcun modo quanto scritto finora né da me né da Federica, e la mia omissione nell’articolo precedente è stata del tutto consapevole e legata al fatto che l’articolo parlava di altro. La definizione di farmaco rimane ben chiara, altrimenti non ci sarebbe bisogno di apporvi di fianco così esplicitamente “omeopatici”.

    La cosa interessante è la motivazione.
    Anche se si tratta di prodotti di libera vendita, si cerca di favorire un iter per cui il paziente debba essere prima visitato da un omeopata, cosa che in Italia implica essere iscritti all’ordine dei medici, che eventualmente produrrà una “ricetta” da presentare in farmacia.
    Ricetta di per sé superflua (abbiamo già detto che sono di libera vendita) ma che comunque permette di esercitare un certo controllo.
    Nelle intenzioni, questo dovrebbe ridurre il campo di sciamani e imbonitori totalmente privi di una qualunque nozione medica, e la detrazione corona adeguatamente il tutto, anche se conferisce attendibilità a una pratica che ne è totalmente priva, rendendo paradossale il tutto.

    Esiste anche una motivazione di tipo fiscale, nel senso che comunque lo Stato in teoria ci guadagnerebbe, vista la quantità di persone che la utilizzano, ma per questo invito a visitare questo sito (gestito da un medico).
    Incollo qui il post da cui ho tratto le informazioni dette finora.

    http://medbunker.blogspot.com/2009/08/omeopatia-introduzione-i-parte.html

    Saluti

  10. Segnalo anche la rubrica di omeopatia de Il Giornale.
    Formalmente sarebbe una rubrica redazionale, qualcosa voluto dalla redazione per informare i lettori su un argomento in modo continuativo. Ma
    – è realizzato in collaborazione con una nota casa di prodotti omeopatici (che chiamerò X per non far pubblicità)
    – vengono SEMPRE intervistati “scienziati” della ditta X, che spiegano per bene come l’omeopatia funzioni, grazie alla meccanica quantistica, alle vibrazioni elettromagnetiche o al campo tachionico di Star Trek (no, quello ancora manca, ma la serietà del resto è la stessa)
    – occasionalmente scrive un “giornalista” che si firma come esperto di public relations (della ditta X, suppongo)
    – gli articoli non mancano mai di spiegare come per alcune patologie specifiche sia particolarmente indicato un certo prodotto, ovviamente della ditta X
    – ogni tanto compare un articolo in cui si spiega come la ditta X abbia standard qualitativi all’avanguardia.

    Ma da nessuna parte compare il trafiletto “inserto pubblicitario”. Il lettore è portato a credere che DAVVERO ci sia ricerca medica seria sull’argomento, che DAVVERO sia provato che l’omeopatia funzioni su animali (col cavolo che lo fa in studi in cieco), che DAVVERO siano provati i meccanismi di azione.

  11. Ma perchè tanto astio contro una presentazione di “rimedi” omeopatici..indicati come tali, fatta da una persona seria come Simonetta Bernardini..Chi – e sono tanti- usa l’omeopatia la troverà utile, altri lasceranno stare….E quando – succede spessissimo-i nostri colleghi decantano questo e quel farmaco, spesso in cambio (come minimo) di costose vacanze a questo e quel congresso, tutti zitti?? Però l’omeopatia ” non è scientifica” anche se ci sono tial clinici e altre conferme di eddicacia..invece , per fare solo un esempio, gli psicofarmaci sono ” scientifici” e quindi al primo malessere giù di prozac e dintorni, anche se le percentuali di successo sono quanto meno scoraggianti. e lo stesso vale per i viagra, le TOS in menopausa, i contraccettivi orali (che fannosemrpe meno male, anzi fanno dimagrire) e così via..quelle non sono marchette, invece un blando pezzo informativo sull’omeopatia lo è….E una collega che -evidentemente-la pensa diversamente da chi scrive è tacciata di incompetente o marchettara ..per favore, un po’ di equilibrio….

    1. La questione qui è la legalità dell’operazione. Può piacere o no, si può o meno essere d’accordo, ma la cosa stride un po’ con le disposizioni legali in materia

      1. riportare i pareri di un medico omeopata che indica i rimedi da assumere in vari casi mi sembra pienamente legittimo.. Non è certofare pubblicità..se mancanza ci fosse-e io non credo ci sia-sarebbe della dottoressa Bernardini, casomai..se effettivamente non si può più dire che l’oscillococcinum fa bene – è quello il rimedio a base di fegato e cuore di anatra che ha fatto tanta impressione a qualcuno che forse non si ricorda che i vecchi vaccini antipolio erano sviluppati su cellule di scimmia- io mi preoccuperei per la libertà di stampa, più che per un supposto strapotere dell’omeopatia….I talebani della scienza mi fanno paura quanto i talebani dell’irrazionale e della ciarlataneria

      2. è vietato vantare proprietà terapeutiche di prodotti che non sono farmaci. Prescriverli dicendo che fanno guarire questo e quello e che addirittura prevengono certe malattie (tanto più usando la voce autorevole del medico) su un giornale a larga diffusione è vietato. la legge italiana e chiara.

    2. C’è un motivo molto semplice: se di da spazio a pratiche che NON hanno efficiacia (al di là del placebo), rendendole ‘alla moda’, vantandone proprietà che non hanno (dimostrato innumerevoli volte), si arriva a persone che si curano SOLO con l’omeopatia.

      E se leggi i giornali, ti sarai accorta di tanti casi di persone che ci hanno rimesso LA VITA, o hanno avuto DANNI PERMANENTI, per aver voluto usare cure che cure NON sono.

      Fatti un giro in questo sito, e poi ne riparliamo…
      http://whatstheharm.net/index.html

    3. e con questo non voglio dire che i medicinali siano tutti buoni, o che se ne faccia sempre un uso corretto.
      Anzi, nella maggior parte dei casi i medicinali servono a poco o nulla – giusto a coprire i sintomi mentre la malattia passa da se.

      Ma i medicinali hanno comunque un EFFETTO, verificabile e riproducibile, che va OLTRE l’effetto placebo.

      Quindi, abusare di farmaci NO, usare farmaci a sproposito NO, ma se hai qualcosa usa dei FARMACI, non dell’acqua fresca.

      E per cortesia, cita dove sarebbero questi trial clinici e studi scientifii che dimostrerebbero l’efficacia dell’omeopatia. Hai presnete che hanno scritto LANCET, NATURE e simili (mica Topolino) al rigurdo?

    4. Non c’è nessun trial clinico che dimostri l’efficacia di rimedi omeopatici. Dove si trova un paper che affermi il contrario, è stato sempre dimostrato che trattava di stratagemmi statistici o di bias (che ovviamente, nessuno lo nega, non sono esclusivi di questi studi)

      http://www.badscience.net/category/journal-club/

      Le riviste peraltro hanno sempre un impact factor imbarazzante, spesso citano esplicitamente “homeopathy” nel titolo, e sono gli stessi editori che pubblicano. Quando non si citano tra di loro e citano invece riviste esterne alla disciplina, si può star certi che il contrario non accade mai.

      Anche se sarà noto e arcinoto, cito per l’ennesima volta Lancet
      http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16125589

      In quanto all’articolo di repubblica, l’espressione sottolineata, ovvero “vaccini immunostimolanti” (almeno c’erano le virgolette attorno a “vaccini”) è un’espressione che all’internazionale possiamo definire mumbo-jumbo e all’italiano supercazzola. Solo che non fa per niente ridere.

      Nessuno mi sembra abbia in qualche modo messo in dubbio la buona fede dell’autrice di Repubblica, semplicemente, al di là dell’aspetto prettamente legale, si presenta in un contesto scientifico ciò che scienza non è, bensì pseudoscienza. E siccome si parla di salute, legge o no, la cosa è quantomeno preoccupante. Senza per questo togliere nulla al discorso fatto secondo cui l’omeopatia la usa solo chi vuole.

      In quanto all’economia, una sola riflessione. Si parla spesso di Big Pharma ecc ecc, ma in proporzione il margine di utile dell’industria omeopatica è molto superiore. Infatti, non c’è né reale ricerca, né quindi da mantenere laboratori. Si investe solo in pubblicità, il resto è acqua, zucchero, e tintura madre che, tenendo conto della diluizione, non dev’essere molta.
      Se l’omeopatia avesse realmente degli effetti tangibili da poter sfruttare a livello planetario, invece che come rimedio “naturale” per qualche blando “malanno” ad appannaggio di classi medio-alte nei paesi industrializzati, non c’è una ragione al mondo per cui le multinazionali del farmaco non dovrebbero interessarsi immediatamente alla cosa.

      http://imgs.xkcd.com/comics/the_economic_argument.png

      1. Effettivamente, rispondere a un argomento da ” comme 22″ del tipo ” non ci sono studi, e se ci fossero nonsaebbero validi” non è facilissimo..ferme restando le idee sull’omeopatia-ciascuno si tiene le sue- e sulla Scienza- che secondo me è cosa ben diversa dalla salute e dalla pratica della medicina – quello che mi premeva dire è che, parlando di fenomeni di malcostume giornalistico, ne vedo di ben più macroscopici e che hanno dietro interssi economici ben più sospetti…
        poi visto che noi viviamo in paesi industrializzati – e probabilmente apparteniamo a classi medio alte-mi pare bizzarro che non ci si debba occupare dei malanni che colpiscono questi soggetti ( btw non mi risultava che l’influenza facesse distinzioni di classe, se non semmai per attaccare in modo particolarmente virulento chi viva in ambienti malsani, ma forse sbaglio ) che sono anche un capitolo importante della spesa sanitaria.. Mi chiederei allora perchè si parla così poco di prevenzione , economico ed efficace strumento che potrebbe ridurre la spesa per statine antiipertensivi e quant’altro….

      2. L’argomento è “non esistono studi scientifici che provano l’efficacia dell’omeopatia”, qualunque studio può essere invalidato, non solo uno che parli di omeopatia. Quindi o c’è un complotto mondiale degli scienziati per tenere nascosti i risultati dell’omeopatia (o dei servi inconsapevoli), o veramente nell’omeopatia non c’è nulla che non si possa spiegare con l’effetto placebo.
        Sono d’accordo che la scienza sia differente dalla medicina, ma applicare la prima alla seconda finora ha funzionato piuttosto bene, e anche senza capire cosa sia questa memoria dell’acqua di cui si parla, siamo perfettamente in grado di testare se questa si manifesta.
        E’ stato fatto e risultati non lasciano alcun dubbio.
        Personalmente posso dire di non esserne stupito proprio perché i principi dell’omeopatia sfidano il semplice buon senso, ma nessuno che la pensasse come me ha mai impedito che si facessero tutti i test possibili.

        Per quanto riguarda i malanni, il mio discorso è stato frainteso. Dicevo che l’omeopatia prospera molto su stati fisici la cui “cura” è il regno del placebo, cioè i tipici mali di stagione con tutte le loro declinazioni soggettive. Per cose un po’ più serie (pubblicamente parlando), da cui i nostri semplici standard igienici e sanitari/omeopatia non ci proteggono proprio, l’omeopatia non fa proprio nulla se non prendersi il merito dei prodigi del nostro sistema immunitario.

        Per la prevenzione non credo di poter essere minimamente in disaccordo, ma rimane il fatto che personalmente non vedo alcun parallelismo tra attaccare una pratica antiscientifica come l’omeopatia e voltare la testa dall’altra parte quando c’è del malcostume che coinvolge giornalisti, medici e case farmaceutiche.

        Se un giornalista decide di fare una marchetta per profitto, nell’impossibilità di provarlo, ovviamente non posso fare nulla riguardo alla sua condotta, ma se (esempio a caso) parla della superiorità del farmaco di marca rispetto a quello equivalente, a quel punto ritengo doveroso che ci si impegni al massimo per confutarlo. Ma il fatto che non sempre accada non è un motivo per usare (credo) toni morbidi riguardo all’omeopatia se si è in grado di circostanziare (come è il caso di Oggiscienza) quanto viene affermato di volta in volta affermato.

  12. @Paola
    sono di quelle vaccinate in tempo contro la polio, la differenza è che (poche) anatre sono ammazzate solo per soldi. Il “vaccino” omeopatico contro l’influenza costa in media 24 euro, come cura costa da 12 a 36 euro e il margine di profitto è del 37%.
    E’ raccomandato anche agli anziani, non li protegge e quindi nemmeno dalle complicazioni polmonari che sono la prima causa di decesso da influenza. Trovi che dovremmo lasciar correre?

    @Elena
    i cani sono più sensibili di noi al placebo, i gatti molto meno. Non ho visto studi clinici su altri animali, ma posso cercare.

    @Claudio
    Acqua fresca ma con la “memoria” di tutte le sostanze incontrare durante il suo ciclo, oltre a quella dell’uranio nitrico o altro di scritto sull’etichetta. Grazie alla fisica quantistica dei cristalli, sono stati inventati appositi filtri smemorizzatori: l’acqua vortica in un tubo con incastonato dentro oro argento e pietre preziose, va bene anche quella del rubinetto, non serve più distillarla…

    1. Ovviamente, anche io vaccinata contro la polio..E ora sto prendendo l’Oscillococcinum, suggeritomi dal mio medico (con un po’ di sensi di colpa per via di quelle infinitesimali tracce di fegato di anatra..) ci aggiorniamo a fine stagione…;-)

      1. Piu che altro navigazione a vista, anzi, a banderuola. Nel caso specifico delle soglie di ingresso nella patologia e dell-allargamento della base dei clienti ehm, pazienti da trattare non e` che abbiano tutti i torti.

  13. Premetto che non mi occupo di prodotti omeopatici nè di faccende legali, se non di striscio. Rimando quindi a questo comunicato (e relativa modulistica) dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, ente diretto dal Ministero della Salute tengo a precisare): http://www.agenziafarmaco.it/it/content/medicinali-omeopatici-modalit%C3%A0-di-presentazione-delle-domande-di-registrazione-semplificata-. Lo stesso documento dovrebbe essere apparso sulla GU n. 142 del 21 giugno 2010. La lettura anche dei link presenti nel comunicato (soprattutto il modello), può chiarire diverse domande apparse nel post e nei commenti. Innanzitutto chiarisce che i prodotti omeopatici possono definirsi “medicinali”, perchè l’UE lo permette. Che questo sia corretto dal punto di vista scientifico è un “altro paio di braghe”, ma la legge quello dice, ponendo alcuni paletti che sanno tanto di compromesso commerciale ed adeguata lobbying presso legislatori spesso cosi’ digiuni di un minimo sindacale scientifico. I medicinali omeopatici non possono farsi pubblicità diretta, fino ad ora non possono avere un bugiardino con le indicazioni terapeutiche e per definirsi tali devono rispettare alcuni punti che riporto qui:

    “I requisiti che i medicinali omeopatici devono possedere per l’accesso alla procedura semplificata di registrazione sono riportati nell’art. 16, comma 1, del D.L.vo 219/06 e sono:

    * e’ destinato ad essere somministrato per via orale od esterna;
    * non reca specifiche indicazioni terapeutiche sull’etichetta o tra le informazioni di qualunque tipo che si riferiscono al prodotto;
    * ha un grado di diluizione tale da garantirne la sicurezza, in ogni caso il medicinale non puo’ contenere piu’ di una parte per diecimila di tintura madre, ne’ piu’ di 1/100 della piu’ piccola dose eventualmente utilizzata nell’allopatia per le sostanze attive la cui presenza in un medicinale allopatico comporta l’obbligo di presentare una ricetta medica. ”

    Il modello copre le garanzie di sicurezza del prodotto, che vanno dimostrate assieme alla stabilità, alle buone pratiche di fabbricazione eccetera, ma glissa costantemente sulle garanzie di efficacia, sostituite dal concetto di “giustificazione dell’uso omeopatico”, che consiste nella “presentazione di un razionale particolareggiato per la giustificazione dell’uso
    omeopatico del/i un ceppo/i omeopatico/i e delle sue diluizioni, sulla base della documentazione che deve essere fornita a supporto e suddivisa in sezioni adeguate”. Il concetto di efficacia terapeutica, ripeto, è attentamente circumnavigato cosi’ come la sua interpretazione.

    La realtà, se si sfogliano alcune riviste, è che dossier ed articoli come quelli di Repubblica sono abbastanza diffusi e mi portano a sollevare alcune domande: perchè se da un lato -giustamente- si chiede un percorso di validazione di un certo tipo al prodotto tradizionale di origine vegetale che vuole definirsi “farmaco”, dall’altro non si applica lo stesso iter al prodotto omeopatico? Perchè al prodotto omeopatico è garantito un canale commerciale esclusivo (quello della farmacia) che di per sè comunica al consumatore una percezione di efficacia (“se lo vendono solo in farmacia vuol dire che mi posso fidare come per un farmaco ricettato?”). Perchè il mondo medico accetta ed incorpora questo tipo di prodotti e non altri, che avrebbero un razionale ben più vicino a quello della medicina “classica”?

    Dice: “ma su di me l’omeopatico funziona”. Per una riflessione trasversale sulla percezione dell’efficacia degli omeopatici, rimando a due letture. La prima è su Internazionale della scorsa settimana (“Una vita su misura”) e riprende un articolo del NYT Magazine (qui la versione in francese: owni.fr/2010/07/08/nos-vies-gerees-par-les-donnees/). Si parla di come il data recording possa condizionare i nostri comportamenti, la percezione delle nostre azioni. Il solo registrare quotidianamente il numero ed il tipo di alcolici assunti da un alcolista determina ad esempio un loro costante riduzione. “Non percepiamo quello che facciamo perchè non siamo motivati a farlo”, si dice, ma quando entriamo in un qualche regime (autoimposto, o suggerito da un medico) questa percezione arriva, ed i nostri comportamenti cambiano condizionando il contorno. Prendere un farmaco, aderire ad una terapia (a prescindere dalla sua reale efficacia) può in molti casi seguire un percorso analogo, determinare una serie di comportamenti inconsapevoli che cambiano lo stato delle cose. Nel caso specifico della prevenzione influenzale il fatto stesso di intraprendere una cura omeopatica o di altro tipo induce una serie di comportamenti che amplificano (se non determinano) il risultato: “sto facendo la cura, aspetta che mi copro meglio. Aspetta che mi allontano dalla finestra. Aspetta che bevo una spremuta extra”, per dirne una. E’ qualcosa in più di un semplice placebo, è un innalzamento della soglia di attenzione che vale per tutte le forme di cura preventiva, ma non implica che i soldi spesi nella cura siano la soluzione. Basterebbe ricordarsi di indossare un capo adeguato per avere lo stesso risultato.

    La seconda è una chiosa alla recensione di un libro sul falso e sul suo successo nella storia dell’umanità (ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/19/se-il-falso-diventa-vero.html): “Una buona menzogna, […] ha successo perché coglie il nostro desiderio nascosto di essere ingannati. Han van Meegren, il più grande falsario della storia della pittura, creava inediti Vermeer dipingendoli come la critica ottocentesca si aspettava di vederli. I ragazzi che buttarono nel Fosso Reale di Livorno le false sculture di Modigliani offrirono alle draghe degli storici dell’ arte ciò che stavano affannosamente cercando.” I prodotti venduti per terapeutici senza che vi sia una reale efficacia dimostrata rispondono all’esigenza psicologica di chi li assume più che a quella curativa, sono i farmaci dipinti cosi’ come la nostra critica al sistema ed il nostro disagio si aspettano di vederli. “Le menzogne siamo noi”

  14. Le do ragione . Ho sempre odiato gli ” omeopati ” ..che curano la malattia con la malattia ..alla faccia degli anticorpi e della farmacopea ufficiale . Strano che il quotidiano in questione abbia dato tale notizia ..Qualche ” be ..a ” ha scritto qualcosa sfuggito alla redazione..
    Saluti e grazie per la news che leggo sempre ..

  15. Encomiabile l’articolo di Federica Sgorbissa!
    Dopo essermi a lungo documentata sulla storia della omeopatia e su quali principi è basata
    ( fra tanti suggerisco il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Omeopatia … comunque ce ne sono moltissimi altri) mi stupisco sempre di più dell’uso che ne viene fatto con grande fiducia, anche da persone che conosco e che stimo.
    Tutte le storie tipo la “memoria dell’acqua” e, addirittura, la similitudine con il drogaggio dei semiconduttori, mi lasciano allibita !
    Sono un Fisico nucleare e ho lavorato al Silicon department di una grande ditta multinazionale, non sono un medico ma studio molto nel campo della medicina per interesse personale.
    Condivido l’idea che ci sia molta autosuggestione da parte dei consumatori dei farmaci omeopatici.

  16. Le pagine dedicate ai temi della salute su Repubblica (ed altri quotidiani) sono sempre state molto approssimative, a voler essere benevoli. In particolare l’omeopatia e le altre “medicine alternative” hanno sempre goduto di un’attenzione del tutto immeritata, stante l’assoluta mancanza di evidenze scientifiche in loro favore. Una politica di seria informazione scientifica, nel campo della salute (si pensi anche al dibattito “truccato” sugli OGM e sul nucleare) come in altri campi, dovrebbe basarsi solo sui fatti o su ipotesi eventualmente verificabili (o falsificabili, ma avrebbe forse meno appeal dal punto di vista mediatico, per cui è certamente più conveniente sfruttare la diffusa ignoranza scientifica. In pratica secondo me sono in malafede.

  17. Trovo giusta la rabbia di Federica e questo modo di procedere, tra il superficiale e l’ingannevole va a danno della serietà di questa testata. Va detto a parzialissima giustificazione che questi giornali, quando parlano di scienza o di scoperte scientifiche, lo fanno più per stupire il lettore che per informarlo, se non addirittura per compiacerlo. Molti tra questi poi, ospitano volentieri oroscopi, notizie su nuove scoperte sulla sindone ecc.. Quanto agli omeopati, c’è da dire che sono una lobby molto incisiva, se, nonostante le critiche rivolte loro dal mondo della scienza, sono arrivati persino afar riconoscere la loro professione e alcuni loro prodotti, anche se in via cautelativa e non del tutto piena.

  18. Credo che con le medicine cosiddette alternative come l’omeopatia e l’antroposofia non bisognerebbe essere bacchettoni.

    Per la verità, per varie ragioni sappiamo ben poco sul profilo di efficacia e sicurezza dei medicinali omeopatici. Non agiscono come i farmaci tradizionali. Ma chi li prende dice di riceverne i benefici. E in moltissimi casi i benefici ci sono davvero. Certo, sappiamo che l’effetto placebo è importante, ma non è detto che si tratti solo di quello.

    La questione andrebbe studiata seriamente e senza pregiudizi.

    Intanto, per fare chiarezza sull’efficacia e sicurezza dei prodotti omeopatici si stanno conducendo già da tempo le sperimentazioni cliniche (per esempio, l’azienda Guna ci sta lavorando con molta serietà).

    Sinceramente, attenderei i risultati.

    Semmai il problema vero è un altro: questi medicinali andrebbero prescritti dal proprio medico (omeopatico e/o antroposofico, s’intende) e non autoprescritti sulla base della lettura di un articolo di giornale!

    Anche perché, ammessa la loro efficacia e sicurezza, questi medicinali se non vengono metabolizzati a livello del fegato devono necessariamente agire per altre vie, e certamente hanno a che fare con l’anamnesi della persona. Quest’ultima è nota soltanto al paziente, e di riflesso al proprio medico curante. Non c’è una ricetta valida per tutti.

    Personalmente, come giornalista lavoro da anni per una rivista indipendente sui farmaci molto accreditata. E so quanto può essere potenzialmente pericoloso un farmaco, anche da automedicazione (basti pensare alla comune aspirina!). Pertanto, non mi infastidiscono gli articoli giornalistici sull’automedicazione “omeopatica” anche se li trovo inappropriati nel metodo.

    Mi preoccupa invece la pubblicità diretta dei farmaci veri (farmaco sta per “veleno”) ammessa dalla legge per alcuni tipi di medicinali da banco. E mi preoccupano ancor di più le forti e ripetute pressioni di big pharma alla commissione europea per ottenere la pubblicità diretta di molte categorie di farmaci con obbligo di prescrizione medica. La posta in gioco è alta e il giro d’affari è enorme. E di mezzo c’è la salute della gente.

    Un caro saluto,

    nunzia bonifati

  19. Un Nobel per l’Omeopatia
    di Alberto Magnetti
    Fonte: lastampa.it

    http://www.informasalus.it/it/articoli/nobel-per-omeopatia.php

    Luc Montagnier
    “Science” intervista il premio Nobel Dr. Luc Montagnier sull’omeopatia e segnali elettromagnetici
    Negli ultimi giorni del 2010 i giornali hanno riportato la notizia di un rapporto australiano pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Disease in Childhood – dal titolo originale “Adverse events associated with the use of complementary and alternative medicine in children” – in cui si affermava che l’uso indiscriminato delle medicine alternative può essere molto pericoloso o addirittura mortale per i bambini. Nel contempo il Comitato Scienza e Tecnologia del Parlamento inglese ha sollecitato il governo e il servizio Sanitario nazionale a cancellare ogni erogazione di fondi a favore della pratica omeopatica: «i prodotti omeopatici non sono medicine e non dovrebbero più essere autorizzati dal Mhra (l’Agenzia regolatrice inglese dei farmaci)».
    La Rabbia è figlia della Paura, come insegna la medicina cinese. Ecco perché i detrattori dell’omeopatia attaccano senza pietà: hanno paura e reagiscono con la violenza. E’ l’elefante impazzito alla vista del topolino, che gli sguscia tra le zampe. L’elefante non capisce perché non riesce a schiacciarlo, nonostante la sua mole, i barriti, la proboscide.
    Forse la paura nasce da piccoli ma importanti segnali di crepe sul fronte. Per esempio l’ intervista davvero notevole recentemente pubblicati sulla rivista Science (24 dicembre 2010) al virologo francese e premio Nobel dottor Luc Montagnier che descrive il suo ultimo lavoro che ha implicazioni significative sulla omeopatia.
    Questa ultima intervista esprime l’ alto rispetto che ha il dottor Montagnier per la medicina omeopatica e le sue preoccupazioni circa il “terrorismo” contro di lui e altri validi ricercatori da parte degli scettici non adeguatamente informati. Montagnier fa la seguente forte dichiarazione riguardo ‘ omeopatia e le dosi omeopatiche: “Non posso dire che l’omeopatia funzioni. Quello che posso dire ora è che le alte diluizioni funzionano. Le alte diluizioni di qualcosa, non sono nulla. Sono strutture di acqua che imitano le molecole originali.” Inoltre, Montagnier si riferisce al dottor Jacques Benveniste, lo scienziato francese che condusse una ricerca sulle dosi omeopatiche, come un “moderno Galileo”.
    Luc Montagnier aveva recentemente affermato di avere le prove sperimentali che conferirebbero basi scientifiche all’omeopatia. L’omeopatia è una disciplina per la quale certe sostanze, se estremamente diluite e successivamente sottoposte a “dinamizzazione” (le fiale contenenti la diluizione devono essere agitate con un procedimento detto “succussione”) sono efficaci nel trattamento di un ampio spettro di patologie. Ma dal punto di vista chimico, la diluizione è talmente alta che alla fine del processo non rimane nessuna molecola. Da un certo punto in avanti, non si fa altro che diluire acqua con acqua. Per dare un’idea delle proporzioni una diluizione omeopatica tra le meno estreme equivale a una goccia nell’Oceano Atlantico: un paradosso che sarebbe però spiegato dall’ipotesi della memoria dell’acqua, secondo la quale l’acqua sarebbe in grado di conservare il ricordo delle sostanze da cui è attraversata.
    Montagnier in un ‘intervento intitolato “Nano elementi dai microrganismi” affermò: “I miei studi sul virus dell’AIDS mi hanno portato ad avvicinarmi alle idee di Benveniste”. Montagnier poi spiega: “Quando una sospensione di micoplasmi è filtrata attraverso filtri di porosità compresa tra 20 e 100 nm (notevolmente più piccoli della taglia media dei micoplasmi), il filtrato ottenuto è apparentemente sterile se coltivato in un terreno sintetico o analizzato con PCR DNA. Ma se il filtrato sterile è posto in incubazione con linfociti T umani (precedentemente testati come indenni da infezione da micoplasma), dopo due o tre settimane si osserva la ricomparsa di micoplasmi con tutte le loro caratteristiche, anche se il filtrato è portato alla milionesima diluizione”. L’interpretazione del fenomeno che Montagnier propone è che le nano strutture che esistono nel filtrato contengono ciascuna un frammento dell’informazione genetica e possono in questo modo ricostruire l’insieme del genoma infettivo con l’aiuto delle cellule eucariote. Questa ipotesi ha spinto Montagnier a studiare la natura di queste nano strutture e così a scoprire un altro fenomeno curioso: la generazione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza (tra 1.000 e 5.000 Hertz) da parte di specie batteriche e di virus in diluizioni acquose appropriate. Batteri patogeni classici come coli, stafilococchi, streptococchi, micoplasmi ed alcuni virus sono sorgenti di queste strutture che emettono segnali elettromagnetici. I segnali sono quasi tutti simili, anche se una analisi più raffinata rivela differenze di specie. Il plasma di persone cronicamente infette dagli stessi agenti patogeni emette segnali simili.
    Quale eco hanno avuto queste riflessioni sorprendenti? L’omissione come tagliente arma di disprezzo.
    Il Dott. Francesco Marino, medico omeopatico della FIAMO (Federazione Italiana delle Associazioni e Medici Omeopatici) afferma: “Standing ovation per questo scienziato, che ha il coraggio delle proprie idee e le difende con coerenza! Montagnier non è certo il primo a scoprire ed affrontare sfide e paradossi dell’ Omeopatia, in particolare la questione delle alte diluizioni, che l’ormesi non può spiegare. Potrebbe godersi la pensione ed i frutti del suo enorme lavoro, farsi i fatti suoi e far finta di niente, come tanti suoi colleghi. E invece mette tutto in discussione per sostenere la plausibilità dell’ Omeopatia, senza pregiudizi. Come Louis Rey, Elia e altri (senza dimenticare il povero Benveniste) ha dimostrato, con dati incontrovertibili alla mano, che le alte diluizioni non sono il Nulla ma che, al contrario, potrebbero aprire filoni di ricerca in grado di rivoluzionare il corso della Scienza. Come altri prima di lui, ha trovato uno dei punti deboli su cui si fonda il paradigma meccanicistico e sa bene che su questa foglia di fico sono stati costruiti imperi economici talmente potenti e persuasivi da decidere non solo il destino e l’ agenda della scienza moderna ma, soprattutto, i profitti aziendali e le carriere di universitari, ospedalieri, amministratori, politici, etc.: ancora una volta, è l’ Economia a dettare le regole del gioco, fissando la “piramide gerarchica” degli interessi e delle priorità. L’Omeopatia avanza, nonostante tutto, per cui va fermata ad ogni costo: attraverso leggi speciali, il discredito scientifico, le campagne diffamatorie, il tutto abilmente orchestrato dai media “schierati”. Le sue prese di posizione irritano l’ establishment perché vengono da uno dei più stimati scienziati viventi. Non resta che augurarci che dalla comunità accademica altre voci si levino in favore delle sue tesi e che l’ esempio dato da Montagnier trovi ulteriori riscontri.”
    Il dott. Montagnier all’età di 78 anni dopo aver ricevuto il premio Nobel nel 2008 per la scoperta dell’ HIV si allontana dal “terrorismo intellettuale” (così viene definito dalla rivista Science) per assumere la direzione del nuovo Istituto di Ricerca dell’Universita di Jiaotong a Shanghai dove potrà continuare ad approfondire gli studi che hanno provocato uno shock a molti scienziati. Sostiene che i Cinesi abbiano una maggior apertura mentale (o probabilmente, penso io, meno pregiudizi e maggior lungimiranza) e all’intervistatore che gli chiede se non teme di scadere nella pseudoscienza risponde: No, perchè non è pseudoscienza. Non è ciarlataneria. Sono fenomeni reali che meritano studi ulteriori.
    I veri scienziati come Montagnier che hanno il coraggio di andare contro il parere di tutto il mondo accademico in terreni inesplorati meritano grande rispetto.

    1. Ottimo. Che studi e fornisca dei dati scientifici sulla “memoria dell’acqua”, per ora completamente assenti. Attendiamo impazienti

  20. I dati scientifici vengono fuori dalla sperimentazione, che ovviamente non si fa dall’oggi al domani.
    Comunque mettiamoci buoni (mi ci metto anch’io) e aspettiamo.
    Il tempo è galantuomo……., diceva qualcuno!! ma a volte ce ne dimentichiamo.

    1. Ehehe, allora qui intrisecamente si ammette che al momento prove non ce ne sono? 🙂

    2. Francesco, ma se i dati scientifici sperimentali non sono ancora disponibili, perchè fidarsi ciecamente? Quando un’azienda automobilistica mette in vendita automobili non collaudate e la gente si schianta a causa di un freno difettoso e non testato, ci inalberiamo, ed a ragione. Quando le case farmaceutiche mettono in vendita prodotti non valutati scientificamente o peggio ancora nascondono dati tossicologici negativi e dei poveracci ci vanno di mezzo reagiamo sdegnati e disgustati, ed abbiamo tutto il dovere ed il diritto di farlo. Se però l’industria omeopatica (che è un’industria che segue le medesime regole economiche di mercato e marketing di tutte le altre, storture incluse) propone e spinge mediaticamente per vendere prodotti sui quali la sperimentazione scientifica non ha ancora emesso certezze, perchè non dovremo quantomeno preoccuparci?

  21. Mi arrendoooooo, bastaaaa, alzo bandiera bianca!!!!!
    Rivendeco sempre e comunque la mia libertà di scelta. Almeno quella non toccatemela.
    Per il resto…….., buona fortuna a tutti, non ho intenzione di contunuare a disquisire inutilmente.
    Di certo c’è solo che la comunità scientifica internazionale e mondiale riconosce credibile quanto dice il Dott. Montagner, tanto da assegnargli in premio Nobel.
    Tanto mi basta per stare ad ascoltare le sue opinioni…….! e scusate se è poco, tutto il resto è ………

    1. Francesco,
      a Montagner NON hanno dato il Nobel per i suoi studi relativi all’omeopatia, bensì per quelli sul virus dell’AIDS.
      Ovvio che un Nobel ha il suo peso, ma questo non rende automaticamente meritevoli tutte le sue esternazioni.
      Nel campo specifico, le evidenze sono tali che viene facile pensare che anche lui invecchia….

  22. @Francesco
    dall’articolo del prof. Magnetti, lei deduce che il prof. Montagnier ha ricevuto il premio Nobel per i lavori sull’omeopatia. Non sa per che cosa la “comunità scientifica internazionale e mondiale” glielo ha dato, o fa finta di non saperlo per discreditare un po’ di più il povero prof. Magnetti?

  23. Vorrei capire cosa avete letto, di certo non il mio intervento.
    So benissimo per quale motivo Montagnier ha vinto il premio Nobel, e conosco anche le dichiarazioni dello stesso in merito all’omeopatia. Siete voi che fate finta di non capire!!
    In una delle sue ultime interviste egli afferma: “Non posso dire che l’omeopatia funzioni. Quello che posso dire ora è che le alte diluizioni funzionano. Le alte diluizioni di qualcosa, non sono nulla, sono strutture di acqua che imitano le molecole originali.”
    Bene. Anzi malissimo. Alte diluizioni non significa necessariamente omeopatia, così come voi volete fare intendere.
    Molto spesso, in omeopatia, si usano le basse diluizione, ma voi fate finta di non saperlo. E anche quelle funzionano (leggasi Ormesi).
    A me non interessa (per il momento) trovare il meccanismo bio-fisico che permette all’acqua di memorizzare informazioni, a me interessa solo che questa pallette di zucchero funzionano.
    Insomma non mi pare che Montagnier sia il peracottaro di turno, o no?
    Non sappiamo ancora perché, ma le alte diluizioni funzionano.
    I cardiologi hanno prescritto per circa 30 anni l’aspirina, senza conoscerne effettivamente il reale meccanismo d’azione, ne conoscevano solo l’effetto positivo.
    Perché non applicare lo stesso principio con le alte diluizioni? (notasi che non ho scritto omeopatia).
    L’omeopatia infatti, non è solo somministrazione di farmaci diluiti e dinamizzati è anche altro, è anche e soprattutto una tecnica medica di “diagnosi” oltre che di terapia.
    Ma anche qui fate finta di non capire……..!!!!
    Volete privare il mondo di questa possibilità di cura? Se si, ditelo senza tante storie ………!!! Abbiate il coraggio di dirlo!
    Ditelo chiaramente che benché non si sà ancora come funzioni il meccanismo biofisico dell’acqua, benché milioni di persone facciano ricorso a questa medicina e con ottimi risultati, non la si deve usare;
    e se sei un medico che la eserciti sei un truffatore, mentre se sei un paziente che ha scelto di curarsi con questo metodo sei un pazzo, credulone, e suscettibile all’effetto placebo……!!!!
    Ditelo, abbiate il coraggio di farlo!

  24. E chi è che da secoli cerca di dimostrare le molecole portate ad elevetissima diluizione mantengono degli effetti? A me non viene in mente altro che gli omeopati…

    Ho letto dei papers sulle affermazioni di Montagnier. Il Nobel non significa che hai sempre ragione…

    In altre parole, se anche lo dovesse dire Rubbia, il Papa, Obama e tutti i nobel messi in colonna, gli asini NON volano….

    1. Poi, scusate, scrivere “da secoli” può dare l’impressione che sia una cosa quasi millenaria della tradizione popolare. Così non è. Nesce nel 1796, per la precisione

      1. Sono 214 anni, quindi due secoli, quindi in senso stretto il plurale è corretto.
        Concordo che è eccessivo… ma quando ce vo ce vo….
        Ciao!

  25. Dal punto di vista delle evidenze scientifiche c’è da dire che certe posizioni di Montagnier sono quanto meno curiose: per la prevenzione dell’influenza basta la papaya fermentata, riportavano i quotidiani di poco più di un anno fa. Per poi scoprire che la papaya era quella di una sola ditta e che, in quanto a efficacia e costi, esiste ben altro.
    La verità scientifica non si coglie facilmente e di sicuro non è fatta dalle opinioni o dagli aneddoti. Senza di essa si mette a rischio la salute della gente, sia per l’aspirina sia per l’omeopatia.
    Spesso, purtroppo, l’opinione sui giornali del personaggio autorevole di turno non è altro che pubblicità dell’informazione sanitaria quanto meno impropria.

  26. Dà l’impressione….., dal tono si direbbe che……, ma solo questo sapete dire?
    Replicate a quanto ho scritto, invece di perdervi in disquisizioni inutili ed attacarvi al sembrerebbe che!!!! Parliamo delle basse diluizioni, parliamo del metodo di diagnosi applicato dall’omeopatia, invece di disquisire sulle singole parole.

    PS
    Secoli = centinaia di anni cara professoressa, non millenni!!!! ma mi pare che qui la scienza ci entri poco, o mi sbaglio?????????
    Ma certo che siete davvero strani.

    1. Francesco, guarda, ti vengo incontro.
      Aspettiamo a vedere cosa combina con i suoi studi Montagnier, e poi ne riparliamo.

      Per quanto riguarda l’omeopatia, e parlo da omeopata diplomato, lascia perdere. Si tratta di fuffa fritta con contorno di aria.

  27. @Francesco
    Le sue affermazioni distruggono sempre di più la credibilità dell’omeopatia, non capisco perché insiste, ma provo a risponderle.
    “I cardiologi hanno prescritto per circa 30 anni l’aspirina, senza conoscerne effettivamente il reale meccanismo d’azione, ne conoscevano solo l’effetto positivo.” L’avevano misurato su decine di migliaia di persone, nessuno ha mai misurato un effetto positivo di una diluizione omeopatica che fosse superiore all’effetto placebo.

    “l’omeopatia è una tecnica medica di diagnosi”:
    Non è così. Sono molte tecniche, variabili quanto le scuole rivali, basate su analogie – oppure su opposizioni – tra sintomi apparenti e presunte proprietà tossiche – oppure benefiche – di alcune sostanze. In comune, le tecniche hanno di richiamarsi a quelle di Hahnemann, basate sulle scarse conoscenze dell’organismo nel Settecento e sull’ignoranza di patogeni invisibili a occhio nudo.
    “non la si deve usare”
    Dove l’ha visto? Facciamo notare che per ora, gli effetti dell’omepatia non sono stati dimostrati. Non abbiamo espresso opinioni sui pazienti e quelle sugli omeopati divergono. Per esempio, io ritengo un criminale chi prescrive l’Uranio nitrico contro la leucemia, l’Arsenicum album contro l’AIDS, lo Zincum metallicum contro la meningite fulminante ecc.

    Memoria dell’acqua
    Spero che sia dimostrata. Oltre alla memoria della sostanza diluita, qualunque quantità d’acqua distillata recherebbe anche quella delle molecole incontrate appena prima di essere usata dall’omeopata.Cure omeopatiche per ogni malattia a 5 euro la boccia di 50 litri!

  28. Montagner ha anche pubblicato un pittoresco libro del titolo “Il monaco e lo scienziato” in cui s’interroga sulla veridicità del miracoli.
    Che dire di più?

  29. Ma a voi se una persona si cura o no con l’omeopatia (e ne ha tutto il diritto visto che è padrona della sua vita) che vi importa? Vi piacerebbe che venissero a dirvi che vi curate con i veleni della chimica che vi rovinano i reni e il fegato?

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